Molti titoli italiani hanno definito la Charles de Gaulle ‘componente principale della strategia di dissuasione nucleare francese’. È un’affermazione tecnicamente imprecisa che vale la pena correggere, perché confonde il lettore su cosa stia realmente succedendo.

La deterrenza nucleare francese — la Force de Frappe — si basa su due pilastri: i sottomarini lanciamissili balistici (SSBN) della classe Le Triomphant, quattro unità capaci di sparare missili M51 con gittata intercontinentale e testate nucleari TN75, e gli aerei da combattimento terrestri Rafale e Mirage con missili da crociera ASMP-A a capacità nucleare. Una portaerei di superficie — per quanto potente — non è e non può essere uno strumento di deterrenza strategica: è un bersaglio di 261 metri, visibile, tracciabile, vulnerabile agli sciami di droni e ai missili anti-nave, come ha dimostrato lo stesso conflitto iraniano con i tentativi di attacco alla USS Abraham Lincoln. Un drone russo è riuscito ad avvicinarsi alla Charles de Gaulle fino a sette miglia nautiche mentre era ormeggiata a Malmö, pochi giorni prima che la nave cambiasse rotta. Non esattamente un simbolo di invulnerabilità.

I Rafale Marine imbarcati sulla Charles de Gaulle possono effettivamente trasportare missili da crociera ASMP-A a testata nucleare — ma solo su ordine diretto del Presidente della Repubblica, unico titolare dell’autorizzazione all’uso della Force de Frappe. E in ogni caso, la deterrenza nucleare non si esercita mandando una portaerei sotto costa: si esercita con i sottomarini in immersione, invisibili, permanentemente pronti. Quelli non li vede nessuno — e per questo funzionano.

Allora perché la Charles de Gaulle è in rotta verso il Mediterraneo orientale? La ragione è politica e operativa, non nucleare. I droni iraniani hanno colpito una base navale di Abu Dhabi dove erano presenti truppe francesi. Macron ha convocato un Consiglio di Difesa e ha dichiarato che la priorità è ‘la sicurezza dei nostri connazionali’.

La portaerei porta con sé circa 30 caccia Rafale, sistemi di difesa aerea Aster-15, guerra elettronica, capacità di proiezione aerea immediata su tutta la regione. È uno strumento di presenza, di copertura aerea, di protezione degli interessi francesi e dei cittadini in zona di crisi. In altre parole: non è deterrenza nucleare. È politica di potenza. E la Francia lo fa bene da decenni.

Questo non è un dettaglio da tecnici. Chiamare ‘deterrenza nucleare’ una portaerei significa gonfiare artificialmente la posta in gioco e alimentare paura invece di comprensione.