A Bagnoli tornano i blocchi stradali e, con essi, una memoria che a Napoli non si è mai davvero spenta. All’alba, sotto pioggia e vento, gruppi di attivisti e residenti hanno fermato per la seconda volta in pochi giorni i camion diretti al cantiere dell’area ex Italsider. Un’azione simbolica e concreta insieme, che riapre una ferita antica: il rapporto irrisolto tra bonifica, grandi eventi e destino urbano.
Il luogo è lo stesso che vent’anni fa fu teatro delle proteste contro le discariche dell’emergenza rifiuti. Cambiano i contesti, cambiano i commissari, ma la modalità di protesta resta quella: fermare i mezzi, rallentare i lavori, costringere le istituzioni a guardare in faccia una comunità che non si sente ascoltata. Oggi il bersaglio non è una discarica, ma un progetto legato alla Coppa America, l’evento velico che dovrebbe rilanciare l’immagine internazionale di Napoli e che, secondo i comitati, rischia invece di compromettere definitivamente la possibilità di una vera restituzione pubblica del mare.
I manifestanti contestano una scelta precisa: la rinuncia alla rimozione integrale della colmata dell’Italsider, prevista da una norma inserita nel decreto del maggio 2024. Una decisione che, a loro avviso, segna uno spartiacque. Non solo perché modifica radicalmente il progetto originario della grande spiaggia pubblica, ma perché apre la strada a interventi irreversibili, coperti dal lessico rassicurante della “messa in sicurezza”, ma potenzialmente funzionali a nuovi insediamenti, porti turistici e operazioni immobiliari di pregio.
La protesta, va detto, si è svolta senza incidenti. I residenti sono stati lasciati passare, il blocco è durato alcune ore ed è stato poi rimosso. Ma il messaggio è chiaro: non si tratta di un episodio isolato. I promotori parlano apertamente di una mobilitazione destinata a proseguire, mentre cresce il timore che i lavori – dragaggi, scogliere, coperture della colmata – procedano senza un confronto pubblico adeguato e, soprattutto, senza una Valutazione di impatto ambientale percepita come trasparente e condivisa.
Dietro la Coppa America, evento di indubbio prestigio, si gioca dunque una partita più grande. Bagnoli è da decenni il simbolo delle promesse mancate: bonifiche annunciate e mai completate, progetti riscritti, commissari straordinari che si succedono lasciando dietro di sé diffidenza e stanchezza. In questo quadro, ogni accelerazione viene letta come sospetta, ogni deroga come l’anticamera di una scelta già presa altrove.
Non a caso, il conflitto si sposta anche sul terreno culturale e giuridico. Università, costituzionalisti, geologi e reti civiche si interrogano sulla partecipazione democratica nei procedimenti ambientali, sulla tutela della salute e sul rispetto dei principi costituzionali in materia di governo del territorio. La sensazione, diffusa tra gli attivisti, è che l’evento sportivo rischi di diventare un alibi: una vetrina internazionale che giustifica scorciatoie normative e silenzi amministrativi.
Bagnoli, ancora una volta, non chiede di dire no allo sviluppo. Chiede di sapere quale sviluppo, per chi e a quale prezzo. La protesta dei blocchi stradali è il segnale di una comunità che teme di perdere l’ultima occasione di riconciliazione con il proprio mare. E che, prima di festeggiare regate e trofei, vuole certezze: sulla bonifica reale, sulla salute, sul diritto a una costa che non diventi l’ennesimo spazio sottratto ai cittadini in nome dell’eccezione permanente.
