La Santa Sede ha reso nota la nomina episcopale di monsignor Renzo Pegoraro, sacerdote della diocesi di Padova e attuale presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Con questa decisione, Leone XIV gli assegna la sede titolare di Gabi e gli attribuisce anche il titolo personale di arcivescovo. L’annuncio è stato diffuso a mezzogiorno dalla Sala Stampa vaticana, contemporaneamente a Padova e presso la sede dell’Accademia.

Nato a Padova nel 1959, Pegoraro unisce da sempre il profilo del medico a quello del teologo morale. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, è stato ordinato sacerdote nel 1989. Ha poi approfondito la sua formazione con la licenza in Teologia morale alla Gregoriana e con un diploma di perfezionamento in Bioetica all’Università Cattolica. Nel corso degli anni ha assunto numerosi incarichi nel campo della riflessione etica e bioetica, tra Padova e Roma, fino all’ingresso al servizio della Santa Sede nel 2011 come cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita. Dal 2025 ne è presidente.

Accanto agli impegni accademici e istituzionali, non ha mai reciso il legame con la Chiesa padovana, continuando a offrire il proprio ministero festivo in diverse parrocchie del territorio, sia in città sia in provincia.

Dopo la notizia della nomina, Pegoraro ha affidato a un messaggio personale i suoi sentimenti, parlando di sorpresa e di gratitudine al Signore per questo nuovo tratto del suo cammino sacerdotale. Ha espresso riconoscenza al Papa per la fiducia ricevuta e per la premura dimostrata nei suoi confronti. Nel suo testo richiama anche una parola del Vangelo di Giovanni che lo accompagna fin dagli anni della formazione: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Una frase che, spiega, ha illuminato tanto il suo percorso di medico e sacerdote nella città di origine quanto il servizio svolto in Vaticano, diventando guida concreta nel discernimento della propria vocazione.

Guardando al ministero episcopale che ora si apre davanti a lui, Pegoraro avverte ancora più forte il compito di testimoniare che la fede cristiana è anzitutto amore per la vita, attenzione alla sua custodia e impegno per la sua piena dignità. Un compito che sente particolarmente urgente in un tempo segnato da tante fragilità e dalla necessità di stare accanto alle persone più vulnerabili.

Nel suo messaggio richiama anche un passaggio del magistero recente di Leone XIV, là dove si parla della diffusa sfiducia nella vita che segna la società contemporanea. Di fronte a questo clima, Pegoraro indica come decisivo il recupero del coraggio di vivere e del coraggio di generare vita, prospettiva che intende assumere come orientamento del proprio servizio episcopale.

In chiusura, il nuovo vescovo eletto ha rivolto il suo grazie a quanti lo hanno accompagnato nel lavoro e nel ministero di questi anni, rinnovando la disponibilità a servire il Vangelo, la Chiesa e ogni persona, con un’attenzione particolare verso i più fragili.

Monsignor Pegoraro è inoltre una firma ben conosciuta dai lettori di Avvenire, specialmente delle pagine settimanali di “è vita”, dove per lungo tempo ha curato la rubrica “BioLingua”. Attraverso quel contributo ha saputo farsi apprezzare per la chiarezza espositiva, la solidità dei riferimenti scientifici e magisteriali e uno stile capace di coniugare rigore e immediatezza. Per questo il suo nome è legato anche all’affetto e alla stima del giornale, che oggi lo accompagna con gratitudine e augurio.