“Non si può rimanere indifferenti come il governo italiano, non ci si può fermare sui rimpatri come ha fatto l’Europa in questi giorni e non impegnarsi nel soccorso e nella tutela del fondamentale diritto all’asilo” (Mons. Perego – Migrantes)

L’ennesimo naufragio nel Mediterraneo centrale, con 19 vittime al largo di Lampedusa, riaccende il dibattito su migrazioni, politiche europee e responsabilità internazionali. Nel corso di un’intervista a RaiNews, l’arcivescovo Giancarlo Perego, presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, ha lanciato un appello forte e articolato, richiamando istituzioni e opinione pubblica a non rimanere indifferenti di fronte a quella che ha definito “una crisi strutturale”.
Commentando il recente naufragio, Perego ha denunciato con parole nette la drammaticità della situazione: “Purtroppo ancora una volta il Mediterraneo è insanguinato da questi 19 morti che si uniscono agli altri 18 dell’Egeo in due giorni, oltre 800 persone dall’inizio dell’anno, più del doppio rispetto allo scorso anno.”

Un quadro che, secondo l’arcivescovo, non può essere considerato come una serie di eventi isolati o inevitabili, ma come il risultato di dinamiche più profonde che coinvolgono scelte politiche, condizioni nei Paesi d’origine e gestione dei flussi migratori.
Perego ha infatti sottolineato come tra le persone che tentano la traversata vi siano profili molto diversi, spesso legati a contesti di guerra, instabilità o crisi ambientali: “Ci sono già 104 iraniani, ci sono palestinesi, quindi i nuovi profughi delle nuove guerre… non si può rimanere indifferenti.”

Superare approccio difensivo-emergenziale

Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda la necessità di superare l’attuale approccio emergenziale, a favore di strumenti strutturali e legali di ingresso. Perego ha espresso una posizione critica verso l’assenza di politiche adeguate: “Non si può rimanere indifferenti come il governo italiano di fronte a questo… non ci si può fermarsi sui rimpatri come ha fatto l’Europa in questi giorni e non impegnarsi nel soccorso e nella tutela di un diritto fondamentale che è il diritto all’asilo.”

In questa prospettiva, l’arcivescovo ha rilanciato il tema dei corridoi umanitari come possibile soluzione concreta: “Questa è la strada… dei corridoi umanitari che devono allargarsi a tutti quei paesi che sono in una situazione drammatica.” Secondo Perego, infatti, solo ampliando i canali legali si può evitare che migliaia di persone siano costrette ad affidarsi a rotte pericolose e a trafficanti senza scrupoli.

Sicurezza e accoglienza: un equilibrio possibile

Un passaggio significativo dell’intervista riguarda il rapporto tra accoglienza e sicurezza, spesso percepiti come elementi in conflitto. Perego propone invece una lettura integrata: “La sicurezza va considerata in ambedue le parti… la sicurezza nostra e la sicurezza di coloro che sono in viaggio.”

Per l’arcivescovo, la sicurezza non si ottiene attraverso politiche di chiusura, ma mediante percorsi di integrazione e accompagnamento: “La sicurezza passa attraverso l’integrazione… accogliere, tutelare e promuovere.”, ha spiegato con riferimento esplicito ai principi già indicati da Papa Francesco — “i quattro verbi” accogliere, proteggere, promuovere e integrare — come bussola per orientare le politiche migratorie e sociali.

Cooperazione internazionale e risorse globali

Nel suo intervento, Perego ha anche evidenziato il ruolo cruciale della cooperazione internazionale, sottolineando però come gli investimenti globali seguano oggi priorità differenti: “Abbiamo speso in Europa 800 miliardi per gli armamenti in questo anno e abbiamo indebolito ancora di più questa cooperazione allo sviluppo.”
Secondo l’arcivescovo, il contrasto tra spesa militare e investimenti nello sviluppo evidenzia uno squilibrio che incide direttamente sulle cause profonde delle migrazioni, come povertà, instabilità e mancanza di opportunità nei Paesi di origine.

Il dramma dei minori: una “strage degli innocenti”

Particolarmente toccante è il passaggio dedicato ai minori, spesso tra le vittime o i sopravvissuti più vulnerabili delle traversate: “Qui sono ormai 100 i morti i bambini dall’inizio dell’anno… una strage degli innocenti che continua.”
Mons. Perego ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare la tutela dei minori non accompagnati e di garantire loro percorsi di accoglienza adeguati, sottolineando anche il ruolo delle realtà ecclesiali e del terzo settore: “Molte case di accoglienza… sono impegnate proprio nella tutela dei minori… oltre 20.000 persone sono accolte nelle nostre strutture.”

Storie di speranza oltre la tragedia

Nonostante il contesto drammatico, l’arcivescovo ha voluto anche mettere in luce un elemento ricorrente tra le persone che arrivano in Europa: la speranza. “La maggior parte di loro utilizza la parola speranza… speranza nel futuro.”

Una parola che, secondo Perego, interpella direttamente le società europee, chiamate a non chiudersi ma a riconoscere nei migranti non solo una questione da gestire, ma persone portatrici di aspirazioni e diritti: “I nostri paesi possono essere veramente luoghi di speranza per tanti ragazzi… e noi non possiamo negare questa speranza.”

Una chiamata alla responsabilità collettiva

L’intervento dell’arcivescovo si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge politica, società civile e istituzioni religiose. La sua posizione richiama alla responsabilità condivisa di affrontare il fenomeno migratorio non solo come emergenza, ma come sfida strutturale globale.
Sicurezza, diritti umani e cooperazione internazionale debbono stare insieme: senza percorsi legali, solidarietà concreta e visione a lungo termine, il Mediterraneo continuerà a essere teatro di tragedie che, come sottolineato da Perego, non possono più essere considerate inevitabili.