A Somma Lombardo un uomo è stato ucciso perché scambiato per un rivale in amore. La tragedia rivela il volto estremo di un’affettività malata: l’ex partner considerato ancora una proprietà e la gelosia trasformata in diritto di controllo e di vendetta.
C’è un’espressione apparentemente innocua che ricorre spesso nelle cronache delle relazioni terminate: «un ultimo appuntamento». Un incontro per chiarire, riconsegnare degli oggetti, salutarsi senza rancore, mettere un punto dove sono rimaste troppe virgole. Dovrebbe essere il gesto civile con cui due persone riconoscono che una storia è finita. Talvolta, invece, diventa il momento più pericoloso della separazione.
È accaduto a Somma Lombardo, in provincia di Varese. Una donna di trentanove anni, che aveva interrotto da meno di un mese la relazione con un uomo di quarantatré, aveva accettato di incontrarlo ancora una volta per riprendere alcuni effetti personali. Mentre cercava di raggiungere in moto il luogo dell’appuntamento, nella frazione della Maddalena, ha perso l’orientamento.
Un uomo di trentasei anni, completamente estraneo alla vicenda, si è fermato con il proprio scooter per aiutarla e indicarle la strada. Il quarantatreenne, vedendoli insieme, avrebbe creduto di trovarsi davanti a un rivale e lo avrebbe investito con l’automobile, uccidendolo sul colpo. È stato arrestato con l’accusa di omicidio, mentre la dinamica e le responsabilità definitive dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
La vittima non era un amante, non era un contendente, non era neppure un conoscente della donna. Era semplicemente un passante che aveva visto una persona in difficoltà e aveva deciso di fermarsi. È morto per un gesto di cortesia, travolto non soltanto da un’automobile, ma da una rappresentazione deformata della realtà: un uomo accanto alla propria ex non poteva essere uno sconosciuto disposto ad aiutarla; doveva essere necessariamente il sostituto, l’usurpatore, il nemico.
È questo il tratto più inquietante della vicenda. La gelosia non si limita a falsare ciò che vede: pretende di attribuire al geloso il diritto di intervenire, giudicare e punire. L’altro non viene più considerato una persona libera, ma il custode abusivo di qualcosa che si ritiene ancora proprio. E chi ha concluso la relazione, uomo o donna che sia, continua a essere percepito come un territorio sul quale esercitare sovranità.
Non è amore. È possesso.
Il possesso affettivo non appartiene esclusivamente a un sesso. Esistono uomini che controllano, minacciano e perseguitano; esistono anche donne incapaci di accettare un abbandono, che spiano, ricattano, umiliano o tentano di distruggere la vita dell’ex compagno. Cambiano spesso le forme, l’intensità e le conseguenze, ma la radice è la stessa: la pretesa che l’altro non possa sottrarsi alla relazione senza pagare un prezzo.
La vicenda di Somma Lombardo ha un autore preciso e una dinamica precisa, che non devono essere attenuati. Ma sarebbe sbagliato trasformarla in una contrapposizione ideologica tra uomini colpevoli e donne innocenti per definizione. La possessività non è maschile o femminile: è una degenerazione dell’affettività. Nasce quando l’amore smette di riconoscere l’altro come persona e comincia a considerarlo una proprietà.
L’amore riconosce la libertà dell’altro, anche quando quella libertà ferisce. Il possesso, invece, interpreta ogni distanza come un tradimento e ogni separazione come un affronto. Non accetta il verbo finire. Trasforma l’ex partner in una proprietà sottratta e chiunque gli si avvicini in un concorrente o in un nemico. In questo meccanismo non serve neppure che esista davvero un rivale: basta immaginarlo.
Per questo l’ultimo incontro merita una prudenza che non può essere liquidata come allarmismo. Quando una relazione è stata segnata da controllo, minacce, pedinamenti, scoppi d’ira, ricatti emotivi o incapacità di accettare la rottura, non esiste alcun obbligo morale di concedere un ultimo colloquio privato.
Gli oggetti possono essere restituiti attraverso una terza persona; l’incontro può avvenire in un luogo pubblico, durante il giorno, con familiari o amici informati e presenti. Questa cautela vale per le donne che temono la reazione di un ex compagno, ma anche per gli uomini sottoposti a pressioni, minacce o comportamenti persecutori da parte di un’ex compagna.
Non significa attribuire a chi subisce la responsabilità della violenza. Significa riconoscere che le buone intenzioni di chi vuole chiudere civilmente una relazione non bastano a disarmare chi considera la separazione un’umiliazione da vendicare.
Occorre interrogarsi anche sul significato della maturità affettiva. Essere adulti non significa comandare, sorvegliare o riconquistare con la forza. Significa possedere se stessi prima di pretendere di possedere qualcuno. Significa sopportare un rifiuto, accettare una perdita, governare l’ira, attraversare il dolore senza trasformarlo in una condanna per gli altri.
La vera forza non si dimostra impedendo a una persona di andarsene. Si dimostra lasciandola andare.
Chi decide di interrompere una relazione non diventa per questo un colpevole da processare. Non deve chiedere il permesso di lasciare né fornire una giustificazione capace di soddisfare chi è stato lasciato. La fine di una relazione può essere dolorosa, improvvisa, ingiusta o moralmente discutibile; non autorizza mai il controllo, la persecuzione o la violenza.
Il dolore può spiegare una crisi, ma non assolve un delitto.
Nella notte di Somma Lombardo questa concezione malata dell’amore ha colpito, per una tragica assurdità, non la donna né un vero rivale, ma uno sconosciuto. Un uomo che aveva soltanto rallentato il proprio cammino per indicare una strada.
È forse questa la più amara ironia della vicenda: mentre uno cercava di mostrare a una donna quale via prendere, un altro aveva già smarrito ogni strada interiore. Non sapeva più distinguere la realtà dalla gelosia, la libertà dal tradimento, l’amore dal dominio.
E quando l’amore viene ridotto a possesso, l’ultimo appuntamento non serve più soltanto a restituire degli oggetti. Può diventare una trappola, il luogo nel quale chi non accetta la fine di una relazione tenta di cancellare con la violenza la libertà dell’altro.
Un passante si ferma per aiutare una donna e viene ucciso perché scambiato per il suo nuovo compagno. La tragedia di Somma Lombardo mostra la pericolosità dell’ultimo incontro e il volto di una possessività che non ha sesso: nessuna persona può essere considerata proprietà affettiva di un’altra.
