Sicilian Ghost Story è il titolo di un film del 2017 sulla vicenda di Giuseppe di Matteo, il bambino palermitano rapito e sciolto nell’acido in rappresaglia alle rivelazioni del padre Santino di Matteo, pentito di Cosa Nostra diventato collaboratore di giustizia.
La pellicola diretta da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza fu prodotta da Massimo Cristaldi, un mio caro amico, recentemente scomparso.
La narrazione, molto apprezzata dalla critica, riuscì a mitigare l’oscenità dell’azione criminale con il racconto fiabesco di Luna, la fidanzatina di Giuseppe che cerca il suo innamorato senza perdere la speranza.
L’ambiente onirico e misterioso dei fantasmi siciliani può senz’altro fare riferimento ai personaggi di Cosa Nostra che per decenni hanno latitato rimanendo legati al loro territorio di origine.
Il collega Riccardo Lo Verso, in un suo articolo apparso sul Foglio del 5 giugno 2021 citava il filosofo Jacques Deridda nella frase, “l’avvenire appartiene ai fantasmi”.
Pensava evidentemente a Matteo Messina Denaro, mandante del rapimento e della crudele e macabra uccisione del piccolo Giuseppe.
Il boss, considerato l’ultimo dei corleonesi, è stato catturato dai Carabinieri la mattina del 16 gennaio 2023.
Il giorno dell’arresto c’era pioggia a Palermo come cornice scenografica alla sua fantomatica furtività mantenuta per oltre trent’anni.
Matteo Messina Denaro, sotto mentite spoglie, si stava facendo curare in una clinica privata del capoluogo siciliano.
Nell’operazione sono stati coinvolti i reparti speciali dell’Arma che hanno bloccato il superlatitante in un goffo tentativo di fuga.
Nessun guardiaspalle, nessun colpo esploso, certezza assoluta di reperire il personaggio giusto, al posto giusto e al momento giusto…
Nella spettralità del pensatore francese l’apparire faceva vacillare l’essere. Un concetto che, traslato nella giustizia, fa vacillare la verità. Ci allontana da essa. Si resta schiacciati dal peso dei fantasmi, ossessionati dalla loro presenza-assenza.
È ormai una costante che personaggi di spicco della criminalità organizzata, si lascino catturare nel momento dell’insopprimibile bisogno di cure oncologiche.
È il caso oggi di Messina Denaro, fu il caso ieri di Totò Rina e Bernardo Provenzano.
Due mesi fa, a novembre 2022, Salvatore Baiardo, il pentito che aiutò la latitanza dei Giuseppe e Filippo Graviano aveva fatto delle rivelazioni choc al collega Massimo Giletti per il suo programma in onda su La7, “Fantasmi di mafia”.
“Chissà che non arrivi un regalino – aveva dichiarato il Baiardo – che un Matteo Messina Denaro, che presumiamo sia molto malato, faccia una trattativa lui stesso di consegnarsi per un arresto clamoroso”.
In quell’intervista il Baiardo poi aggiungeva che “l’unica speranza dei Graviano è che venga abrogato l’ergastolo ostativo”.
Il conduttore aveva sottolineato che forse il nuovo governo (quello guidato da Giorgia Meloni) avrebbe potuto smuovere le cose.
Il pentito aveva poi aggiunto che: “Tutto potrebbe già essere programmato da tempo” e che le trattative Stato-Mafia non si sarebbero mai veramente fermate.
https://youtu.be/5vYTD7uDy0A
Lungi da semplificazioni della realtà e con il rispetto per le istituzioni e il lavoro di inquirenti, forze dell’ordine e magistrati, il rispetto verso le tante vittime della mafia, i loro familiari e la gente onesta della nostra Italia, è un atto dovuto ancora più grande.