Edgar Morin è morto a Parigi il 29 maggio 2026, alla vigilia del suo centoquinto compleanno, all’età di 104 anni. La notizia è stata comunicata dalla moglie, Sabah Abouessalam Morin, all’agenzia AFP.
Nato a Parigi l’8 luglio 1921 con il nome di Edgar Nahoum, figlio unico di una famiglia ebrea sefardita emigrata da Salonicco e originaria di Livorno, la sua esistenza iniziò superando circostanze drammatiche: venne al mondo apparentemente privo di vita e fu salvato dal medico solo dopo una lunga e faticosa rianimazione.
Antifascista durante la guerra civile spagnola, nel 1941 si iscrisse al Partito Comunista Francese e partecipò attivamente alla Resistenza contro l’occupazione nazista, assumendo lo pseudonimo “Morin”, il cognome della sua futura moglie. Quel nome sarebbe diventato, nel tempo, uno dei più celebri della cultura europea.
Uno dei suoi contributi principali fu l’elaborazione della teoria del “pensiero complesso”, che punta a superare il modo di pensare riduzionista, di origine cartesiana, e a proporre una visione della conoscenza capace di cogliere le interconnessioni tra fenomeni sociali, culturali e scientifici. L’originalità di questo ebreo laico, che si considerava un “predatore di conoscenza”, risiedeva nel suo rifiuto della frammentazione del sapere, a favore di una visione culturale e scientifica multidisciplinare.
L’opera più ambiziosa della sua produzione intellettuale è Il Metodo, composta di sei volumi, ognuno dedicato a concetti filosofici fondamentali come la conoscenza, l’identità, le idee. Scritto nell’arco di trent’anni, rimane un monumento del pensiero contemporaneo.
Morin è stato presidente dell’Associazione per il Pensiero Complesso, con sede a Parigi, presidente dell’Agenzia europea per la Cultura, e professore onorario dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales, dove dal 1977 è stato direttore di studi.
“Fino ai suoi ultimi giorni, Edgar Morin è rimasto attento al mondo, agli altri e alle grandi sfide umane che hanno nutrito il suo pensiero”, ha dichiarato la moglie. Il presidente Emmanuel Macron lo ha omaggiato come “uno spirito universale”.
Pensatore instancabile, aveva attraversato il Novecento da protagonista — la Resistenza, il Maggio ’68, i dibattiti sul futuro dell’Europa e dell’umanità — senza mai smettere di interrogarsi. Fino alla fine.
