A mezzogiorno, dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico, Papa Leone XIV ha guidato la preghiera dell’Angelus con i fedeli e i pellegrini raccolti in Piazza San Pietro. Nell’introduzione alla preghiera mariana, il Pontefice ha offerto una meditazione densa e pastorale sul Vangelo della chiamata dei primi discepoli (Mt 4,12-22), articolata attorno a due domande decisive: quando e dove Gesù inizia la sua missione.
Il Papa si è soffermato anzitutto sul tempo. Gesù comincia a predicare in un momento che, umanamente, parrebbe sfavorevole: «quando seppe che Giovanni era stato arrestato». È un tempo oscuro, segnato dalla repressione e dalla chiusura. Eppure è proprio lì che risuona l’annuncio luminoso: «Il regno dei cieli è vicino». Leone XIV ha colto in questo dettaglio evangelico una lezione per la vita personale ed ecclesiale: spesso rimandiamo scelte, cambiamenti e l’annuncio del Vangelo perché le circostanze non sembrano propizie o perché prevalgono resistenze interiori. Il rischio, ha avvertito, è l’immobilismo travestito da prudenza. Il Vangelo, invece, chiede il rischio della fiducia, perché Dio opera in ogni tempo e ogni momento è buono per Lui, anche quando non ci sentiamo pronti.
La seconda domanda riguarda il luogo. Gesù lascia Nazaret e si stabilisce a Cafarnao, in Galilea: una terra di passaggio, segnata dal commercio, abitata anche da pagani, crocevia di culture e appartenenze religiose diverse. Non è una scelta neutra. È il segno di un Messia che viene da Israele ma oltrepassa i confini, annunciando un Dio vicino a tutti, che non esclude nessuno e che entra nelle pieghe delle relazioni umane. Da qui l’appello del Papa ai cristiani di oggi: vincere la tentazione di chiudersi, per vivere e annunciare il Vangelo in ogni ambiente, come lievito di fraternità e di pace tra persone, culture, religioni e popoli.
Nel concludere, Leone XIV ha richiamato l’esperienza dei primi discepoli: chiamati a seguire il Signore nella gioia di sapere che ogni tempo e ogni luogo della vita sono visitati da Dio e attraversati dal suo amore. L’invocazione finale alla Vergine Maria ha dato il tono spirituale dell’intera catechesi: chiedere una fiducia interiore che permetta di camminare senza paura, anche quando il contesto non è ideale.
Un Angelus che, con sobrietà evangelica, rilancia un messaggio chiaro: il Vangelo non aspetta condizioni perfette. È proprio nelle stagioni difficili e nei luoghi “di confine” che la buona notizia mostra tutta la sua forza.
