C’è un punto oltre il quale il linguaggio della geopolitica diventa moralmente insostenibile. È il punto in cui le parole operazione, neutralizzazione, efficacia e precisione smettono di descrivere i fatti e iniziano a coprire i morti.
Secondo fonti venezuelane citate dal New York Times, oltre quaranta persone – tra civili e militari – hanno perso la vita durante l’operazione statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie. Tra queste, una parte significativa del servizio di sicurezza presidenziale, guardie del corpo uccise mentre svolgevano il loro compito: proteggere una persona, non giudicarla, non governare, non decidere la storia.
Uccise, secondo il ministro della Difesa venezuelano, “a sangue freddo”.
Qui non siamo più nel campo del giudizio politico su Maduro, sul chavismo, sulle elezioni contestate o sulle responsabilità di un regime. Qui siamo nel campo più elementare e più rimosso: il valore della vita umana quando non conviene narrarla.
La retorica dell’operazione “chirurgica”
Ogni grande potenza ama raccontare le proprie azioni militari come chirurgiche. È una metafora comoda: il chirurgo salva, non distrugge; interviene per il bene del corpo. Ma chiunque abbia anche solo una conoscenza elementare della guerra sa che la chirurgia militare esiste solo nei briefing, non nelle strade colpite, non nei quartieri senza elettricità, non nei corridoi dove cadono uomini in uniforme e civili addormentati.
Le guardie del corpo di Maduro non erano “obiettivi strategici”. Erano esseri umani, soldati di uno Stato sovrano, colti in una dinamica di forza sproporzionata, senza processo, senza resa, senza possibilità di scelta. La loro morte non è un effetto collaterale: è una responsabilità diretta.
E lo stesso vale per i civili rimasti uccisi nei bombardamenti su Caracas e sulle infrastrutture militari immerse nel tessuto urbano. Chi colpisce di notte, sapendo che una città dorme, sa che colpirà anche chi non c’entra nulla.
La banalizzazione della morte
Il dato più inquietante non è solo il numero delle vittime, ma la velocità con cui vengono assorbite dal rumore dell’evento principale: la cattura del presidente, il racconto spettacolare del raid, le immagini, i tweet, le conferenze stampa.
I morti diventano una nota a piè di pagina.
Le guardie del corpo diventano “parte del sistema”.
I civili diventano “inevitabili”.
È qui che il discorso pubblico deraglia. Perché nessuna transizione, nessuna sicurezza nazionale, nessuna dottrina – Monroe, Donroe o qualsiasi altra – giustifica l’uccisione extragiudiziale di decine di persone.
Chi difende l’operazione in nome della lotta al narcotraffico o della sicurezza americana dovrebbe avere il coraggio di dire apertamente: sì, abbiamo accettato che degli innocenti morissero. Tutto il resto è ipocrisia.
Guardie del corpo: la colpa di essere fedeli
C’è un aspetto particolarmente grave e spesso ignorato: le guardie del corpo non sono decisori politici. Sono uomini – spesso giovani – addestrati a proteggere una persona perché lo Stato glielo ha ordinato. Non sono ideologi, non sono strateghi, non sono simboli.
Ucciderli “a freddo” significa affermare un principio devastante: la fedeltà è una colpa punibile con la morte. È un messaggio che va ben oltre il Venezuela. È un messaggio rivolto a tutti gli apparati statali del Sud globale: quando il vento cambia, sarete sacrificabili.
Il silenzio selettivo dell’Occidente
Colpisce, infine, il silenzio o l’imbarazzo di molte capitali occidentali di fronte a queste morti. Si condannano – giustamente – le violazioni dei diritti umani quando provengono da regimi avversari. Ma quando a colpire è un alleato, il linguaggio si ammorbidisce, le vittime scompaiono, la legalità diventa flessibile.
È una doppia morale che non rafforza la democrazia, ma la svuota.
Senza giustizia non c’è futuro
Si può discutere all’infinito di Maduro, delle sue colpe, dei suoi errori, del fallimento del chavismo. Ma non si può costruire alcun futuro legittimo sul sangue taciuto di oltre quaranta persone.
Se la nuova era venezuelana nasce così, nel silenzio sui morti e nella celebrazione della forza, allora il problema non è solo chi ha tradito Maduro.
Il problema è chi sta tradendo il principio stesso di umanità, e lo fa chiamandolo sicurezza, ordine o transizione.
E questo, prima o poi, presenta sempre il conto.
