Trump annuncia la cattura del presidente Nicolas Maduro
Se prendiamo per buono quanto riportano i live update del New York Times che citi — Trump annuncia su Truth Social la cattura di Nicolás Maduro e della moglie, dopo un “large scale strike” condotto con forze militari e “law enforcement”; Caracas denuncia un’aggressione e chiede “prova di vita”; la FAA chiude lo spazio aereo per “attività militare in corso” — allora siamo davanti a un passaggio di soglia: non più pressione, sanzioni, operazioni grigie; ma un gesto politico-militare che si presenta come atto risolutivo e spettacolare, quasi un “prelievo” di sovranità con la forza.
Per una sinistra cattolica la tentazione sarebbe semplice: Maduro è un autocrate, dunque “bene così”. Ma la Dottrina sociale della Chiesa ci educa a resistere alle scorciatoie morali. Non perché l’autocrate diventi improvvisamente un innocente, bensì perché la giustizia non coincide con l’efficienza del più forte. La domanda decisiva non è solo chi si colpisce, ma come e con quali conseguenze per i poveri, per i civili, per la legalità internazionale e per la pace.
Il peccato dei regimi e il peccato degli imperi
Maduro governa da anni un Paese dissanguato: istituzioni fragili, repressione, corruzione, economia deformata, migrazioni forzate. Dire questo non è propaganda: è l’alfabeto del realismo morale. Ma proprio per questo la “cura” non può essere un’altra patologia: la logica imperiale che trasforma un popolo in teatro d’operazioni e una capitale in un messaggio.
La retorica della “guerra ai cartelli” — che, nel materiale da te riportato, sarebbe stata usata per giustificare una campagna di attacchi in mare e una crescente militarizzazione regionale — è una formula elastica: può contenere tutto, persino ciò che non si osa chiamare col suo nome. Quando la categoria di “nemico” viene applicata a fenomeni criminali e politici insieme, il rischio è la normalizzazione dell’eccezione: si uccide senza processo, si colpisce senza trasparenza, si aggira il controllo democratico. E la democrazia, anche quando si proclama esportatrice di libertà, impara a vivere di deroghe.
Il punto cattolico: la verità non salva senza giustizia
La tradizione cristiana insiste su un punto che la politica moderna dimentica volentieri: la verità non è solo “risultato”, è anche via. E la via, quando è umana, deve preservare almeno tre pilastri:
- La dignità di ogni persona, anche del colpevole, che va giudicato con procedure giuste, non “trasferito” come trofeo.
- La tutela dei civili, perché ogni escalation “chirurgica” ricade sempre sui corpi dei più poveri (inermi, quartieri popolari, ospedali senza medicine, bambini senza scuola).
- Il primato del diritto sulla forza, senza il quale la pace diventa solo la pausa tra due coercizioni.
È qui che l’operazione, se confermata nei termini mediatici in cui viene narrata, mostra la sua ambivalenza: promette liberazione, ma rischia di consegnare il Paese a un vuoto di potere, a vendette, a nuove milizie, a un’ondata di rifugiati. E i rifugiati — lo sappiamo — non sono numeri: sono famiglie, anziani, donne, bambini, spesso “colpevoli” solo di essere nati nel posto sbagliato.
La Dottrina Monroe come liturgia secolare
C’è poi il livello antropologico-politico: l’Occidente (e in particolare gli Stati Uniti) continua a raccontare sé stesso con una liturgia secolare: sicurezza, ordine, confine, “cortile di casa”. Ogni epoca ha i suoi idoli. Il nostro idolo è l’onnipotenza preventiva: colpire prima, decidere per gli altri, “normalizzare” il mondo a colpi di operazioni speciali e comunicati.
Ma l’egemonia non è mai neutra: produce narrazioni e vite spezzate. E una sinistra cattolica non può ignorare che spesso la “stabilità” invocata dalle potenze coincide con la stabilità dei flussi (petrolio, rotte, interessi), non con la stabilità delle famiglie che vivono nei barrios.
Che cosa resta da chiedere, oggi
Se davvero Maduro è in volo verso gli Stati Uniti, la questione non è solo venezuelana: è globale. Perché una volta che passa il principio per cui un leader straniero può essere “prelevato” con una grande operazione militare presentata come polizia internazionale, allora il mondo entra in una zona grigia dove la sovranità vale quanto la distanza dall’impero.
E allora, per Mediafighter (e per una coscienza cattolica non addomesticata), le domande non sono retoriche:
- Chi paga il prezzo umano di questa “soluzione”?
- Quale autorità legittima decide guerra e pace, e con quali limiti?
- Quale futuro si prepara per i poveri del Venezuela: ricostruzione civile o nuova dipendenza?
- Che cosa significa “liberazione” quando arriva sotto forma di boato alle due del mattino?
La storia insegna che i regimi cadono; ma insegna anche che le potenze, spesso, non liberano: riposizionano. La speranza cristiana, invece, non è un cambio di guardia: è un popolo che torna soggetto del proprio destino, con istituzioni giuste, con pane e lavoro, con riconciliazione e verità.
E senza verità non c’è giustizia.
Senza giustizia non c’è pace.
E senza pace, anche la “vittoria” è solo un’altra ferita che si apre.
