La Siria torna a fare i conti con la paura. Non una strage, questa volta, ma un attentato dal forte valore simbolico che ha preso di mira una delle più antiche comunità cristiane del Paese. Domenica 13 settembre, alla vigilia della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, una bomba sonora è esplosa davanti alla cattedrale greco-ortodossa di San Giorgio, nella città di Hama, provocando ingenti danni materiali e seminando il panico tra decine di famiglie e bambini che affollavano la piazza.
L’organizzazione cattolica francese L’Œuvre d’Orient, impegnata da oltre un secolo nel sostegno ai cristiani del Medio Oriente, ha condannato con fermezza quella che definisce una violenza mirata contro un luogo di culto, esprimendo solidarietà alla Chiesa greco-ortodossa e chiedendo che gli autori vengano rapidamente identificati.
L’esplosione davanti alla Cattedrale
Secondo le testimonianze raccolte sul posto, un uomo a bordo di una motocicletta avrebbe abbandonato un ordigno sonoro ai piedi della cattedrale di San Giorgio per poi allontanarsi. L’esplosione, pur non essendo letale, ha devastato le vetrate dell’edificio, distrutto numerose panche e danneggiato le automobili parcheggiate nelle vicinanze.
Il bilancio avrebbe potuto essere drammatico. L’attentato è avvenuto infatti in un orario in cui la piazza era particolarmente frequentata da bambini e famiglie riuniti alla vigilia della celebrazione liturgica del 14 settembre, una delle ricorrenze più importanti per le Chiese orientali. Molti presenti parlano di scene di terrore, con i più piccoli in lacrime e le persone costrette a cercare riparo tra le macerie e il fumo.
Le forze di sicurezza siriane sono intervenute immediatamente, isolando l’area e avviando le indagini. Al momento, tuttavia, non risultano arresti né rivendicazioni ufficiali.
Un messaggio intimidatorio contro i cristiani
L’assenza di vittime non riduce la gravità dell’accaduto. Colpire una cattedrale alla vigilia della festa della Croce significa lanciare un messaggio intimidatorio contro una comunità già profondamente provata da oltre quindici anni di guerra, dall’emigrazione di massa e dall’insicurezza economica.
I cristiani siriani rappresentano una presenza antichissima, risalente ai primi secoli del cristianesimo. Città come Hama, Aleppo, Homs e Damasco custodiscono tradizioni liturgiche e culturali che precedono di molti secoli la nascita dell’Europa cristiana. Durante il conflitto iniziato nel 2011, numerose chiese sono state distrutte o danneggiate e centinaia di migliaia di fedeli hanno lasciato il Paese.
L’attentato di Hama riapre dunque una ferita mai completamente rimarginata: quella della vulnerabilità delle minoranze religiose in una Siria che cerca ancora di ricostruire il proprio tessuto sociale.
La condanna dell’Œuvre d’Orient
In una nota diffusa da Parigi, L’Œuvre d’Orient ha espresso una netta condanna della violenza, ricordando che l’obiettivo dell’attentato era chiaramente un luogo di culto frequentato da civili e da bambini. L’associazione ha inoltre sottolineato la pronta reazione delle forze di sicurezza, pur evidenziando che l’assenza di responsabili arrestati alimenta l’inquietudine della popolazione.
L’organizzazione rinnova il proprio appello affinché la libertà religiosa e la sicurezza delle comunità cristiane siano garantite in tutto il Paese, considerandole parte integrante del futuro della Siria.
Una crisi sociale sempre più profonda
L’esplosione arriva in un momento di forte tensione interna. In numerose città siriane sono in corso manifestazioni popolari contro il drastico aumento del prezzo dei carburanti, misura che ha avuto effetti devastanti su un’economia già stremata.
Per gran parte della popolazione, il costo del combustibile rende ormai proibitivi gli spostamenti quotidiani. Molti lavoratori non riescono più a raggiungere il posto di lavoro, mentre il trasporto pubblico e quello delle merci subiscono continui rallentamenti. L’inflazione, la svalutazione della moneta e la scarsità di beni essenziali hanno ulteriormente aggravato le condizioni di vita di milioni di siriani.
In questo clima di esasperazione sociale, episodi di violenza come quello di Hama rischiano di alimentare ulteriormente l’instabilità, colpendo il delicato equilibrio tra le diverse comunità religiose ed etniche del Paese.
La pace resta una costruzione fragile
La ricostruzione della Siria non riguarda soltanto edifici, strade e infrastrutture. Riguarda soprattutto la fiducia tra le persone e la possibilità per ogni comunità di vivere senza paura. Un ordigno davanti a una cattedrale, anche se non provoca vittime, colpisce precisamente questo: la convivenza.
Alla vigilia della festa dell’Esaltazione della Croce, simbolo per i cristiani della vittoria dell’amore sull’odio e della speranza che nasce dalla sofferenza, l’attentato di Hama assume un significato ancora più doloroso. Per questo la condanna della violenza e la tutela dei luoghi di culto non rappresentano soltanto una questione di sicurezza, ma un passaggio essenziale per restituire alla Siria la possibilità di una pace autentica e duratura.
