Il racconto del prof. Luciano Vasapollo su una storia di dignità e solidarietà di un popolo

INTERVISTA di di Alfonso Bruno – Direttore di Mediafighter

Un’isola sotto pressione economica e geopolitica, ma capace di resistere e riorganizzarsi. Tra aiuti umanitari, cooperazione internazionale e nuove strategie energetiche, Cuba resta un laboratorio complesso che chiede di essere compreso oltre le semplificazioni.

Abbiamo contattato e intervistato a Cuba, per Mediafighter, il prof. Luciano Vasapollo, economista e docente universitario, presente sull’isola in un momento particolarmente delicato sul piano economico, energetico e sociale. Il professore è impegnato in una missione di carattere umanitario, volta alla distribuzione di aiuti – in particolare medicinali e dispositivi sanitari – e al rafforzamento di relazioni di cooperazione internazionale con il popolo cubano, che negli anni ha dimostrato una significativa generosità, anche attraverso l’invio di personale medico in diversi Paesi, tra cui l’Italia durante la pandemia.

In questa conversazione, Vasapollo offre una lettura articolata della situazione cubana, a partire dal recente incontro con il presidente Miguel Díaz-Canel (foto), fino alle prospettive economiche e sociali dell’isola.

Professor Vasapollo, lei ha recentemente incontrato il presidente Díaz-Canel. Che tipo di confronto è stato?

È stato un colloquio diretto, molto approfondito, che ci ha permesso di affrontare in modo sistematico le principali questioni che interessano oggi il Paese. Non si è trattato di un incontro formale, ma di un momento di analisi condivisa sulla situazione economica, energetica e sociale di Cuba, inserita in un contesto internazionale particolarmente complesso.

Quali sono oggi le principali difficoltà che emergono dall’analisi della situazione cubana?

Le criticità sono molteplici e interconnesse. Da un lato vi sono le difficoltà legate all’approvvigionamento energetico, che incidono in modo significativo sulla vita quotidiana e sul sistema produttivo. Dall’altro, vi è un quadro economico condizionato da fattori esterni che rendono più complessi i processi di sviluppo e di riorganizzazione interna.

È importante sottolineare come queste dinamiche non possano essere comprese in modo isolato, ma vadano lette all’interno di un contesto globale caratterizzato da forti tensioni e squilibri.

Nel suo racconto emerge anche il tema della comunicazione. Quanto pesa oggi la dimensione informativa?

Pesa molto. Oggi la comunicazione è un elemento decisivo nella costruzione della percezione internazionale. Per questo è fondamentale offrire letture fondate sui dati e sull’osservazione diretta, evitando semplificazioni.

Raccontare la complessità è un dovere, soprattutto quando si ha a che fare con realtà che vengono spesso interpretate attraverso categorie rigide.

Ha avuto anche incontri con economisti cubani. Quali prospettive emergono sul piano economico?

Il confronto con l’Associazione nazionale degli economisti e contabili cubani ha evidenziato un processo in atto di ristrutturazione e adattamento del sistema economico.

Si stanno sviluppando diverse linee di intervento: diversificazione produttiva, rafforzamento delle imprese statali, crescita delle piccole e medie realtà imprenditoriali e un ruolo sempre più significativo delle cooperative, anche nei servizi.

Particolare attenzione è rivolta al piano energetico, con un investimento crescente nelle fonti rinnovabili, in particolare nel solare, considerato una priorità strategica.

In questo contesto, che ruolo gioca la cooperazione internazionale?

Un ruolo fondamentale. La cooperazione rappresenta uno strumento concreto per affrontare le difficoltà, ma anche un’occasione di scambio e di crescita reciproca.

L’arrivo di aiuti umanitari – medicinali, dispositivi sanitari e beni essenziali – è un segnale importante. Allo stesso tempo, non bisogna dimenticare il contributo che Cuba ha offerto negli anni ad altri Paesi, anche in ambito sanitario.

Si tratta di una reciprocità che merita di essere riconosciuta.

Che cosa l’ha colpita maggiormente, anche sul piano umano, di questa esperienza?

La capacità di tenuta sociale e la dignità delle persone. Nonostante le difficoltà, si percepisce una forte coesione e una volontà di affrontare le sfide in modo costruttivo.

È un elemento che invita a una riflessione più ampia, anche al di là del caso cubano, sul rapporto tra sviluppo, giustizia sociale e sostenibilità.

Un’ultima domanda: che cosa dovrebbe comprendere oggi l’opinione pubblica europea di fronte alla realtà cubana?

Credo sia importante evitare letture superficiali. Cuba è una realtà complessa, che richiede strumenti di analisi adeguati e uno sguardo attento.

Comprendere significa prima di tutto ascoltare, osservare e confrontarsi con i dati reali. Solo così è possibile costruire un giudizio equilibrato e contribuire a un dibattito pubblico più consapevole.

Grazie professore per il prezioso tempo dedicatoci in un momento in cui tanti non vogliono mettere piede a Cuba

Sono io che ringrazio Mediafighter perché oggi schierarsi dalla parte dei deboli, con la Chiesa Cattolica è un atto di coraggio. Anche quest’intervista è un dare voce a un popolo che soffre permettendomi di continuare anche in questo modo ad esercitare la mia “docenza” attraverso anche la testimonianza.

Tra difficoltà strutturali e tentativi di rinnovamento, Cuba continua a interrogare la coscienza internazionale: non solo come caso politico, ma come realtà umana che chiede di essere compresa prima ancora che giudicata.