ll cardinale Matteo Zuppi, inviato speciale della Santa Sede per la missione umanitaria tra Russia e Ucraina, ha visitato il campo di detenzione “Zakhid-1”, nella regione di Leopoli, dove sono custoditi prigionieri di guerra dell’esercito russo. Nel corso dell’incontro ha portato ai detenuti un messaggio di vicinanza di Papa Leone XIV: “Il Papa prega perché la guerra finisca il prima possibile e perché tutti voi possiate tornare presto a casa”. 

Zuppi ha consegnato ai prigionieri alcuni doni inviati dal Pontefice, tra cui un portachiavi con lo stemma papale, un’immagine di Leone XIV e una riproduzione dell’icona della Salus Populi Romani, ribadendo che il Papa lo ha mandato “per essere voce di speranza” accanto a quanti soffrono a causa della guerra. ([Avvenire][1])

La visita rientra nella missione umanitaria affidata a Zuppi da Papa Francesco e confermata da Leone XIV, finalizzata a favorire gli scambi di prigionieri, il rimpatrio dei civili e il mantenimento di un canale di dialogo tra Kiev e Mosca. Durante la permanenza nel campo, il presidente della Cei ha anche verificato le condizioni di detenzione dei prigionieri e ha rinnovato l’appello affinché il conflitto abbia termine al più presto. 

L’incontro con i militari russi detenuti nel campo

Sotto una pioggia battente, oltre tre portoni blindati, tra filo spinato, sbarre e torrette di sorveglianza, il cardinale Matteo Zuppi ha fatto ingresso nel centro di detenzione “Zakhid-1”, nella regione di Leopoli, dove sono custoditi prigionieri di guerra dell’esercito russo. È il primo momento della nuova missione umanitaria in Ucraina affidatagli da Papa Leone XIV, nel solco dell’iniziativa avviata da Papa Francesco. 

Nel corso dell’incontro il presidente della Cei ha portato ai detenuti un messaggio personale del Pontefice: “Il Papa prega perché la guerra finisca il prima possibile e perché tutti voi possiate tornare presto a casa”. A ciascun prigioniero sono stati consegnati tre doni inviati dal Papa: un portachiavi con lo stemma pontificio, un’immagine di Leone XIV e una riproduzione dell’icona della Salus Populi Romani, segni di vicinanza e di speranza. 

L’inviato di Avvenire, Giacomo Gambassi, che ha accompagnato Zuppi all’interno della struttura, descrive un ambiente segnato da cancelli d’acciaio, chiavistelli e piazzali chiusi dove “le mura lasciano scorgere solo il cielo”. Nel suo reportage racconta che il cardinale ha voluto percorrere l’intero tragitto riservato ai prigionieri, visitando anche gli ambienti dove vengono accolti al loro arrivo, le stanze in cui depongono le uniformi militari e i locali destinati alle docce, soffermandosi a verificare personalmente le condizioni della detenzione.

Secondo Gambassi, la visita ha avuto un duplice obiettivo: testimoniare la vicinanza del Pontefice a chi vive la prigionia e confermare l’impegno della Santa Sede sul piano umanitario. La missione vaticana continua infatti a favorire gli scambi di prigionieri, il rimpatrio dei civili e delle salme dei caduti e il mantenimento di un canale di dialogo tra Kiev e Mosca, attraverso il quale, negli ultimi tre anni, sono transitati migliaia di nominativi di detenuti.