Sessualizzazione e oggettivazione, ricerca del potere, indifferenza e relativismo: si tratta di tentazioni che ci riguardano tutti. Vigilare significa anche mettersi in ascolto, restare svegli per cogliere un sussurro di bene nel rumore quasi assordante del mondo.

Scorrere i file del caso Epstein (oltre 700, per le righe che seguono) resi disponibili dal Dipartimento della giustizia degli Stati Uniti equivale a compiere un viaggio nella banalità patologica e tragica del contemporaneo. Finora l’attenzione dei media si è concentrata per lo più sulle dinamiche degli abusi sessuali, sui legami tra il finanziere e le élite globali e sulle implicazioni politiche dello scandalo, con particolare voluttà per i “nomi eccellenti” trascinati nel fango.

Qualche interesse ha riscosso anche l’attrazione del “circolo Epstein” per la Chiesa cattolica. In particolare, nei documenti si trova conferma dell’inimicizia – già piuttosto evidente – di Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca e consigliere del presidente Trump, verso papa Francesco, reo di costituire un ostacolo alla realizzazione dell’agenda neo-con. Ma dai documenti traspare molto più dei vaneggiamenti dell’ideologo della destra radicale a stelle strisce.

Nei file di Epstein la quantità di riferimenti al cattolicesimo è tale da raggiungere il grado di fissazione maniacale, superando di gran lunga l’attenzione riservata a ogni altra religione, a cominciare da ebraismo e islam. Epstein conserva link a materiale online, scansioni di libri e articoli, commenti su vicende della politica statunitense con presunte connessioni alla Chiesa cattolica e chiacchiericcio su vicende interne alla Chiesa stessa. Epstein e il suo circolo commentano la rinuncia di papa Benedetto XVI, il caso Roberto Calvi («Una lettura obbligatoria per chiunque voglia comprendere le dimissioni improvvise del papa tre decenni dopo», si scrive in uno scambio di mail), così come l’udienza negata da papa Francesco a Mike Pompeo nel 2020, a forte rischio di strumentalizzazioni politiche (ed ecclesiali).

Molto del materiale riguarda il rapporto – spesso conflittuale – tra le diverse anime del cattolicesimo, impropriamente banalizzato nello scontro fra “progressisti” e “conservatori”. «Non ci sono e non ci saranno mai donne prete nella Chiesa cattolica», si legge in uno scambio WhatsApp del 2018 fra Steve Bannon e un utente secretato. «I preti agiscono in persona Christi (nella persona di Cristo) e la Chiesa è la sposa di Cristo. Ogni confessione che ha tentato “l’ordinazione” femminile ha visto un calo della propria fede (ad esempio gli anglicani). Ma la gente cercherà con tutte le sue forze di sovvertire la Chiesa». Ulteriori critiche sono espresse da Bannon nei confronti dell’accordo provvisorio tra la Santa Sede e il governo cinese, siglato nel 2018 e rinnovato più volte fino al 2028, allo scopo di regolare la nomina dei vescovi cattolici in Cina.

Attenzione, però, a non cadere nel tranello dell’ennesimo sedicente defensor fideinel “circolo Epstein” la religione è sistematicamente ridotta a leva per il potere, subordinata a interessi personali, economici e di influenza. Basti pensare alla viscida superficialità con cui, nelle stesse chat, ci si abbandona a commenti sessisti sulle «brave ragazze delle scuole cattoliche», che coinvolgono le medesime personalità che da tempo provano ad accreditarsi – anche in Italia – come guardiani della purezza della fede cristiana.

La religione, in special modo cattolica, è evocata nei peggiori contesti. Si legge in uno scambio di mail tra Jeffrey Epstein e un suo compare, nel 2011, a proposito di una conoscenza comune: «Ho incontrato una delle quattro figlie di… A quanto pare, non è un cattolico devoto. Peggio ancora: è un mormone devoto! E sua figlia è una bomba!». Riferimenti religiosi emergono continuamente nelle deposizioni, anche delle vittime di violenza sessuale. Rimandi al cattolicesimo sono utilizzati per umiliare le giovani donne rispetto a una condotta non in linea con i precetti della Chiesa, specie in tema di sessualità e aborto.

«Una delle ragazze era una prostituta e una madre, sai, di tutti i tipi… Queste non sono delle piccole studentesse cattoliche perbene», sostiene Epstein in una dichiarazione giurata del 2019. Racconta un testimone: «Una ragazza filippina cattolica un giorno è venuta da me piangendo perché aveva trovato [a casa di Epstein] una foto del papa (Giovanni Paolo II, nda) messa accanto a quella di una ragazza nuda, entrambe le foto, e ha detto che era una mancanza di rispetto. Quindi, sapete, era scioccata. Ovviamente aveva bisogno di un lavoro, ma…». Una domestica, anch’essa cattolica, si lamenta di dover riordinare i resti disgustosi dei festini di Epstein.

«La Chiesa può essere esilarante!», scrive qualcuno in uno scambio di mail. Cosa trovassero “divertente”, Epstein e il suo giro di conoscenti, è ben noto. A proposito del cattolicesimo, Epstein sembra interessarsi di tutto e di nulla: dal matrimonio di Isabella di Castiglia alle statistiche sui cattolici a Chicago, dagli esorcismi alle proprietà immobiliari delle diocesi cattoliche negli Stati Uniti, dagli atti di vandalismo contro edifici di culto cattolici fino ai «pericoli di un’educazione cattolica». Diversi scambi di messaggi coinvolgono temi di attualità. «Come cattolico credi nella pena capitale?», chiede qualcuno in una chat. «Certamente, e in gran quantità», risponde qualcun altro. «E la redenzione?», ci si domanda.

Nei file si trovano scansioni di libri di storia e di “crescita spirituale”, scambi di barzellette a sfondo sessuale sul cattolicesimo, critiche al processo “cattolico” intentato nel 1964 per oscenità contro il cabarettista Lenny Bruce, fino a disquisizioni sull’affiliazione religiosa di personalità di politica, spettacolo e sport (fra gli altri, John F. Kennedy, Joe Biden, Bruce Springsteen). «Per favore, non dire a Biden che sto lavorando di domenica. LOL. Quel cattolico…», scrive qualcuno a Epstein. «Potrebbe dire ai suoi amici Whoopi Goldberg, David Boies e il papa che sto lavorando di domenica. Mamma, Dio si arrabbierà con me per aver infranto le regole di domenica». Proprio il papa – Francesco – è oggetto delle battute dozzinali di Jeffrey Epstein e del fratello Mark. «Probabilmente sei abbastanza intelligente da lasciare la città quando c’è il papa, ma se sei a New York, lui sarà proprio dietro l’angolo rispetto a dove vivi. Dovresti invitarlo a bere un egg cream e a scambiarvi delle storie», scrive Mark nel settembre 2015. «Ho pensato di invitarlo per un massaggio», replica Jeffrey, dando poi sfogo a volgarità blasfeme a sfondo sessuale.

Fra le moltissime recensioni che vengono inoltrate a Epstein, alcune stupiscono. Nel 2012 gli viene inviato il commento ad un articolo di David P. Goldman per First Things. Nell’approfondire il rapporto fra musica e matematica, l’autore cita anche il De Musica di Agostino di Ippona. Annota il contatto di Epstein: «Superbo. Lo adoro. Anche se forse Goldman legge più in Agostino di quanto non ci sia in realtà (un cattolico non è solito farlo, anche se Goldman è ebreo), mostra una profonda connessione tra matematica e musica (e realtà ultima?). […] Goldman è un personaggio interessante, con una carriera bizzarra».

Jeffrey Epstein intrattiene rapporti di eguale strumentalizzazione con ogni parte, ideologica o religiosa che sia, dimostrando una sostanziale indifferenza rispetto all’autentico valore della fede. Ironia della sorte (o della derisione?), in un verbale del 2008 Jeffrey Epstein – di famiglia ebraica, ma senza alcun legame personale con la fede – è indicato come di religione cattolica. Agli enti di beneficenza cattolici l’affarista riserva laute donazioni (è il caso della Catholic Charities of the Virgin Islands, la maggiore organizzazione cattolica delle Isole Vergini americane), solo per preoccuparsi, in seguito, che la notizia abbia la massima visibilità fra i risultati dei motori di ricerca e un ritorno finanziario.

In uno scambio di mail con Epstein, il fotografo statunitense Andres Serranolamenta l’organizzazione di una protesta della Lega cattolica di William A. Donohue dopo l’inaugurazione di una sua mostra – alla quale Epstein è invitato – sguaiatamente blasfema. L’iniziativa pone a Serrano alcune difficoltà con Raul Castro a Cuba, per cui impetra la mediazione di Epstein («Pensavo che non fossero cattolici», si giustifica Serrano). Serrano è lo stesso che, in una rabberciata operazione estetica della propria reputazione, in un’intervista del 2012 per Scene (conservata da Epstein) dichiara: «Non sono un bigotto anticristiano. Voglio che il papa riconosca che sono un buon cristiano, che mi accolga come un artista religioso. Voglio lavorare con lui».

È interessante, e in certa misura coerente, che tra i documenti dell’archivio di Epstein trovi spazio un libro di Marc D. Hauser, biologo evoluzionista (l’evoluzionismo è uno degli interessi ricorrenti di Epstein), dal titolo Evilicious. Alle radici dell’odio e della crudeltà. Nel commentare episodi di delirio a sfondo religioso, l’autore sostiene: «Le stime rivelano un numero maggiore di casi tra le società cattoliche rispetto a quelle islamiche o protestanti, e il numero minore tra le società indù, sebbene gli esperti non siano certi del motivo per cui esistano tali particolari distorsioni». Alla luce di quanto emerso, forse le statistiche andrebbero aggiornate.

Uno speciale rilievo hanno per Epstein e il suo cerchio di influenza le vicende connesse agli abusi sessuali su minori commessi da membri del clero cattolico, soprattutto negli Stati Uniti, in Italia e in Irlanda. Tenendo conto dei reati ascritti a Epstein e ad altri membri del suo gruppo di conoscenze, fa rabbrividire constatare la quantità di studi sull’adescamento sessuale dei minori conservati tra i file. A proposito di abusi sessuali, stupisce la leggerezza di una mail inviata da Kathryn “Kathy” Ruemmler, ex consigliera giuridica della Casa Bianca al tempo di Barack Obama: «Hahaha. Quanto tempo resterai a New York? È stato un viaggio fantastico. Mi hanno lasciata in pace. Quando torno, inizierò un’indagine sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica».

Sul caso Epstein il Dipartimento della giustizia statunitense ha finora reso pubblici circa 3 milioni e mezzo di file (più 2 mila video e 180 mila immagini), che secondo stime indipendenti costituiscono una frazione ancora minima (attorno all’1-2%) delle prove complessive in possesso delle autorità. Qualcuno scrive in una chat: «Anche se ho infranto molte regole cattoliche, ne rispondo a Dio, non alla Chiesa». Qualcun altro commenta via mail, a proposito dell’eredità di Epstein: «Puoi opporti alla Chiesa cattolica, ma non a Epstein e soci». Nei riguardi del cristianesimo, ciò che emerge dai file di Epstein non è l’elaborazione di un’alternativa strutturata (né potrebbe esserlo viste le personalità coinvolte), quanto piuttosto una subdola erosione sostanziale, un modus vivendi et operandi in aperta contraddizione con l’essenza della fede. Una incompatibilità di sistema fondata su sessualizzazione e oggettivazione, ricerca del potere, indifferenza e relativismo:

1. Il materialismo è l’unico cielo e il soddisfacimento sessuale è il solo orizzonte.Documenti e testimonianze dimostrano quanto la visione di Epstein e del suo circolo deformi la bellezza della sessualità fino alla più estrema (e ordinaria) mercificazione: nei file dell’archivio Epstein donne e ragazze sono definite un «intrattenimento sessuale istantaneo», una merce che viene «prestata» più volte, un «harem» accessibile per sé e gli “amici”. Qualcuno fa notare a Epstein in una mail: «Mi chiedo se avere 400 donne a tua disposizione possa portare l’armonia che può dare una relazione profonda con una sola donna». La risposta di Epstein è sprezzante: «Per sbaglio hai scritto una frase nabokoviana, “at your disposal” significa disponibile, “in your disposal” significa nel bidone della spazzatura».

2. La fede è concepita come strumento per il perseguimento di interessi personali, per saldare rapporti di potere e la fedeltà a piccoli gruppi di influenza. Lo riassume con efficacia il passaggio di un articolo di Andrew Preston per Foreign Affairs, conservato tra i file di Epstein: «Almeno in teoria, gli Stati Uniti dovrebbero essere ben posizionati per affrontare un mondo di geopolitica basata sulla fede». Gli fa eco in una mail il sultano Ahmed bin Sulayem, ex presidente e CEO di DP World, colosso multinazionale della logistica con sede a Dubai: «Forse non sorprende del tutto che i fondamentalisti sciiti iraniani, non diversamente dai loro omologhi cristiani evangelici, cattolici, ebrei ortodossi e musulmani sunniti, dedichino una quantità eccessiva di tempo a riflettere sulla sessualità. Sono esseri umani, dopotutto. Ma le manie sessuali dei fondamentalisti religiosi iraniani meritano un’attenzione maggiore, soprattutto perché controllano uno Stato con ambizioni nucleari, vaste ricchezze petrolifere e una popolazione giovane, dinamica e repressa».

3. La componente sociale della fede, espressa in campo cattolico dalla dottrina sociale della Chiesa, è percepita come intollerabile: uguale dignità di ogni persona, bene comune, solidarietà e sussidiarietà, democrazia. Il 17 marzo 2013, domenica del primo Angelus di papa Francesco a quattro giorni dalla sua elezione, Epstein scrive nei suoi «commenti senza censura» a proposito della filantropia cattolica: «Non possono escogitare una struttura e un obiettivo migliori? Poi affermare in modo ridicolo che ogni vita è uguale. Se è così, allora date a ciascuno dei miliardi di bambini [poveri] un dollaro per il cibo. Ogni anno, salvate un miliardo di vite. È il cattolicesimo al suo peggio».

Si tratta di tentazioni che ci riguardano tutti. Vigilare significa anche mettersi in ascolto, restare svegli per cogliere un sussurro di bene nel rumore quasi assordante del mondo.

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