Peter Thiel a Roma, o dell’Anticristo come progetto politico
Il Pellegrino del Silicio
C’è qualcosa di profondamente romano — nell’accezione più arcana del termine — nell’immagine di Peter Thiel che percorre le vie dell’Urbe per tenere lezioni segrete sull’Anticristo a pochi passi dal cupolone. L’uomo che co-fondò Palantir Technologies, la società di intelligenza artificiale con tentacoli profondi nelle agenzie di difesa e di intelligence americane, ha inaugurato domenica una serie di quattro conferenze a porte chiuse dedicate al concetto biblico dell’Anticristo, suscitando l’attenzione critica dei commentatori cattolici.
Il convegno — solo su invito, rivelatosi così controverso che le università cattoliche inizialmente associate ad esso hanno tutte negato ogni coinvolgimento ufficiale — è la cifra esatta dell’uomo: esclusivo, opaco, deliberatamente carico di simbolismo. La sede rimane chiusa alla stampa, con i partecipanti tenuti alla riservatezza. In una città dove ogni palazzo custodisce segreti, la deliberata opacità non fa che approfondire l’intrigo.
Eppure Thiel non è un esoterico qualsiasi. È un avvocato di formazione stanfordiana convertitosi in venture capitalist, il primo investitore esterno in Facebook e co-fondatore del Founders Fund, che ha sostenuto società come SpaceX e Airbnb. È l’uomo che con il denaro ha forgiato politici, con la tecnologia ha sorvegliato popoli, e con la teologia ora pretende di interpretare la storia. Tre ambizioni difficilmente separabili.
La Grammatica del Potere: Girard, Schmitt e il Katechon
Capire Thiel significa capire i suoi maestri. Secondo le note dell’evento circolate a Roma, le sue lezioni intreccierebbero teologia, letteratura, storia e politica dell’Anticristo, ispirandosi a René Girard, Carl Schmitt, Francis Bacon, Jonathan Swift e il Cardinale John Henry Newman. Un pantheon intellettuale che rivela immediatamente il programma: non si tratta di pietà religiosa, ma di politica teologica.
Al centro del pensiero di Thiel sta la teoria mimetica di Girard: il desiderio imitativo come radice della rivalità umana e della violenza. Thiel applica questo schema per criticare la società moderna, in particolare quelli che considera i conflitti mimetici dei movimenti progressisti contemporanei e il pericolo del capro espiatorio.
Ma Girard da solo non basta a Thiel. Entra Schmitt — il giurista della “decisione sovrana”, il teorico dello stato d’eccezione, il filosofo del politico come distinzione amico/nemico. Un teologo e filosofo rispettato per la sua analisi della teoria del capro espiatorio di Girard teme che Thiel non colga la differenza tra Gesù e Carl Schmitt: mentre il nazista Schmitt descrive come la politica diventi religiosa, Gesù prescrive come comportarsi in contesti sia politici che religiosi — in modo nonviolento.
Il terzo elemento è il katechon — il “trattenitore” paolino di 2 Tessalonicesi 2, la forza che impedisce la rivelazione dell’iniquo. Thiel posiziona la tecnologia — in particolare l’innovazione non limitata nell’IA e nei sistemi di dati — come un katechon moderno, capace di ritardare il totalitarismo apocalittico, mentre una regolamentazione eccessiva rischierebbe di aprire la porta all’Anticristo. In questo schema, deregolamentare diventa atto sacro. Ostacolare l’innovazione tecnologica — limitarne la velocità, controllarne i poteri — diventa collaborazione con le forze del Male.
La logica è elegante quanto pericolosa: se la regolamentazione viene riconcettualizzata come tentazione satanica, l’opposizione alla supervisione diventa una forma di culto. Lo Stato regolatore, in questa teologia, è Babilonia rinata.
Il Lato Esoterico della Valley
Thiel non è un caso isolato in Silicon Valley. È la punta emergente di un iceberg sommerso. Le lezioni di San Francisco del settembre 2025 furono organizzate da ACTS 17 — un ministero della Silicon Valley che invoca l’episodio neotestamentario in cui Paolo e Sila furono accusati di “rivoltare il mondo sottosopra” — miscelando teologia e geopolitica in parti uguali. I suoi ospiti si profilano come apostoli perseguitati della rivelazione tecnologica in un mondo caduto.
C’è di più. Thiel ha avvertito i suoi ascoltatori che solo un argomento religioso potrebbe motivare adeguatamente la resistenza allo “stato mondiale unico”, da lui descritto come un sistema emergente di sorveglianza, applicazione fiscale e governance globale. Le obiezioni razionali non bastano, ha detto. Solo la convinzione apocalittica può rendere le persone abbastanza spaventate da opporsi.
Questa è la chiave esoterica del sistema: il terrore escatologico come strumento di mobilitazione. Trasformare la paura dell’Anticristo in carburante politico per le proprie battaglie deregolamentative. Il contenuto obbedisce alla regola del complottismo: tutto è connesso. L’attivismo climatico, l’etica dell’IA, la regolamentazione finanziaria e il femminismo appaiono come fronti coordinati della falsa unità dell’Anticristo — una fantasia girardiniana di mimesi totale, dove la differenza collassa nell’imitazione e l’opposizione diventa indistinguibile dalla cospirazione.
E non bisogna trascurare il nome della sua creatura più famosa: Palantir — le pietre veggenti di Tolkien, quelle con cui Sauron spiava il mondo. Il nome riflette una visione del mondo in cui la tecnologia non è neutrale ma moralmente pesata, capace di servire sia la distruzione apocalittica che la sopravvivenza della civiltà. Un investitore che chiama la propria azienda di sorveglianza con il simbolo del dominio oscuro ha già detto tutto su come intende il potere.
La Rete Politica: da Vance a Meloni
La teologia di Thiel non è contemplativa. Ha nomi, cognomi e portafogli elettorali. Thiel ha coltivato candidati come JD Vance, il suo protégé, oggi vicepresidente, seminandoli attraverso la politica americana come nodi Palantir in una rete dati globale.
Thiel è stato un donatore chiave della carriera politica del vicepresidente Vance, riversando milioni di dollari nella sua campagna primaria per il Senato, da dove Trump lo ha scelto come compagno di corsa e vicepresidente. Alcuni lo considerano un mentore per Vance, cattolico convertito e il più alto profilo cattolico nella politica americana.
Il circuito si allarga verso Roma non solo per le conferenze. La visita di Thiel segue una serie di visite in Italia da parte di altre figure di spicco del movimento conservatore americano, tra cui Steve Bannon, Elon Musk e Vance stesso, suggerendo un crescente interesse per l’Italia da parte di questo gruppo. L’asse Roma-Washington assume connotati ideologici oltre che diplomatici. I politici italiani di centro-sinistra hanno presentato immediatamente un’interrogazione parlamentare formale chiedendo se Thiel avrebbe incontrato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni o altri funzionari governativi durante la sua visita, riflettendo preoccupazioni più ampie sull’influenza americana sulla politica europea.
Il quadro è quello di una internazionale teopolitica informale: tecno-miliardari americani, partiti nazional-popolari europei, e una cornice religiosa cristiano-conservatrice che li tiene insieme. Il linguaggio dell’Anticristo diventa così un Esperanto del populismo globalizzato: unisce senza unificare, mobilita senza obbligare, e lascia a ciascun attore il proprio spazio di manovra.
Le Distanze della Chiesa Cattolica
La risposta della Chiesa è stata rapida e — insolita per un’istituzione votata alla diplomazia — persino tagliente. Padre Paolo Benanti, che consiglia il papa sull’intelligenza artificiale, ha scritto in un saggio pubblicato sabato che Thiel opera come un “teologo politico” all’interno della Silicon Valley, definendo la sua azione “un prolungato atto di eresia contro il consenso liberale: una sfida ai fondamenti stessi della convivenza civile”. Il pezzo portava il titolo provocatorio: “Eresia americana: Peter Thiel dovrebbe essere bruciato sul rogo?”
L’Avvenire, giornale di proprietà della Conferenza episcopale italiana, ha pubblicato questa settimana una serie di articoli fortemente critici verso Thiel. Un articolo ha avvertito che i leader tecnologici non dovrebbero essere lasciati liberi di definire i propri limiti etici, sostenendo che i governi devono difendere la democrazia.
Le università cattoliche romane si sono affrettate a prendere le distanze. L’Angelicum — la prestigiosa università domenicana dove il giovane sacerdote Robert Prevost, oggi Papa Leone XIV, scrisse la sua tesi di dottorato in diritto canonico — ha smentito categoricamente ogni coinvolgimento. Secondo l’agenda ufficiale del pontefice, non è previsto alcun incontro tra Thiel e Leone XIV.
La distanza è teologicamente motivata, non solo diplomatica. Il magistero cattolico ha sviluppato una dottrina sociale che pone al centro la dignità della persona, la solidarietà, la sussidiarietà e il bene comune — tutto l’opposto dell’antropologia di Thiel. Il rifiuto dell’egualitarismo liberale da parte di Thiel poggia sulla convinzione che l’uguaglianza e la dignità umana universale rappresentino non un progresso morale ma un appiattimento pericoloso che mina gli individui eccezionali necessari per far avanzare la civiltà. Una posizione che stride frontalmente con la dottrina cattolica, dal Imago Dei alla Rerum Novarum.
Leone XIV, per parte sua, ha già mostrato il proprio orientamento: pochi mesi prima della sua elezione a pontefice, Prevost condivise dal suo account X — ora dormiente — un articolo con il titolo “JD Vance ha torto: Gesù non ci chiede di classificare il nostro amore per gli altri”. Un segnale inequivocabile sulla rotta della barca di Pietro rispetto alle acque agitate del cattolicesimo tecno-populista americano.
La Contraddizione Fondamentale
L’ironia finale è che la teologia di Thiel descrive, quasi perfettamente, il sistema che ha contribuito a costruire. Le reti onniscienti di sorveglianza e finanza di cui avverte che potrebbero cadere nelle mani dell’Anticristo esistono già — e appartengono in larga parte a lui e ai suoi pari.
Palantir — la pietra veggente — è già lo strumento di un controllo capillare sulle popolazioni. Aiuta l’ICE a tracciare i migranti, aiuta il Pentagono a tracciare i bersagli, e aiuta le agenzie di intelligence occidentali a tracciare intere popolazioni. Il profeta che denuncia il panopticon dell’Anticristo lo gestisce in subappalto per lo Stato. Il libertario che teme lo “stato mondiale unico” costruisce per esso l’infrastruttura cognitiva.
In una registrazione, Thiel ha lamentato che “è diventato piuttosto difficile nascondere il proprio denaro”. La sorveglianza finanziaria, ha sostenuto, è una forma di controllo orwelliano. Difficile non notare che la preoccupazione di un miliardario per la propria privacy fiscale sia stata sublimata in una crociata escatologica contro la tirannia globale.
Scenari del Futuro
Se il progetto intellettuale e politico di Thiel dovesse consolidarsi, gli scenari che si aprono sono tre.
Il primo è quello di una teocrazia della tecnocrazia: una classe dirigente globale che legittima il proprio potere attraverso il linguaggio religioso-apocalittico, sostituendo i parlamenti con i consigli di fondatori e i dibattiti democratici con le conferenze su invito. La religione come interfaccia utente del capitalismo di sorveglianza.
Il secondo è quello della balcanizzazione teopolitica: diverse fazioni tecno-religiose in competizione — l’accelerazionismo di Musk, il katechonismo di Thiel, l’integralismo di Vance — si spartiscono gli stati democratici indeboliti, usando le loro infrastrutture digitali per formare electorate captive: popolazioni la cui formazione dell’opinione è mediata, orientata, modellata dai sistemi algoritmici controllati dai loro finanziatori.
Il terzo è quello, più ottimista, di una reazione istituzionale tardiva ma efficace: chiese, università, società civile, istituzioni europee e una parte della magistratura americana che oppongono al progetto una resistenza strutturata, rivendicando la sovranità della persona sull’algoritmo e la legittimità democratica sull’oligarchia tecno-teologica.
Soluzioni e Contromisure
Contro questo progetto, la risposta cattolica — e più in generale quella delle democrazie liberali — deve essere articolata su più livelli.
Sul piano teologico, la Chiesa deve riaffermare con chiarezza che la dottrina sociale cattolica non è negoziabile: la dignità di ogni essere umano, il primato del bene comune, la solidarietà non come debolezza ma come virtù eroica. Il magistero deve saper distinguere tra il legittimo interesse per le questioni escatologiche e la strumentalizzazione politicadella teologia apocalittica.
Sul piano epistemico, occorre formare un laicato critico capace di decodificare il linguaggio tecno-teologico. La catechesi del futuro dovrà includere la alfabetizzazione algoritmica: saper leggere chi possiede i sistemi che formano le nostre opinioni, chi finanzia i think tank che producono le narrative, chi guadagna quando la paura dell’Anticristo fa convergere i voti su determinati candidati.
Sul piano giuridico, l’Unione Europea — con il suo AI Act e la sua tradizione di antitrust — rappresenta il principale laboratorio di resistenza. Palantir non deve diventare l’infrastruttura cognitiva degli stati democratici europei senza contropartite stringenti di trasparenza, responsabilità e supervisione parlamentare.
Sul piano politico, il pericolo maggiore è la cooptazione. Giorgia Meloni, Marine Le Pen, Viktor Orbán — ognuno di essi si trova di fronte alla tentazione di stringere alleanze con la galassia tecno-conservatrice americana in cambio di risorse finanziarie, appoggio mediatico e legittimazione internazionale. La tentazione va resistita: i sovranisti europei che cedono all’orbita di Thiel rischiano di diventare nodi periferici di un sistema di potere che non ha nessuna fedeltà alle nazioni, alle culture o alle tradizioni che dichiarano di difendere.
Epilogo: Roma Sopravviverà
Un osservatore vaticano ha definito l’evento “un classico esempio di cattolicesimo conservatore americano con un gusto per i contesti europei e le idee apocalittiche”. Un altro ha osservato semplicemente: Roma è sopravvissuta ai Visigoti, ai papi del Rinascimento e a Mussolini — sopravviverà a un miliardario della Silicon Valley.
C’è saggezza in questa ironia. Ma c’è anche una tentazione alla compiacenza. I Visigoti non avevano Palantir. I papi del Rinascimento non controllavano le infrastrutture dell’informazione globale. Mussolini non aveva l’algoritmo.
Peter Thiel non è l’Anticristo. Ma la sua visione del mondo — una teologia dello sradicamento democratico sublimata in crociata escatologica, finanziata da capitale illimitato e incarnata in sistemi di sorveglianza — merita esattamente lo stesso rigore critico con cui la Chiesa ha saputo, nei secoli, distinguere la vera profezia dall’impostura. La pietra di paragone rimane immutata: “Dai loro frutti li riconoscerete”. E i frutti di Palantir — i migranti schedati, le elezioni finanziate, le popolazioni sorvegliate — parlano con sufficiente chiarezza.
Questo mio elzeviro è redatto sulla base delle fonti giornalistiche e accademiche disponibili al momento della pubblicazione. Le posizioni attribuite a Peter Thiel citano sue dichiarazioni pubbliche e testi verificabili.
