José Luis Rodríguez Zapatero, l’uomo che aveva cambiato la Spagna, finisce sotto accusa per quello che aveva sempre detto di combattere.
C’è una certa crudeltà nella storia che la seconda metà di maggio 2026 ha consegnato alla cronaca spagnola. José Luis Rodríguez Zapatero, ex primo ministro socialista, il politico che dal 2004 al 2011 aveva trasformato la Spagna in un laboratorio del progressismo europeo — matrimonio tra persone dello stesso sesso, ritiro delle truppe dall’Iraq, allargamento dei diritti civili — si ritrova oggi al centro di un’inchiesta che lo descrive non come paladino dell’equità, ma come il vertice di una rete stabile di traffico di influenze, con ramificazioni nei paradisi fiscali.
Non è una piccola cosa. Si tratta della prima accusa di questo tipo rivolta contro un ex primo ministro in tutta la storia della Spagna democratica. E questo, da solo, vale a marcare la gravità del momento.
Il meccanismo della corruzione
Il cuore del caso è il salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra, operato nel 2021 dal governo di Pedro Sánchez. Il governo aveva stanziato 53 milioni di euro attraverso un fondo di appoggio a imprese strategiche durante la pandemia. Nessuno, all’epoca, fece troppe domande. Poi gli investigatori dell’Unidad de Delincuencia Económica y Fiscal della Guardia Civil hanno cominciato a tirare i fili.
Ciò che hanno trovato è una struttura che il giudice istruttore dell’Audiencia Nacional, José Luis Calama, descrive senza mezzi termini. Nell’ordinanza di citazione il magistrato ipotizza per Zapatero un ruolo apicale in una «struttura stabile e gerarchizzata» finalizzata a ottenere vantaggi economici attraverso l’intermediazione e l’influenza su decisioni della pubblica amministrazione.
Il sistema funzionava così. Al centro c’era Análisis Relevante, società di consulenza fondata da Julio Martínez Martínez, imprenditore di Alicante e amico personale di Zapatero. Zapatero aveva lavorato per sei anni come consulente per questa società, e la tesi degli inquirenti è che abbia sfruttato la sua rete di contatti e la sua influenza politica per agevolare il salvataggio della compagnia da parte del governo Sánchez.
I numeri sono precisi. Il giudice Calama ha stimato in 1,9 milioni di euro i presunti proventi di commissioni distribuiti fra varie società: Análisis Relevante avrebbe trasferito 490.780 euro a Zapatero e 239.755 a Whathefav, la società facente capo alle sue due figlie. Ma non è tutto: Zapatero avrebbe inoltre ricevuto circa un milione di euro da altre due società.
Dubai, il Venezuela e le società fantasma
Fin qui potrebbe sembrare la solita storia di un politico che monetizza le conoscenze accumulate nel corso di una lunga carriera. Ma l’inchiesta va oltre.
Seguendo le istruzioni di Zapatero, sostiene il giudice, sarebbe stata creata almeno una società offshore, Landside Dubai Fzco, interamente controllata da un’altra società, con un piano aziendale da 3 milioni di dollari in cinque anni. Idella aveva firmato un contratto con Plus Ultra per riscuotere l’1% dei soldi destinati al salvataggio della compagnia, e la vicinanza temporale tra questo contratto (19 gennaio 2021) e l’inizio del processo di costituzione di Landside (26 gennaio 2021) ha indotto il giudice a ritenere che la società offshore potrebbe essere stata creata per veicolare il pagamento della presunta tangente.
Poi c’è il capitolo Venezuela. Gli investigatori stanno verificando possibili collegamenti tra alcuni protagonisti dell’inchiesta e ambienti vicini all’ex presidente Nicolás Maduro. Già negli anni scorsi la magistratura aveva esaminato eventuali relazioni tra i fondi destinati a Plus Ultra e figure legate al governo venezuelano, senza però arrivare allora a incriminazioni. È un dettaglio di non poco conto: Zapatero era stato per anni uno dei principali difensori del chavismo in Europa, un mediatore accreditato tra il governo di Caracas e la comunità internazionale. La coincidenza tra quella funzione pubblica e questi flussi di denaro è il punto su cui la magistratura vuole fare luce.
Cosa succede ora
Le misure sono già operative. Il giudice Calama ha ordinato il blocco dei conti di Zapatero e delle sue figlie nell’inchiesta Plus Ultra. Nel corso dell’inchiesta, agenti di polizia hanno perquisito lo studio professionale riconducibile all’ex presidente, così come altre tre società, tra cui Whathefav, impresa legata alle sue figlie, e le società Softgestor e Inteligencia Prospectiva. Il magistrato ha inoltre autorizzato la perquisizione personale di María Gertrudis Alcázar, segretaria di Zapatero, alla quale l’ordinanza attribuisce un ruolo operativo di rilievo all’interno della presunta rete.
Il congelamento dei conti non sarebbe «assoluto» ma applicato in modo «proporzionato», precisa il giudice — ma resta comunque un atto dal peso simbolico enorme. Zapatero è stato convocato per l’interrogatorio il 2 giugno davanti all’Audiencia Nacional, ed è formalmente indagato per presunti reati di associazione per delinquere, traffico di influenze e falso in documenti.
L’ex premier ha risposto con un video. «Tutta la mia attività pubblica e privata si è sempre svolta nel pieno rispetto della legalità», ha dichiarato, aggiungendo di non aver «mai avuto società mercantili, né direttamente né tramite terzi, né in Spagna né all’estero». Una negazione netta, che però si scontra con la mole di documentazione raccolta da mesi di indagini condotte — come sottolinea il giudice — senza clamore, proprio per non compromettere la raccolta delle prove.
Il paradosso politico
La vicenda si inserisce in un contesto già pesante per la sinistra spagnola. Lo scandalo si somma alle aspre difficoltà in cui si trova il PSOE per via delle inchieste che hanno interessato l’inner circle del partito: lo scandalo Koldo, l’inchiesta su Begoña Gómez — moglie di Sánchez — incriminata per corruzione, traffico di influenze e appropriazione indebita, e la questione delle nomine internazionali. Tutti elementi che precipitano la Spagna forse nel peggiore momento politico degli ultimi vent’anni.
Ma il caso Zapatero ha una dimensione diversa, più bruciante. Zapatero era diventato, negli anni al governo, il perno di una certa eresia politica anti-sistema, volto molto popolare tra i progressisti europei per due mosse ultraideologiche: il ritiro delle truppe in Iraq e l’allargamento dei diritti sociali. Era, in altre parole, il prototipo dell’uomo di sinistra credibile, moralmente inattaccabile. Quella reputazione è esattamente ciò che rende lo scandalo così difficile da digerire per chi l’ha sostenuto.
Il paradosso è antico quanto la politica: chi si presenta come custode dell’interesse collettivo porta su di sé una responsabilità morale doppia. Quando cade, la caduta è più fragorosa. E Zapatero sta cadendo dall’alto — molto in alto.
Il 2 giugno sapremo qualcosa di più. Ma la Spagna, già ora, ha perso un mito.
