Un fornaio della Provenza ha trasformato un camion da trasloco in una panetteria mobile per sfamare le popolazioni colpite dai conflitti. Undici missioni in Ucraina, una in Libano, e nessuna intenzione di fermarsi.
C’è un profumo insolito che aleggia tra le macerie di alcune città ucraine: quello del pane appena sfornato. Lo porta Loïc Nervi, 44 anni, panettiere di Lorgues, un piccolo villaggio nel cuore della Provenza, che dal marzo 2022 ha fatto della solidarietà la sua vera vocazione.
Erede di una panetteria di famiglia, Nervi non ha mai nascosto che il suo cuore battesse altrove. «È la mia professione più per obbligo che per scelta», ammette con disarmante onestà. Eppure è stato proprio quel mestiere — impastare, lievitare, cuocere — a diventare il suo strumento di pace più potente.
Tutto inizia quindici giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio 2022. Nervi carica un furgone di farina e prodotti di prima necessità e parte. Doveva restare due o tre giorni. È tornato dieci volte, e venerdì riparte per l’undicesima.
Il salto di qualità arriva con un’idea tanto semplice quanto geniale: comprare un vecchio camion da trasloco per 9.000 euro e trasformarlo in un laboratorio di panificazione professionale su ruote. Due generatori, quattro forni, un’impastatrice. Una panetteria che va dove ce n’è bisogno, autonoma dalla rete elettrica — fondamentale in un paese dove i blackout sono all’ordine del giorno.
I numeri parlano da soli: fino a 1.050 pagnotte in un solo giorno, tre varietà di pane — ai cereali, in cassetta, alle olive o con frutta secca — distribuite ogni pomeriggio dopo ore di lavoro a partire dalle cinque del mattino, non appena il coprifuoco lo consente.
In cambio, gli ucraini gli offrono ospitalità, cibo e affetto. «Per il mio compleanno ho ricevuto 800 messaggi dall’Ucraina», racconta sorridendo.
Il sogno ora si allarga: dopo una missione in Libano nel febbraio 2025, Nervi punta a tornarci a fine maggio. Il camion-panificio è già parcheggiato sotto casa, i cavi elettrici in ordine. Pronto a partire.
Fonte: reportage di Hannah Slack per El País
