Approvato ad experimentum per tre anni, il documento adegua la Pontificia Commissione alla Praedicate Evangelium: più membri, mandati più lunghi e il Rapporto annuale come struttura permanente.
Non un nuovo organismo, ma la sua maggiore età giuridica: dall’esperimento del 2014 a una struttura stabile incardinata nel cuore della Curia.
Approvato ad experimentum per tre anni, il documento adegua la Pontificia Commissione alla Praedicate Evangelium: più membri, mandati più lunghi e il Rapporto annuale come struttura permanente.
Con un Rescriptum firmato dal cardinale Parolin il 20 maggio e reso pubblico il 13 giugno, Leone XIV ha approvato il nuovo Statuto della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori: entra in vigore immediatamente, in via sperimentale per tre anni. Il testo sostituisce gli Statuti del 2015 e allinea l’organismo voluto da Papa Francesco alla costituzione apostolica Praedicate Evangelium. Più che una rifondazione, è un assestamento: definisce, finalmente, come la Commissione possa stare «dentro» il Dicastero per la Dottrina della Fede senza esserne assorbita.
Che cosa prevede
Lo Statuto fissa natura, competenze e organi. La Commissione resta un organismo di consulenza: collocata presso il Dicastero per la Dottrina della Fede, riferisce però direttamente al Papa attraverso il suo Presidente, «nel rispetto dei distinti ambiti di competenza». Tra i compiti, consigliare il Pontefice; assistere vescovi, Conferenze episcopali e istituti religiosi nella redazione delle Linee Guida; promuovere sistemi di segnalazione stabili e accessibili e, accanto a essi, strutture pastorali di accoglienza, accompagnamento e memoria delle vittime; elaborare il Rapporto annuale sulle politiche di tutela. L’architettura interna prevede un’Assemblea Plenaria due volte l’anno, un Consiglio Esecutivo permanente, Gruppi di lavoro regionali e di studio e Consultori locali. Le lingue ufficiali diventano tre — italiano, spagnolo e inglese — e la sede resta in Vaticano.
Le novità rispetto al 2015
La revisione nasce da una necessità precisa: i precedenti Statuti risalivano al 2015 e la Praedicate Evangelium del 2022, che ha riordinato la Curia, imponeva di aggiornarli. La prima novità è dunque l’adeguamento stesso: per la prima volta la legge interna della Commissione viene allineata al suo riposizionamento dentro la Curia, con un intero articolo dedicato ai meccanismi di collaborazione con il Dicastero. Compare anche un legame strutturale nuovo: il Presidente o il Segretario diventa Membro del Dicastero per la Dottrina della Fede, e il Prefetto nomina propri Osservatori alle Plenarie.
Cambiano poi i numeri, e non è dettaglio. I membri passano da diciotto a ventitré, i mandati da tre a cinque anni, con un piano strategico quinquennale e un Consiglio Esecutivo a cadenza mensile. Il Rapporto annuale — sperimentato per la prima volta nel 2024 — diventa strumento permanente, articolato in due sezioni, Missio universalis e Missio localis. Tra i principi fondanti viene posto l’ascolto delle vittime e dei sopravvissuti. E si introduce una leva di responsabilità: in caso di carenze gravi nei sistemi locali di segnalazione, la Commissione può trasmettere valutazioni e raccomandazioni ai Dicasteri competenti.
Il nodo dell’autonomia
Resta aperta la questione più delicata. La formula «nel rispetto dei distinti ambiti di competenza» è la cerniera che dovrebbe impedire che l’organo di vigilanza venga inghiottito dal dicastero che giudica i casi di abuso. C’è chi vi legge una perdita di autonomia rispetto all’organismo nato indipendente nel 2014; chi, al contrario, un guadagno di peso e di accesso, ora che la Commissione siede nel cuore dottrinale della Curia con un proprio membro. Il triennio ad experimentum serve proprio a verificarlo: al termine, la Commissione sottoporrà al Papa le eventuali modifiche per lo Statuto definitivo. La posta, dietro gli articoli, è una sola: che la tutela dei minori resti un impegno strutturale, e non reversibile.
Non un nuovo organismo, ma la sua maggiore età giuridica: dall’esperimento del 2014 a una struttura stabile incardinata nel cuore della Curia.
