Muovendo dalla concezione della persona in Rosmini come “diritto sussistente”, la dignità umana è considerata come il principio originario e indisponibile di ogni ordinamento normativo, limite intrinseco al potere politico e che sottrae il diritto alle derive del positivismo e dello statalismo. La libertà viene analizzata nella sua dimensione ontologica e morale, non come arbitrio formale ma come capacità responsabile orientata al bene e alla giustizia, mentre l’ordine giuridico è inteso come incarnazione storica dell’ordine morale. In questa prospettiva, la politica emerge come forma alta di responsabilità civile e di servizio alla persona, fondata sulla relazionalità, sull’amicizia civile e sul riconoscimento reciproco. Ne risulta una visione della convivenza democratica nella quale il diritto si configura come strumento di tutela e promozione della dignità, della libertà e del bene comune, offrendo criteri ancora attuali per una civiltà giuridica autenticamente personalistica.
Nel pensiero di Antonio Rosmini la questione del diritto e della politica trova il proprio fondamento ultimo in una rigorosa ontologia della persona, nella quale l’essere umano non è mai concepito come semplice individuo empirico né come funzione dell’ordine sociale, bensì come realtà spirituale dotata di una dignità intrinseca e indisponibile. La celebre definizione rosminiana della persona come “diritto sussistente” non costituisce una formula retorica, ma esprime una vera e propria inversione di prospettiva rispetto ai paradigmi moderni del giuridico: il diritto non nasce primariamente dalla volontà del legislatore né dalla forza dell’ordinamento, ma è inscritto originariamente nella persona stessa, nella sua natura intelligente e libera. In questa prospettiva, la persona non è semplicemente titolare di diritti, ma è essa stessa la fonte viva e permanente della giuridicità, il luogo ontologico nel quale il diritto prende forma prima di ogni codificazione positiva. Ne consegue che ogni ordinamento giuridico, per essere autenticamente legittimo, deve riconoscere nella dignità della persona il proprio criterio regolativo e il proprio limite intrinseco. Il potere politico, lungi dall’essere assoluto, è strutturalmente relativo e derivato: esso trova la propria giustificazione esclusivamente nel servizio reso alla persona e non può mai pretendere di assorbirla o di sacrificarla a fini collettivi astratti. In tal senso, il personalismo rosminiano si configura come una critica radicale a ogni forma di statolatria e di positivismo giuridico, poiché riafferma con forza la priorità del diritto sulla politica e della giustizia sulla mera legalità. La persona, in quanto portatrice di un principio spirituale incomunicabile, sottrae il diritto alla disponibilità del potere e ne custodisce l’orientamento etico, impedendo che la norma si riduca a strumento di dominio o di neutralizzazione dell’umano.
Libertà, giustizia e ordine morale: il fondamento etico della convivenza
L’ontologia della persona elaborata da Rosmini si traduce immediatamente in una concezione della libertà che ne rivela la profondità metafisica e la portata politico-giuridica. La libertà, lungi dall’essere una mera facoltà formale o un semplice spazio di autodeterminazione soggettiva, è per Rosmini una dimensione costitutiva dell’essere personale, radicata nell’idea dell’essere che illumina l’intelligenza e orienta la volontà verso il bene. In questa prospettiva, la libertà non è indifferenza né arbitrio, ma capacità responsabile di aderire all’ordine oggettivo dei beni, riconosciuto dalla ragione e amato dalla volontà. Tale impostazione consente di superare tanto il determinismo naturalistico quanto il formalismo etico, restituendo alla libertà un contenuto sostanziale e una direzione morale. L’ordine giuridico, a sua volta, non può essere concepito come un sistema neutrale di regole, ma come una forma storica di incarnazione dell’ordine morale, chiamata a tutelare e promuovere l’esercizio della libertà personale secondo giustizia. La giustizia, in Rosmini, non è separabile dalla verità dell’essere né dalla dignità della persona: essa consiste nel riconoscere a ciascuno ciò che gli spetta in quanto persona, e non semplicemente in quanto membro di una collettività. Da qui l’attenzione rosminiana per i diritti originari e inviolabili, che precedono lo Stato e ne condizionano l’azione, e la sua critica alle forme di liberalismo ridotte a puro economicismo o a democrazia meramente procedurale. Il personalismo giuridico di Rosmini propone così un liberalismo sostanziale, fondato sulla dignità, sulla libertà e sulla responsabilità, capace di coniugare il rispetto delle libertà individuali con l’esigenza della giustizia sociale, senza cedere né all’individualismo nichilistico né al collettivismo autoritario.
Relazione, amore e responsabilità civile: verso una politica della persona
Uno degli aspetti più fecondi e attuali del pensiero rosminiano risiede nella concezione relazionale della persona e nelle sue implicazioni per l’etica pubblica e la responsabilità civile. La persona, per Rosmini, non è una monade chiusa in se stessa, ma un essere costitutivamente aperto alla relazione: relazione con il proprio corpo, con gli altri e con la trascendenza che fonda la sua libertà. Questa relazionalità originaria impedisce ogni riduzione della convivenza politica a mera coesistenza di interessi contrapposti e apre la strada a una concezione della società come comunità di persone, nella quale il legame sociale è sostenuto dalla benevolenza, dall’amicizia civile e dal riconoscimento reciproco. In tale orizzonte, la politica non può essere interpretata come semplice tecnica di gestione del potere, ma come forma eminente di responsabilità morale, chiamata a creare le condizioni affinché ciascuno possa realizzare la propria vocazione personale. Il riferimento rosminiano all’amore e alle virtù civili non introduce un elemento sentimentale nel discorso politico, ma ne costituisce il nucleo più esigente: senza un ethos condiviso, fondato sulla dignità della persona e sulla gratuità del dono, le istituzioni si svuotano e la legalità si riduce a meccanismo formale. Il personalismo rosminiano offre così una visione alta della responsabilità civile, nella quale il diritto è chiamato a tutelare non solo interessi e libertà, ma anche i beni relazionali che rendono umana la convivenza. In un tempo segnato da nuove forme di nichilismo giuridico e di tecnicizzazione del potere, il pensiero di Rosmini continua a indicare una via esigente ma feconda: quella di una politica della persona, nella quale la libertà è ordinata al bene, il potere è limitato dalla dignità e il diritto si configura come servizio alla verità dell’umano e alla costruzione di una convivenza giusta e solidale.
