Dalle criptovalute al memecoin $TRUMP, dagli affari immobiliari in Arabia Saudita e Vietnam ai fondi sovrani del Golfo che finanziano il genero Jared Kushner: la dichiarazione patrimoniale 2025 racconta una rottura senza precedenti con la tradizione che voleva i presidenti lontani dagli affari di famiglia
Lyndon Johnson aveva una moglie proprietaria di una stazione radio. George W. Bush sedeva nel consiglio di una compagnia petrolifera mentre suo padre era alla Casa Bianca. Hunter Biden veniva pagato da una società energetica ucraina mentre suo padre era vicepresidente. Sono tutti precedenti minori, quasi pittoreschi, se paragonati a quanto emerge ora: nel suo primo anno da presidente, Donald Trump ha incassato circa 1,4 miliardi di dollari da attività di criptovaluta legate direttamente alle sue decisioni di governo, portando il totale delle sue entrate 2025 ad almeno 2,2 miliardi di dollari, contro i 622 milioni dichiarati nel 2024. “È completamente senza precedenti”, ha commentato la fiscalista Megan Gorman, autrice di uno studio sulla ricchezza presidenziale che copre 250 anni di storia americana.
C’è una tradizione non scritta, ma osservata con quasi religiosa disciplina da due secolo e mezzo di inquilini della Casa Bianca: chi governa si allontana dagli affari, non li moltiplica. George Washington la inaugurò, i presidenti successivi la onorarono a modo loro. George W. Bush vendette la sua quota nei Texas Rangers prima di candidarsi. Jimmy Carter affidò la sua fattoria di arachidi a un fiduciario esterno. Perfino Warren Harding, che pure possedeva un giornale di famiglia, finì per cederlo dopo le prime perplessità pubbliche. “L’incarico pubblico era semmai fonte di debiti, non di guadagni”, ha osservato la storica Lindsay Chervinsky.
Trump ha scelto la direzione opposta, e lo ha fatto senza remore. Il grosso della nuova ricchezza arriva dal settore cripto, in cui la famiglia si è lanciata aggressivamente proprio a ridosso della rielezione, alla fine del 2024. World Liberty Financial, la società cofondata dallo stesso Trump, ha già generato 799 milioni di dollari per il presidente, una fetta consistente dei quali proviene da un pagamento del governo degli Emirati Arabi Uniti per l’acquisto di una quota della società. Il memecoin $TRUMP, lanciato tre giorni prima dell’insediamento, ne ha aggiunti altri 636 milioni: una cifra che da sola supera quanto Trump guadagnò da tutte le sue attività nel mondo intero nel 2024.
Non è un caso isolato di fortuna imprenditoriale slegata dal potere. Il memecoin ha beneficiato direttamente di una dichiarazione della Securities and Exchange Commission del febbraio 2025 che ha esentato questo tipo di token dalla vigilanza dell’agenzia, ribaltando la linea tenuta sotto l’amministrazione Biden. E il business cripto della famiglia ha tratto giovamento dalla grazia concessa da Trump a ottobre a Changpeng Zhao, fondatore di Binance e partner commerciale cruciale della piattaforma di famiglia, oltre che dalla legge sulle stablecoin firmata a luglio, arrivata quattro mesi dopo il lancio della stablecoin griffata Trump.
A completare il quadro, gli affari immobiliari: accordi con un promotore saudita, uno dei quali coinvolge direttamente il governo di Riad, insieme a operazioni in Vietnam e Romania, per decine di milioni di dollari aggiuntivi. E sullo sfondo resta la posizione di Jared Kushner, genero e consigliere per il Medio Oriente, il cui fondo di private equity ha raccolto miliardi di dollari da fondi sovrani della regione — proprio l’area su cui è chiamato a consigliare il suocero.
La Casa Bianca respinge ogni accusa di conflitto d’interesse, ricordando che la gestione operativa è affidata ai figli Eric e Donald Jr. Ma i trust che controllano le attività, istituiti dopo la prima elezione, hanno Trump stesso come beneficiario: il presidente continua a trarne profitto, anche senza gestirle direttamente. “Al primo mandato abbiamo fatto di tutto per evitare anche solo l’apparenza di scorrettezza, e ci siamo comunque presi una bastonata”, ha detto Eric Trump già nel 2024, rivendicando il diritto della famiglia a “non stare più a guardare in eterno”.
Gli storici faticano a trovare precedenti. Non tanto per l’esistenza di episodi di nepotismo economico attorno alla presidenza — la storia americana ne è costellata, dallo scandalo Billy Beer legato al fratello di Carter al caso di James Roosevelt, costretto a lasciare il suo incarico governativo dopo le rivelazioni sui suoi affari assicurativi — quanto per la scala e, soprattutto, per l’atteggiamento. “Ciò che rende tutto diverso è l’apertura, la natura sfacciata di quello che stanno facendo, quasi con orgoglio: incassare direttamente dalla carica”, ha sintetizzato lo storico presidenziale Mark Updegrove. Non più la ricerca di distanza dagli affari, insomma, ma la loro esibizione come parte integrante del potere.
La dichiarazione patrimoniale 2025 conferma il boom senza precedenti degli affari di Trump alla Casa Bianca: 2,2 miliardi di dollari di entrate, trainate da criptovalute, memecoin e accordi immobiliari internazionali che intrecciano interessi pubblici e privati come mai prima nella storia presidenziale americana.
