Molte famiglie ripetono la domanda di Cristo sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Ma la guerra può distruggere le città, ma non può vincere un cuore che ha scelto la misericordia

Non ho dormito la notte scorsa. Attraverso i notiziari contavo i missili che cadevano in un raggio di appena tre o cinque chilometri dalla casa di mia madre. In quella casa c’erano i miei fratelli, il marito di mia sorella e i loro due figli. Hanno aperto il video perché potessi essere con loro, condividendo quei momenti di paura, temendo che uno dei missili potesse colpire la loro casa. Nelle mie mani tenevo la corona del rosario e pregavo. Per questo oggi ho scritto questa riflessione, nella speranza che la pace possa finalmente arrivare nella mia patria.

In un tempo in cui le guerre divampano e i cuori si stringono sotto il peso delle notizie, come essere umano non trovo rifugio più profondo che contemplare il volto di Cristo: il volto della pace, che ha scelto di essere vicino al dolore degli uomini. Quando guardo ciò che sta accadendo oggi in Libano, mi ritrovo a tornare con il pensiero a quel momento sul Golgota, quando il mondo rimase in silenzio davanti a un uomo crocifisso, mentre lui portava nel cuore un amore che la violenza non riuscì a uccidere.

La fede e il dolore

Cristo non venne con le armi né con un esercito. Venne con un cuore aperto. E quando salì sulla croce, non fu perché il mondo fosse giusto, ma perché era spezzato. In uno dei momenti più profondi del dolore umano gridò: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Vangelo di Matteo 27,46)

Questo grido non è debolezza; è lo specchio del grido di ogni uomo che soffre. Oggi molte famiglie in Libano rivolgono la stessa domanda al cielo. Non perché abbiano perso la fede, ma perché a volte il dolore è più grande delle parole. La vera fede non elimina la sofferenza: la attraversa.

Eppure, anche sulla croce, nel momento in cui il suo cuore avrebbe potuto riempirsi di rabbia, Cristo scelse un’altra strada. Guardò coloro che lo avevano crocifisso e disse: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Vangelo di Luca 23,34)

Quanto appare difficile questa parola in tempo di guerra. Come si può amare il nemico mentre si vedono le proprie case distrutte e il proprio paese crocifisso? Ma il messaggio del Vangelo non è mai stato facile. Cristo disse ai suoi discepoli: «Amate i vostri nemici, benedite quelli che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano e pregate per quelli che vi perseguitano» (Matteo 5,44)

Questo amore non è resa al male; è il rifiuto di lasciare che il cuore umano diventi un’altra forma della violenza che lo distrugge. La guerra può distruggere le città, ma non può vincere un cuore che ha scelto la misericordia.

Ai piedi della croce c’era una madre: Maria. Una madre che vide suo figlio crocifisso davanti ai suoi occhi, senza poter fermare i chiodi né il dolore. Ogni madre in Libano oggi comprende quel momento. Ogni madre che aspetta notizie di suo figlio, che teme per la sua casa, che prega nel silenzio della notte… assomiglia a Maria che stava sotto la croce.

Per questo molti affidano a lei il loro dolore, come il discepolo che Cristo le affidò dicendo: «Donna, ecco tuo figlio… ecco tua madre» (Giovanni 19,26–27).

La speranza e la resistenza

In quell’istante Maria divenne madre di tutti i sofferenti: madre di ogni paese crocifisso e di ogni popolo che guarda il cielo chiedendo quando finirà questa notte.

Oggi il Libano sembra sospeso sulla croce tra molte forze, tra interessi e conflitti che non hanno pietà. Ma la storia della croce nel Vangelo non finisce con la morte. Dopo il buio arriva l’alba, e dopo il Venerdì Santo viene la luce della Risurrezione.

Per questo, nonostante il dolore, la speranza rimane un atto di resistenza spirituale: amarci gli uni gli altri nonostante le divisioni, proteggere la nostra umanità nonostante la guerra, rifiutare che il nostro cuore diventi un campo di battaglia.

Non ci resta che pregare affinché Dio custodisca il Libano, guarisca le ferite del suo popolo e semini la pace nei nostri cuori, perché possiamo amarci gli uni gli altri — perfino i nostri nemici — poiché solo l’amore può far scendere i crocifissi dalle croci di questo mondo.