Hargeisa – Il Somaliland ha respinto con decisione le accuse di aver accettato di ospitare basi militari israeliane o di reinsediare palestinesi sfollati da Gaza in cambio del riconoscimento diplomatico da parte di Israele. In una nota diffusa il 1° gennaio, il Ministero degli Affari Esteri della regione separatista ha definito tali affermazioni «prive di fondamento», precisando che i rapporti con Israele sono «puramente diplomatici» e condotti «nel rispetto del diritto internazionale».
La smentita è arrivata dopo le dichiarazioni del presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud, che aveva accusato Hargeisa di aver accettato tre condizioni poste da Israele: il reinsediamento dei palestinesi, l’installazione di una base militare sulla costa del Golfo di Aden e l’adesione agli Accordi di Abramo per la normalizzazione dei rapporti.
Israele è diventato nei giorni scorsi il primo Paese a riconoscere il Somaliland come Stato indipendente, ponendo fine a oltre trent’anni di tentativi falliti da parte della regione, che si è autoproclamata indipendente dalla Somalia nel 1991. Il riconoscimento ha però suscitato forti reazioni internazionali: più di cinquanta Paesi, insieme all’Unione africana e all’Unione europea, hanno ribadito il principio dell’integrità territoriale della Somalia.
Se il Somaliland nega qualsiasi accordo su basi militari o reinsediamenti, non esclude invece l’adesione agli Accordi di Abramo, ipotesi confermata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha definito il Somaliland «un Paese musulmano moderato» interessato alla normalizzazione. Secondo fonti israeliane, il presidente del Somaliland Abdurrahman Mohamed Abdullahi potrebbe visitare Israele nelle prossime settimane.
Dietro il riconoscimento, gli analisti indicano anche motivazioni strategiche. Il Somaliland occupa una posizione chiave all’imbocco del Mar Rosso, di fronte allo Yemen, dove gli Houthi hanno colpito nei mesi scorsi il traffico marittimo legato a Israele. Un recente rapporto di un think tank israeliano ha ipotizzato che l’area possa avere valore per il monitoraggio della sicurezza regionale, ipotesi che ha alimentato le preoccupazioni di Mogadiscio.
In Somalia la mossa israeliana ha provocato proteste diffuse, con manifestazioni in diverse città. Il presidente Mohamud ha avvertito che il riconoscimento rischia di «aprire una nuova fase di instabilità nel Corno d’Africa». Dal canto suo, il Somaliland continua a difendere la scelta come un passo storico verso il riconoscimento internazionale, assicurando che non intende trasformarsi in un nuovo fronte militare in una regione già segnata da profonde fragilità.
