Dalle consacrazioni scismatiche di Écône ai patrimoni immobiliari, dalle eredità alle scuole: i flussi economici aiutano a comprendere come una dissidenza religiosa possa trasformarsi in una struttura di potere parallela
Giovanni Falcone aveva compreso che il potere mafioso non si riconosce soltanto dalle parole, dalle appartenenze e dai rituali. Per individuarne la struttura occorreva ricostruire i movimenti patrimoniali: chi raccoglie il denaro, chi lo amministra, dove viene trasferito, quali beni acquista e quali relazioni rende possibili. Applicare questo metodo a una realtà ecclesiale non significa equipararla alla mafia. Significa adottare una regola elementare dell’inchiesta: quando un’organizzazione proclama una missione spirituale ma possiede immobili, scuole, fondazioni, società editoriali, investimenti e reti internazionali, il denaro diventa un documento teologico e politico.
Il denaro non spiega tutto, ma rende possibile quasi tutto
La consacrazione di quattro nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, celebrata il 1° luglio 2026 a Écône senza mandato pontificio, non è stata soltanto una provocazione liturgica. È stata una dichiarazione di autosufficienza istituzionale.
Alfonso de Galarreta, assistito da Bernard Fellay, ha consacrato Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Il giorno successivo il Dicastero per la Dottrina della Fede ha definito la cerimonia un atto di natura scismatica e ha dichiarato le conseguenti scomuniche.
Nessun gruppo può permettersi per decenni di sfidare Roma soltanto grazie alla forza di qualche omelia nostalgica. Per formare sacerdoti, mantenere seminari, costruire cappelle, aprire scuole, stampare libri, assistere religiosi anziani e organizzare missioni internazionali servono entrate costanti, beni immobili e una macchina amministrativa capace di sopravvivere alle sanzioni canoniche.
I numeri diffusi dalla stessa Fraternità descrivevano, al 1° novembre 2025, 733 sacerdoti, 264 seminaristi e postulanti, 145 fratelli, 88 oblate e 250 suore: complessivamente 1.482 membri di cinquanta nazionalità. La struttura comprende distretti, case autonome, priorati, centri di Messa e scuole distribuiti in numerosi Paesi.
Non è una compagnia di irriducibili riunita in qualche cappella di provincia. È una multinazionale religiosa decentrata, composta da enti giuridicamente distinti ma legati da una medesima visione dottrinale e da una riconoscibile strategia di espansione.
Francia: il bilancio della potenza
Il documento più significativo è il bilancio 2023 dell’associazione cultuale francese Fraternité Sacerdotale Saint-Pie X, certificato da KPMG e depositato presso il Journal officiel.
Alla fine dell’esercizio l’attivo complessivo ammontava a circa 67,9 milioni di euro. Le immobilizzazioni nette superavano i 41 milioni, mentre le disponibilità liquide erano pari a circa 13,65 milioni e i valori mobiliari di investimento raggiungevano gli 8,65 milioni. La situazione patrimoniale netta superava i 51 milioni e l’esercizio si chiudeva con un avanzo di circa 1,86 milioni.
Il dato decisivo non è soltanto l’ammontare del patrimonio, ma la sua origine. Nel 2023 le offerte manuali — questue, donazioni ordinarie, somme destinate al culto e contributi per acquisizioni e lavori — hanno prodotto complessivamente circa 6,76 milioni di euro. Lasciti, donazioni patrimoniali e assicurazioni sulla vita hanno generato una voce contabile superiore ai 9,27 milioni.
Il lascito testamentario non è, dunque, l’episodio fortunato di una vedova generosa. È una componente strutturale del modello economico.
Il fedele non sostiene soltanto la celebrazione domenicale. Può consegnare alla Fraternità una casa, un terreno, un portafoglio finanziario, una polizza assicurativa. Il movimento trasforma progressivamente la devozione in patrimonio e il patrimonio in autonomia.
Non vi è nulla di illecito, in sé, nel ricevere un’eredità o possedere un immobile. Il problema ecclesiologico nasce quando quella capacità economica viene impiegata per consolidare una struttura che pretende di amministrare il sacerdozio e l’episcopato indipendentemente dalla volontà del Pontefice.
Il denaro, in questo caso, non compra soltanto mattoni. Compra tempo, continuità e possibilità di disobbedire. Casi analoghi li abbiamo recentemente riscontrati nella galassia dei cosiddetti fondatori dissidenti. Più che accogliere i provvedimenti medicinali della Chiesa, hanno cercato di mettere al sicuro le temporalità, come se fossero beni propri, allo scopo di fragilizzare i religiosi allineati alla Chiesa e continuare la loro eversione ecclesiale, in attesa di tempi e papi – secondo loro – più accondiscendenti…
Il laboratorio britannico
Dopo la Francia, la Gran Bretagna rappresenta un altro snodo importante. La Society of St Pius X è registrata come charity in Inghilterra e Galles. Per l’esercizio concluso il 31 dicembre 2024 ha dichiarato entrate per circa 1,89 milioni di sterline e uscite per poco più di due milioni. Donazioni ed eredità hanno prodotto 1,26 milioni; le attività commerciali circa 430 mila sterline; gli investimenti più di 154 mila.
Il Regno Unito è interessante non soltanto per le somme. È un ambiente in cui si incrociano editoria cattolica tradizionalista, fondazioni, scuole, antiche famiglie aristocratiche, associazioni benefiche e gruppi religiosi la cui posizione canonica non sempre appare immediatamente leggibile.
Non è un caso se in questo Paese hanno trovato un rifugio le fronde maschili e femminili della dissidenza dei Francescani dell’Immacolata.
Il precedente dei Francescani dell’Immacolata
Il commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, iniziato nel 2013, non può essere ridotto alla disputa sulla Messa antica. Al suo interno si intrecciarono questioni di governo, formazione, obbedienza ecclesiale e gestione patrimoniale. La Chiesa è intervenuta e dopo un lungo processo, che si inserì nelle lotte tra i neoteocon e i restaurazionisti eurocentrici ostili a Papa Francesco, l’istituto ha rivisto la luce, almeno nel ramo maschile. La narrazione menzognera dei fraticelli perseguitati dal Papa era funzionale a distrarre l’opinione pubblica dalle malversazioni dell’iniziatore storico P. Stefano Manelli.
Nel 2015 la magistratura dispose il sequestro di beni intestati alle associazioni Missione dell’Immacolata e Missione del Cuore Immacolato, ipotizzando irregolarità nel trasferimento e nella gestione di beni collegati all’opera religiosa. Il sequestro venne successivamente revocato dal Tribunale del Riesame che valutò il non rischio dell’alienazione. La storia reale, oggi, ha dimostrato come quel giudizio abbia danneggiato l’Istituto. I Francescani dell’Immacolata hanno vinto in Cassazione, ma il loro seminario di via Boccea è stato nel frattempo venduto.
Rimane poi la questione ecclesiale ed etica: beni raccolti grazie all’apostolato di un istituto religioso possono essere formalmente intestati a enti laicali fino al punto da sottrarsi al governo effettivo dell’istituto stesso? Chi controllava le associazioni? Chi poteva modificare gli statuti? Chi disponeva dei conti? A chi erano riconducibili i depositi e le decisioni di spesa? In tutto questo la narrazione del Manelli fu il romantico rispetto della povertà francescana che finì per ingannare anche religiosi in buona fede, ma non esperti in materia canonica, legale ed economica. La realtà fu piuttosto la sottrazione delle temporalità dal controllo della Chiesa e dello stesso Istituto. I beni, infatti, vennero gestiti come proprietà privata e non come beni ecclesiastici di un istituto di diritto pontificio.
È questo il fenomeno che potremmo definire distrazione funzionale: non necessariamente e non solo l’appropriazione penalmente accertata di un bene, ma la sua progressiva collocazione in un sistema di persone giuridiche, fiduciari e amministratori esterni capace di rendere difficile stabilire chi eserciti il controllo sostanziale, benché il nuovo statuto dichiarasse formalmente e smascherasse, infine, lo spirito del padre Manelli.
Disponiamo di numerose testimonianze e ricostruzioni su trasferimenti, acquisti editoriali e rapporti con ambienti ultratradizionalisti. Si tratta di materiale utile per individuare piste e domande.
Marcella Petrillo e il gruppo inglese
Marcella Petrillo era stata superiora generale delle Suore Francescane dell’Immacolata. Secondo il nostro archivio, alla fine del 2015 avrebbe ottenuto la dispensa dai voti e si sarebbe stabilita nel Regno Unito insieme ad altre ex religiose, dando origine a un nuovo raggruppamento. Sembra che abbia anche cambiato il nome religioso da Maria Francesca ad Elia. Non sappiamo se siano ancora cattoliche o facciano parte di forme di cristianesimo scismatico do esoterico.
Questo nucleo inglese interessa l’inchiesta non per il semplice fatto di amare la liturgia tradizionale, ma perché appare collocato nel punto di contatto tra l’antica dirigenza manelliana, l’editoria tradizionalista britannica e l’organizzazione di una vita religiosa esterna alle strutture dell’Istituto di origine.
È una mappatura relazionale che merita di essere approfondita.
Il mistero dei breviari Baronius Press
Baronius Press è una casa editrice cattolica fondata nel 2002, specializzata in testi della tradizione liturgica e dottrinale.
Dall’interessante materiale fornitoci, risulta che tale Petrillo avrebbe promosso all’inverosimile la liturgia tridentina fino alla stampa di una consistente quantità di breviari tridentini bilingui latino-inglese destinati ai Francescani dell’Immacolata. È irrituale, ma il movente era il costringere alla recita tridentina coloro che non conoscevano il latino, specie le filippine. Dopo il commissariamento, Baronius Press avrebbe chiesto all’Istituto il pagamento di materiale che i nuovi responsabili sostenevano di non avere ordinato. Lo stesso archivio rivela che il cardinale australiano George Pell, allora figura di primo piano della Curia romana, sarebbe intervenuto per sollecitare il commissario apostolico al pagamento.
Affari e tradizionalismo vanno spesso a braccetto. Poiché i manufatti dei tradizionalisti sono sempre carissimi: libri, paramenti, vasi sacri… per i soli breviari emerge un importo di circa quarantamila euro.
Chi commissionò i volumi? Con quale autorizzazione? Quante copie vennero stampate? Dove furono consegnate? Perché l’Istituto avrebbe dovuto pagare libri che dichiarava di non avere ordinato? Secondo l’intimazione della Baronius Press – che dichiarò fare un “prezzo di favore” – per quale ragione i volumi non potevano essere commercializzati per recuperare almeno una parte della spesa? E soprattutto: a quale titolo un cardinale privo di responsabilità diretta nel governo dell’Istituto sarebbe intervenuto in una controversia commerciale privata?
Nelle fonti consultate risulta un illuminante carteggio e scambio di e-mail nel triangolo Italia-Inghilterra-USA.
Non una cospirazione unica, ma un ecosistema
Le reti di potere raramente funzionano come una stanza segreta nella quale tutti ricevono il medesimo ordine. Funzionano più spesso come ecosistemi di interessi compatibili.
Una casa editrice offre i testi. Una fondazione raccoglie donazioni. Una scuola forma i figli. Un’associazione possiede l’immobile. Un ecclesiastico autorevole apre una porta. Un sito costruisce la narrazione. Un benefattore garantisce il lascito. Una comunità religiosa fornisce vocazioni e prestigio spirituale.
Non occorre un centro unico quando tutti i nodi condividono la stessa ostilità verso il Concilio Vaticano II, la riforma liturgica e l’autorità concreta esercitata dal Pontefice.
La consacrazione episcopale senza mandato pontificio mostra il punto di arrivo di questo processo: la trasformazione della contestazione culturale in potere sacramentale autonomo.
Le scuole: il patrimonio che non compare interamente nei bilanci
Ma ritorniamo da dove eravamo partiti e cioè i lefebvriani. La forza della Fraternità San Pio X non si misura soltanto attraverso il valore degli immobili. Sul proprio sito internazionale essa indica decine di scuole: 63 nel distretto francese, 32 negli Stati Uniti, sette in Svizzera e sette realtà educative attribuite al distretto italiano. In Italia dichiara inoltre quattro priorati, 23 cappelle e tre centri per esercizi spirituali.
La stessa Fraternità presenta le scuole come strumenti indispensabili per generare famiglie cattoliche e nuove vocazioni. Non si tratta quindi di un’attività accessoria, ma di una infrastruttura di riproduzione comunitaria.
Una cappella raccoglie il fedele per un’ora. Una scuola ne forma i figli per anni. Crea amicizie, matrimoni, professioni, benefattori e sacerdoti. Produce un ambiente sociale impermeabile alla Chiesa diocesana e capace di trasmettere una propria interpretazione della storia ecclesiale.
È qui che il patrimonio diventa cultura e la cultura diventa continuità economica.
Il paradosso italiano del 5 per mille
In Italia la Fondazione Fraternità San Pio X ETS riceve il 5 per mille dell’Irpef. Nell’anno finanziario 2024 ha ottenuto 1.266 preferenze e un importo complessivo erogabile di 41.931,43 euro. Nel 2023 le preferenze erano state 942, per poco più di 31 mila euro.
La stessa organizzazione spiega che, non potendo beneficiare dell’8 per mille destinato alla Chiesa cattolica, può invece raccogliere il 5 per mille attraverso la fondazione iscritta al Registro unico nazionale del Terzo settore. Promuove inoltre bonifici, PayPal, donazioni agevolate e lasciti testamentari.
Il paradosso è evidente: una struttura dichiarata in scisma dalla Santa Sede continua a beneficiare di una forma di fiscalità sociale prevista dallo Stato italiano, grazie a una fondazione civilmente riconosciuta.
Ciò può essere perfettamente legittimo sul piano tributario. Ma pone una domanda politica: i contribuenti che firmano sono adeguatamente informati della nuova condizione ecclesiale dell’organizzazione beneficiaria?
Seguire il denaro per ritrovare la responsabilità
L’inchiesta economica non deve essere usata per criminalizzare i fedeli affezionati alla liturgia antica. Non ogni tradizionalista è lefebvriano; non ogni benefattore condivide lo scisma; non ogni casa editrice conservatrice partecipa a una strategia contro Roma.
La domanda riguarda il governo dei beni e l’uso dell’autorità religiosa.
La povertà evangelica non impone alla Chiesa di essere priva di immobili. Impone che gli immobili servano la missione e non diventino lo strumento con cui una persona, una famiglia spirituale o una cerchia di fiduciari mantengono il controllo oltre ogni mandato.
La fedeltà alla Tradizione non consiste nel possedere il breviario più antico. Consiste nel rimanere nella comunione della Chiesa. Quando le eredità finanziano seminari indipendenti, le scuole educano alla diffidenza verso il Magistero, le associazioni proteggono patrimoni sottratti al controllo degli istituti e i vescovi vengono consacrati contro la volontà del Papa, il denaro cessa di essere un semplice mezzo.
Diventa l’architettura materiale di una Chiesa parallela
Falcone seguiva il denaro perché il denaro non possiede una teologia, non recita professioni di fede e non indossa paramenti: registra soltanto i rapporti reali. Anche nella Chiesa, dietro le dichiarazioni di purezza dottrinale, restano conti, firme, eredità, fatture e immobili. Ed è spesso lì, più che nelle solenni parole pronunciate dagli altari, che si scopre chi obbedisce veramente a chi.
