Economista di fama internazionale, record di lauree e dottorati honoris causa, ma soprattutto uomo dalle origini umili mai rinnegate, Luciano Vasapollo incarna un’idea di università come coscienza critica e servizio. Tra Laudato si’, Fratelli tutti, cineforum su san Francesco e l’impegno per l’Università della Pace con i Francescani dell’Immacolata, il suo percorso accademico e umano restituisce dignità al sapere e fierezza a chi, come Mediafighter, ne condivide il cammino.
C’è una fierezza che non nasce dall’autocelebrazione, ma dal riconoscimento di un cammino umano e intellettuale che parla da sé. È la fierezza di Mediafighter nel poter annoverare tra i suoi collaboratori il chiarissimo professor Luciano Vasapollo, economista di fama internazionale, studioso rigoroso e prolifico, autore di oltre cento volumi di economia politica e scienze sociali, formatore di generazioni di studenti in Italia e nel Sud del mondo. Una produzione scientifica solida, riconosciuta ben oltre i confini nazionali, che rende ancora più evidente l’ingratitudine di una parte delle istituzioni accademiche italiane, a cominciare dalla Sapienza di Roma, dove Vasapollo è stato anche decano di Economia, senza mai rinunciare alla libertà critica, neppure quando questa lo ha esposto a isolamento e conflitto.
La sua traiettoria è, in questo senso, profondamente controcorrente. Origini umili mai rinnegate, nessuna mitologia del successo costruita a posteriori, ma il percorso limpido di un self-made man che ha attraversato studio, docenza, militanza culturale e impegno civile con una coerenza rara. Dietro il record mondiale – difficilmente eguagliabile – di lauree e dottorati honoris causa conferiti da università del Sud del mondo, non c’è la ricerca di prestigio, ma il riconoscimento di una fedeltà: fedeltà alle persone, ai popoli, a una visione dell’economia come scienza storica ed etica, non riducibile a tecnica neutrale.
Sei titoli honoris causa tra Cuba e Venezuela, l’ultimo conferito dall’Università dell’Avana in una cerimonia densa di significati politici, culturali e spirituali, raccontano solo una parte della storia. L’altra parte è fatta di aule universitarie vissute come luoghi di coscienza, di studenti accompagnati più che istruiti, di una produzione scientifica imponente che non ha mai perso il contatto con la sofferenza reale delle disuguaglianze globali, dello sfruttamento, delle guerre e delle migrazioni.
Nel suo percorso accademico, Vasapollo non ha mai rinunciato ai manuali di economia, né tantomeno al rigore disciplinare. Al contrario, ha fatto largo uso delle sue stesse opere scientifiche come strumenti formativi avanzati. A questo impianto teorico solido ha però scelto consapevolmente di integrare criticamente i grandi documenti del Magistero di Papa Francesco, in particolare Laudato si’ e Fratelli tutti, assunti come chiavi interpretative del mondo contemporaneo: testi capaci di interrogare i modelli di sviluppo, il rapporto tra economia ed ecologia, tra mercato e fraternità, tra globalizzazione e giustizia sociale. Non appendici etiche, ma un dialogo serio tra Dottrina sociale della Chiesa ed economia politica critica.
Accanto allo studio, anche la dimensione culturale e simbolica ha trovato spazio nel suo metodo didattico. Emblematici i cineforum dedicati ai film su san Francesco d’Assisi, utilizzati come strumenti pedagogici per riflettere su povertà, pace, potere, fraternità e alternative al paradigma dominante. Un modo concreto per mostrare che la formazione passa anche attraverso il linguaggio dell’arte e del racconto, là dove le categorie teoriche diventano esperienza umana.
Questa coerenza non è rimasta confinata all’università. Vasapollo ha mostrato lo stesso coraggio nello spazio pubblico, denunciando apertamente il coinvolgimento del Dipartimento di Fisica della Sapienza in progetti legati alle ottiche militari della Leonardo, chiamando in causa direttamente la governance accademica e la rettrice Antonella Polimeni. Così come non ha esitato a entrare in tensione pubblica, anche in televisione, con Matteo Salvini sulla questione dei migranti, rifiutando ogni retorica securitaria e rivendicando una lettura umana, sociale e politica del fenomeno.
È forse qui che emerge con maggiore evidenza la sua statura umana: sensibilità verso gli ultimi, capacità di ascolto, fedeltà alle proprie convinzioni anche quando diventano scomode. Un tratto che molti riconoscono come tipico di una certa fierezza calabrese: schiena dritta, parola franca, rifiuto dell’opportunismo.
Questa traiettoria umana e intellettuale ha incontrato nel tempo anche la stima personale e l’amicizia sincera di Papa Francesco. Un rapporto non episodico né strumentale, fondato su un dialogo reale attorno ai grandi temi della pace, delle disuguaglianze globali, delle migrazioni e della giustizia sociale. Una sintonia che si è tradotta non solo in riferimenti ideali, ma in un’assunzione concreta del Magistero di Francesco come orizzonte culturale e formativo.
Alla stessa radice si colloca la stima e l’amicizia con il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, con il quale Vasapollo condivide una visione convergente della pace come processo culturale e politico, della Chiesa come spazio di mediazione e prossimità, dell’impegno per i poveri e i migranti come criterio di autenticità evangelica. Relazioni costruite nel tempo, nella convinzione comune che il pensiero critico, quando è onesto, possa e debba dialogare con la coscienza cristiana del nostro tempo.
Da qui nasce anche il suo impegno nella promozione dell’Università della Pace, portata avanti insieme ai Francescani dell’Immacolata e intitolata a Papa Francesco: un progetto educativo che tiene insieme sapere, fraternità e responsabilità storica, e che guarda alla pace non come utopia, ma come costruzione quotidiana.
In un tempo in cui l’accademia rischia l’autoreferenzialità e il sapere viene spesso addomesticato, la parabola di Luciano Vasapollo dice altro: che il sapere è credibile solo se resta incarnato, che l’università ha senso solo se accetta il conflitto in nome della giustizia, che il riconoscimento più alto non è inciso su una pergamena, ma si legge nella fiducia degli studenti, nelle comunità che si sentono rappresentate, nei ponti costruiti tra i popoli.
Per questo Mediafighter non si limita a registrare un primato accademico. Rivendica, con orgoglio sobrio ma netto, di condividere un tratto di strada con un intellettuale che ha fatto della dignità umana il criterio del pensiero. E che continua a dimostrare, con la sua vita prima ancora che con i suoi titoli, che un’altra università, un’altra economia e un’altra pace non solo sono necessarie, ma sono già in cammino.
