Il 21 giugno 2026 alle prime luci dell’alba, sulla via per Cesate nel Parco delle Groane, un’Audi A2 con nove giovani a bordo è uscita di strada ed è precipitata nel canale Villoresi. La dinamica appare chiara: una curva affrontata a velocità troppo elevata, lo sterrato che fa perdere aderenza, la barriera di protezione travolta e poi il volo nel canale . Nessun’altra auto coinvolta, nessuna frenata evidente . Alla guida c’era un neopatentato di 18 anni, Gabriele Popovici, positivo all’alcoltest con un valore di 1,61 (oltre tre volte il limite per gli adulti e ben oltre lo zero imposto ai neopatentati) . In quella curva buia e stretta sono morte tre diciassettenni, Camilla Copparoni, Lorenzo Benin e Riccardo Provasi , mentre altri sei amici sono rimasti feriti. Una tragedia che ha scosso l’Italia.

I fatti

Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, i nove amici – di ritorno da una festa di diciottesimo – erano stipati in un’auto omologata per cinque posti. Sei di loro erano nel retro e, con ogni probabilità, non indossavano le cinture . L’auto, imboccando via per Cesate, una scorciatoia poco illuminata, è salita su un terrapieno, ha sfiorato un albero, travolto la staccionata di ferro e legno della pista ciclabile e si è rovesciata nel canale . Il tasso alcolemico del giovane conducente era 1,61 e per i neopatentati la tolleranza è zero ; per questo è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale plurimo aggravato . Due delle vittime – Lorenzo e Riccardo – sono rimaste intrappolate nell’abitacolo e sono state recuperate dai sommozzatori solo ore dopo . La terza, Camilla, è stata estratta ma è morta poco dopo in ospedale .

I giovani

Le vittime erano ragazzi normali di Paderno Dugnano, figli dell’oratorio di Calderara. Un coetaneo ricorda che Riccardo e «Lollo» (Lorenzo) avevano iniziato a giocare a calcio sul campetto dell’oratorio e che Lorenzo era «un ragazzo d’oro» . Manuela Vettorato, che gestisce il bar Acli accanto alla chiesa, li descrive come «ragazzi tranquilli», provenienti da «brave famiglie» e ribadisce che «non erano adolescenti scapestrati» . La loro vita ruotava attorno all’oratorio, ai giardini pubblici di via Mascagni e agli allenamenti di calcio . Un professore dell’istituto Gadda li aveva soprannominati «i ragazzi del muretto», perché spesso si ritrovavano seduti sul muretto del cortile scolastico .

Riccardo Provasi e Lorenzo Benin erano compagni di squadra nella Juniores della società sportiva Cob 91 di Cormano ; il primo attaccante, il secondo portiere . Entrambi frequentavano la quarta A dell’istituto Gadda, indirizzo Amministrazione, finanza e marketing . Camilla Copparoni, invece, frequentava il liceo linguistico e giocava a pallavolo nella Jolly Palazzolo Milanese; la società la ricorda come una giocatrice «gentile e disponibile» che «ha lasciato un ricordo che rimarrà vivo nei cuori di compagne, allenatori e dirigenti» .

Anche Gabriele Popovici, il conducente, è descritto dal nonno di Riccardo come «un bravo ragazzo, appassionato di calcio»; il signor Maurizio Provasi, allenatore della prima squadra della Cob 91, ha visto crescere tutti questi giovani e racconta la sua immensa rabbia per la superficialità con cui quella sera nessuno si è reso conto del pericolo . La psicologa Giada Maslovaric, intervenuta per conto del Comune, invita a non indulgere nella «caccia al colpevole»: queste tragedie «dovrebbero unire e non dividere il mondo educante e adulto» e non bastano commenti moralistici sui social . Occorre – insiste – empatia per il «dolore inenarrabile di chi ha perso un figlio» e un lavoro collettivo di educazione .

Le conseguenze

L’immediato risvolto giudiziario è l’arresto di Gabriele Popovici per omicidio stradale plurimo aggravato dalla guida in stato di ebbrezza . La Procura di Milano ha disposto l’autopsia per stabilire se Lorenzo e Riccardo siano morti nell’impatto o annegati  e le indagini si concentrano sulle testimonianze dei sopravvissuti e sulle telecamere lungo il percorso .

Ma le conseguenze vanno oltre l’aula di tribunale. La sindaca di Senago, Magda Beretta, ha chiesto di evitare «commenti fuori luogo» e di stringersi al dolore delle famiglie . La sindaca di Paderno Dugnano, Anna Varisco, ha espresso il cordoglio dell’amministrazione e ha invitato la città a unirsi nel ricordo dei ragazzi . A livello nazionale, il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato una riunione urgente sulla sicurezza stradale poiché «sono ancora troppi i ragazzi che non tornano a casa»; non basta il nuovo codice della strada, servono educazione e controlli, e bisogna parlare con i neopatentati che si sentono «immortali» .

Il dibattito riaccende il tema delle «stragi del sabato sera». Secondo l’Asaps, solo nel 2023 erano state 195 le vittime di incidenti stradali nel fine settimana, 73 delle quali con meno di 35 anni . Nonostante alcune riduzioni, le statistiche mostrano che velocità, alcol e distrazione restano i principali fattori di rischio . L’incidente di Senago ne riunisce almeno due: l’alcol e la velocità eccessiva su una strada buia segnalata da tempo dai residenti come pericolosa .

Le vittime e il lutto

Il dolore per la perdita di tre vite così giovani è palpabile in ogni testimonianza. Il nonno di Riccardo parla di «dolore immenso» e di rabbia per non aver percepito il pericolo . Manuela Vettorato, che da anni vedeva i ragazzi dell’oratorio al bar Acli, sottolinea che erano «bravi ragazzi» e rifiuta qualsiasi giudizio sulle loro famiglie . La comunità pastorale di San Giovanni Paolo II, guidata da don Dino Valente, riconosce lo «smarrimento e lo sconcerto» e ricorda quanto sia «fragile la nostra vita»; l’unico modo per non essere sommersi dall’angoscia, scrive, è trovare parole che oppongano «un frammento, seppur minimo, di speranza» .

I funerali, che si svolgeranno nei prossimi giorni, vedranno una comunità intera stringersi intorno ai parenti e agli amici, consapevole che nessuna polemica potrà restituire ciò che è stato perduto. L’oratorio di Calderara, lo stesso dove i ragazzi sono cresciuti, resterà un luogo di ricordo e di confronto. È lì, sul muretto dove gli amici si incontravano, che forse il messaggio più importante potrà nascere: ricordare che la libertà adolescenziale richiede sempre responsabilità, che le regole non sono imposizioni ma protezioni e che i giudizi sommari non aiutano a sanare ferite così profonde.

La tragedia di Senago è un monito crudele. Non è la storia di giovani scapestrati ma di ragazzi normali che hanno commesso errori gravissimi e ne hanno pagato un prezzo insopportabile. La risposta non può essere solo giuridica: deve essere educativa, culturale, politica. Perché dietro ogni «ragazzo del muretto» c’è una famiglia, una comunità, un futuro che merita di non essere spezzato.