Nel giorno di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa, la polemica sulla “nuova Avignone” – evocata all’inizio della guerra contro l’Iran contro Leone XIV – assume un valore simbolico potentissimo e torna di attualità.
La notizia va ancora oggi maneggiata con prudenza: alcuni resoconti giornalistici hanno parlato di pressioni o minacce riferite alla “cattività avignonese”, mentre altre letture ne hanno sottolineato il carattere presunto o esagerato. Ma il simbolo resta: Avignone significa un papato condizionato dal potere politico; Roma significa la libertà della Sede apostolica.
Santa Caterina non “riportò” da sola il Papa a Roma, come talvolta si dice in modo enfatico; la storiografia ricorda che Gregorio XI aveva già maturato quel proposito. Tuttavia Caterina ebbe un ruolo profetico: incoraggiò, ammonì, pregò, parlò con franchezza evangelica al Pontefice, chiedendogli di non restare prigioniero degli equilibri di corte e di tornare alla sede romana. Treccani ricorda il viaggio di Caterina ad Avignone nel 1376 come l’episodio più noto della sua vita politica; Britannica conferma che ella incoraggiò Gregorio XI a trasferirsi a Roma.
Per questo, oggi, quella presunta minaccia, così come l’azione della santa senese Dottore della Chiesa, diventa una chiave di lettura. Non fu una donna “contro” il Papa, ma una donna “per” il Papa. Non lo adulò, non lo usò, non lo piegò a un partito: lo richiamò alla libertà della sua missione. Il suo “tornare a Roma” non era nostalgia archeologica, ma ecclesiologia vivente: il Papa deve stare dove la sua voce non diventa cappellania di un impero.
Se dunque un potere politico, americano o europeo che sia, pretende di intimidire Leone XIV perché parla di pace, migranti, guerra, giustizia internazionale o dignità dei popoli, la memoria cateriniana risponde con forza: il Papa non appartiene a Washington, né a Parigi, né ad Avignone, né a nessun blocco geopolitico. Appartiene a Cristo e alla Chiesa.
Santa Caterina, nel suo tempo, chiese a Gregorio XI di tornare a Roma. Oggi chiederebbe ai poteri del mondo di non trascinare il Papa ad Avignone: cioè di non ridurlo a ostaggio, pedina o funzionario morale dell’Occidente armato. E chiederebbe a Leone XIV di restare saldo: Roma, prima ancora che un luogo, è la libertà evangelica del Successore di Pietro.
