La Procura generale di Milano ha certificato la regolarità della grazia presidenziale. Ora la coppia passa al contrattacco in tribunale — a Roma e a New York.
Il 3 giugno la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni ha messo nero su bianco ciò che i legali di Nicole Minetti attendevano: nella grazia concessa dal presidente Sergio Mattarella all’ex consigliera regionale lombarda non vi è nulla di irregolare. Le notizie diffuse si sono rivelate tutte non vere, come accertato dalla stessa Procura. Era la smentita ufficiale attesa. Ed è scattato il contrattacco.
Gli avvocati Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi hanno avviato una causa davanti al Tribunale di Roma contro la società editrice del Fatto Quotidiano, il direttore Marco Travaglio e più di una decina di giornalisti, per quella che Minetti e Cipriani definiscono una «violenta campagna di stampa diffamatoria». Il primo incontro di mediazione è fissato per il 26 giugno. La richiesta di risarcimento per diffamazione e lesione dei diritti della personalità ammonta a 5 milioni di euro.
Ma è il fronte americano a dare le dimensioni vere dello scontro. La società Cipriani Usa Inc. ha depositato alla Corte distrettuale di New York un documento di 34 pagine chiedendo 250 milioni di dollari — oltre 216 milioni di euro — al Fatto Quotidiano e alla Rai, per le notizie sulla grazia e le puntate di Report. L’accusa, formulata secondo il diritto statunitense, non è semplice diffamazione: i legali parlano di «interferenza illecita con rapporti commerciali futuri, falsa rappresentazione dannosa e denigrazione commerciale». Tra i danni materiali documentati, lo slittamento di un finanziamento da 50 milioni di dollari.
Il documento elenca quattro affermazioni che la coppia ritiene false e diffamatorie: che Cipriani fosse stato socio di Jeffrey Epstein e ne avesse ricevuto 800 mila sterline; che il ministro della Giustizia Nordio si fosse incontrato con la coppia in Uruguay per discutere la grazia; che Minetti e Cipriani avessero organizzato festini a base di sesso e droga a Punta del Este; e che avessero corrotto funzionari pubblici uruguaiani per ottenere un’adozione.
La scelta del foro newyorkese non è casuale: il gruppo Cipriani — azienda globale di ristorazione e ospitalità fondata a Venezia nel 1931 con il leggendario Harry’s Bar — opera negli Stati Uniti, dove il calcolo dei danni reputazionali ed economici segue criteri assai più estensivi che in Italia.
Il Fatto non si è detto intimorito. Marco Travaglio ha replicato che le notizie erano state date «con nome e cognome», rivendicando la solidità delle fonti. La partita, ora, si sposta nelle aule — a Roma il 26 giugno, a New York nei prossimi mesi. Il totale delle richieste supera i 255 milioni tra le due giurisdizioni.
