Alessio, quindici anni, e quella sicurezza che deve funzionare anche sotto la pioggia
Al luna park di Spotorno un adolescente è morto dopo aver toccato il “calciometro” su un terreno bagnato dal temporale. Sarà l’inchiesta ad accertare guasti e responsabilità. Ma un’attrazione destinata al pubblico, soprattutto ai ragazzi, non può essere sicura soltanto quando il cielo è sereno e nessuno compie un gesto prevedibile.
Alessio Colletti aveva quindici anni, giocava a calcio nell’Amor Sportiva di Saronno ed era in vacanza al mare con un amico e la sua famiglia. Giovedì sera era andato al luna park di Spotorno, una presenza abituale dell’estate ligure, frequentata da famiglie, bambini e adolescenti.
C’era stata una grandinata. Il terreno era ancora bagnato. Alessio si è avvicinato al calciometro, l’attrazione in cui si colpisce un pallone per misurare la potenza del tiro. Si sarebbe tolto una scarpa per calciare a piede nudo. Poi la scarica elettrica.
I soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarlo. Il ragazzo è stato trasportato in condizioni disperate all’ospedale San Paolo di Savona, dove è morto durante la notte. Il luna park è stato sequestrato e la Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, al momento contro ignoti. Le verifiche dovranno accertare l’origine della dispersione elettrica, lo stato dell’attrazione, dell’impianto di alimentazione e delle protezioni, nonché l’eventuale ruolo dell’acqua caduta poco prima.
Bisogna cominciare da qui, dalla cautela che si deve ai morti e ai vivi: non sappiamo ancora con certezza che cosa sia accaduto.
Non sappiamo se la corrente provenisse dalla macchina, da un cavo, da una centralina, da un collegamento difettoso o da un sistema di messa a terra incapace di interrompere tempestivamente l’alimentazione. Non sappiamo se vi sia stato un guasto improvviso o una carenza precedente, se il temporale abbia creato una condizione eccezionale oppure abbia soltanto rivelato una vulnerabilità già presente.
Sarà una perizia a dover parlare.
Ma la prudenza giudiziaria non impedisce una domanda civile: com’è possibile che un ragazzo, nel compiere un gesto comune davanti a un gioco aperto al pubblico, possa incontrare una tensione capace di ucciderlo?
La felicità sotto tensione
Il luna park è forse il luogo in cui la tecnica si presenta nel modo più innocente. Le luci nascondono i cavi, la musica copre il rumore dei motori, la vernice colorata trasforma strutture metalliche, centraline e ingranaggi in promesse di felicità.
Il pubblico vede il tiro, la ruota, la giostra, il premio. Non deve vedere il rischio perché qualcuno, prima dell’apertura, deve averlo previsto e neutralizzato.
Questo è il patto implicito di ogni attrazione: il visitatore può divertirsi proprio perché non è tenuto a comportarsi come un ingegnere elettrico. Non deve esaminare i collegamenti, misurare la resistenza di terra, verificare il differenziale o domandarsi se la pioggia abbia raggiunto una morsettiera.
Può togliersi una scarpa? La domanda potrà avere importanza nella ricostruzione tecnica. Il corpo scalzo, a contatto con il terreno bagnato, può facilitare il passaggio della corrente e aggravare gli effetti di una dispersione. Ma non può diventare una spiegazione consolatoria.
Un calciometro invita precisamente a colpire un pallone con il piede. Che un adolescente scelga di farlo senza scarpa non è un comportamento tanto remoto o imprevedibile da poter essere escluso dalla valutazione del rischio. Una macchina destinata al pubblico deve essere progettata e gestita tenendo conto non soltanto dell’utente perfettamente istruito, ma anche dei gesti spontanei, ingenui e prevedibili di un ragazzo.
La sicurezza non consiste nel poter dire, dopo una tragedia, che la vittima avrebbe dovuto comportarsi diversamente. Consiste nel costruire condizioni nelle quali un’imprudenza ordinaria non diventi una condanna a morte.
La pioggia non è un imprevisto
Anche il temporale non può essere trattato come un’irruzione dell’inconoscibile.
I luna park estivi vengono installati all’aperto. Sono esposti a pioggia, umidità, vento, polvere, escursioni termiche, urti, montaggi e smontaggi. L’acqua non è un evento metafisico, ma una delle condizioni ambientali che il progettista, l’installatore, il tecnico e il gestore devono considerare.
Se un acquazzone rende pericolosa un’attrazione elettrica, quella macchina deve essere spenta, isolata e controllata prima di essere nuovamente accessibile. Se invece può continuare a funzionare, deve possedere involucri, collegamenti, protezioni, messa a terra e interruttori differenziali adeguati all’uso esterno e alle condizioni prevedibili.
La pioggia non crea dal nulla l’elettricità. Può però offrire alla corrente una strada che, in un impianto integro e correttamente protetto, dovrebbe essere immediatamente interrotta.
Per questo sarebbe semplicistico affermare che Alessio è morto “a causa del temporale”. Il temporale può aver concorso alla dinamica. Ma la funzione della sicurezza elettrica è precisamente quella di impedire che una superficie bagnata, una dispersione o il contatto con una parte metallica si trasformino in folgorazione.
Una protezione che funziona soltanto quando tutto è asciutto non protegge abbastanza.
I controlli esistono
Non siamo di fronte a un settore privo di norme.
Le attrazioni dello spettacolo viaggiante sono disciplinate dal decreto del ministero dell’Interno del 18 maggio 2007, che ha introdotto regole per la registrazione, l’identificazione, la sicurezza e le verifiche. Ogni attrazione deve disporre di documentazione tecnica e di un codice identificativo; sono inoltre previste verifiche periodiche annuali da parte di tecnici abilitati e controlli connessi alle installazioni e all’apertura al pubblico.
Le commissioni di vigilanza, i Comuni, i Vigili del fuoco, le autorità sanitarie e i tecnici assumono competenze diverse a seconda delle dimensioni dell’evento, della tipologia dell’attrazione e delle condizioni dell’installazione. La normativa distingue inoltre la sicurezza originaria della macchina dalla correttezza del montaggio e degli impianti realizzati nel luogo in cui essa viene temporaneamente collocata.
Dunque la domanda non è semplicemente perché manchi una legge.
La domanda è se la legge sia stata applicata, se i documenti corrispondessero allo stato reale dell’apparecchiatura, se le verifiche fossero sostanziali o soltanto formali, se l’impianto fosse stato controllato dopo il montaggio e, soprattutto, se qualcuno avesse valutato le conseguenze della grandinata prima di riaprire o lasciare funzionare l’attrazione.
Una certificazione non è un talismano.
Dice che, in un determinato momento e secondo determinate prove, un’apparecchiatura rispondeva ai requisiti esaminati. Non garantisce che un cavo non sia stato successivamente danneggiato, che un collegamento non si sia allentato, che una protezione non sia stata esclusa o che l’acqua non abbia raggiunto una parte vulnerabile.
La sicurezza è un processo, non una cartella di documenti.
Comincia nel progetto, continua nel montaggio, passa attraverso la manutenzione quotidiana e deve rinnovarsi ogni volta che mutano le condizioni ambientali. Dopo un temporale non basta osservare che le luci si accendono e che la macchina riparte. Bisogna accertare che possa farlo senza trasformare il terreno in un conduttore.
Il luna park storico
Il sindaco di Spotorno ha ricordato che il luna park esiste da almeno vent’anni ed è sempre stato gestito dalle stesse persone. È un elemento che racconta il radicamento della struttura nel paese, non una prova tecnica né in favore né contro qualcuno.
L’abitudine genera fiducia. Se una giostra ha funzionato per anni senza incidenti, il pubblico e talvolta gli stessi operatori possono convincersi che continuerà inevitabilmente a farlo. Ma la sicurezza non si misura con il numero di estati trascorse senza tragedie.
Anzi, l’età di un’attrazione, i continui trasferimenti, i montaggi ripetuti, l’usura, le vibrazioni e l’esposizione alle intemperie rendono ancora più importante la manutenzione. Un cavo non diventa affidabile per consuetudine. Un differenziale non interviene perché il luna park è amato dal paese. Il metallo non conserva memoria delle serate felici.
La familiarità può essere una risorsa umana, ma non può sostituire il dubbio tecnico.
Ogni sera l’attrazione deve essere considerata come se il pubblico dovesse utilizzarla per la prima volta.
Dopo la morte, il rito dell’inchiesta
La sequenza che segue incidenti simili è ormai conosciuta: sequestro, fascicolo per omicidio colposo, nomina dei consulenti, autopsia, perizia sull’impianto, ricerca delle certificazioni, interrogatori.
È giusto che sia così. Occorre stabilire le responsabilità individuali senza processi sommari. Un guasto può avere molte origini e coinvolgere figure diverse: il costruttore, il proprietario, il montatore, il manutentore, il tecnico verificatore, il responsabile dell’impianto elettrico temporaneo, il gestore o chi avrebbe dovuto sospendere l’attività dopo il maltempo.
Ma l’inchiesta penale guarda soprattutto al passato: ricostruisce ciò che è accaduto e cerca chi avrebbe potuto impedirlo.
La prevenzione deve guardare alla sera successiva, al luna park successivo, al prossimo temporale.
Occorrerebbe verificare non soltanto il calciometro di Spotorno, ma tutte le attrazioni analoghe installate nelle località turistiche. Sarebbe ragionevole disporre controlli straordinari sugli impianti elettrici mobili dopo un incidente tanto grave, concentrandosi sulle protezioni differenziali, sulla continuità della messa a terra, sui cavi esposti, sull’impermeabilità delle centraline e sui protocolli da applicare dopo precipitazioni intense.
Non si tratterebbe di criminalizzare un’intera categoria. I giostrai svolgono un lavoro faticoso, regolato e spesso tramandato in famiglia. Molti dedicano grande attenzione alla sicurezza, perché conoscono il peso umano ed economico di ogni incidente.
Proprio per questo un controllo straordinario non sarebbe una persecuzione, ma una forma di tutela anche per gli operatori corretti. Una tragedia non colpisce soltanto una famiglia: incrina la fiducia verso tutti i luna park.
Non morire per un pallone
La storia di Alessio possiede una sproporzione insopportabile.
Un ragazzo va alle giostre. Si mette davanti a un pallone. Si toglie una scarpa. Vuole forse mostrare agli amici quanto forte sa tirare. È un gesto interamente compreso nel vocabolario dei quindici anni: competizione, gioco, esibizione, leggerezza.
Poi una corrente invisibile attraversa il corpo e trasforma quel gesto in tragedia.
È questa sproporzione che la tecnica dovrebbe cancellare. La civiltà della sicurezza nasce per impedire che un errore piccolo abbia conseguenze irreversibili, che un cavo lesionato diventi una sentenza, che una pozzanghera diventi la via di una scarica mortale.
Non bisogna educare i ragazzi ad avere paura di ogni giostra. Bisogna fare in modo che possano continuare a salirvi senza dover immaginare ciò che corre sotto le lamiere.
Alessio non è morto praticando uno sport estremo né scegliendo consapevolmente un pericolo. È morto in un luogo costruito per il divertimento, davanti a una macchina che gli chiedeva soltanto di calciare.
Per questo la responsabilità pubblica è tanto grande.
La festa non può pretendere l’innocenza dei ragazzi senza offrire loro, in cambio, la massima diligenza degli adulti.
Sarà la Procura a stabilire da dove sia partita la scarica che ha ucciso Alessio. Ma una cosa è già chiara: nei luoghi destinati al divertimento dei ragazzi, la sicurezza non deve dipendere dal cielo sereno, dalle scarpe indossate o dalla fortuna. Deve resistere alla pioggia, all’usura e perfino ai gesti prevedibilmente imprudenti dell’adolescenza.
