Un’altra crepa si apre nella rete opaca con cui Mosca continua a finanziare la guerra in Ucraina. Giovedì la Marina francese ha intercettato nel Mediterraneo, nel Mare di Alboran, una petroliera proveniente dalla Russia sospettata di navigare sotto falsa bandiera e di violare le sanzioni internazionali sull’export di petrolio. A renderlo noto è stato il presidente Emmanuel Macron, che ha parlato apertamente di un’operazione condotta “in alto mare”, con il coinvolgimento di alleati e nel pieno rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.
La nave, nota come Grinch nelle liste britanniche delle unità sanzionate e come Carl in quelle dell’Unione europea e degli Stati Uniti, stava navigando sotto bandiera delle Comore. Un dettaglio solo apparentemente tecnico, che invece rimanda al cuore del problema: l’uso sistematico di bandiere di comodo e di identità multiple per mascherare l’origine russa del greggio e aggirare l’embargo occidentale. Secondo i dati di MarineTraffic, al momento dell’intercettazione la petroliera era in rotta tra Almería e Orano, lungo una delle arterie più sensibili del traffico energetico nel Mediterraneo occidentale.
Quando le autorità francesi sono salite a bordo per controllare la documentazione, i sospetti si sono trasformati in evidenze: irregolarità nei registri e nella bandiera hanno portato alla segnalazione immediata al procuratore di Marsiglia, competente in materia di diritto marittimo. È stata aperta un’indagine, mentre Parigi ha ribadito che le attività della cosiddetta “flotta fantasma” contribuiscono direttamente al finanziamento della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina.
Non si tratta di un caso isolato. È la seconda operazione di questo tipo condotta dalla Francia in pochi mesi. Nell’ottobre scorso, un’altra petroliera russa era stata fermata e il capitano arrestato per un possibile coinvolgimento in un’operazione di droni contro la Danimarca. Anche in quel caso, la nave apparteneva alla flotta nell’ombra del Cremlino ed era già sotto sanzioni europee.
L’intercettazione si inserisce in un contesto di crescente pressione da parte dell’Unione europea, determinata a stringere il cerchio attorno a una rete che Bruxelles considera ormai non solo uno strumento economico, ma anche una minaccia alla sicurezza. Un documento riservato del Servizio europeo per l’azione esterna stima fino a 1.400 le navi riconducibili alla flotta fantasma russa e avverte che alcune di esse sarebbero state usate anche come piattaforme per attività ibride ostili contro l’Europa.
L’embargo europeo sul petrolio russo via mare e sui prodotti raffinati ha colpito uno dei pilastri del bilancio di Mosca. Per questo il Cremlino ha investito, secondo la Kyiv School of Economics, circa 10 miliardi di dollari nella costruzione di questa rete parallela di navi, società di copertura e bandiere di comodo. Una strategia già vista in passato con Iran e Corea del Nord, ma che la Russia ha portato a una scala industriale.
Anche gli Stati Uniti si muovono nella stessa direzione: il 7 gennaio una petroliera russa è stata fermata nell’Atlantico settentrionale, vicino all’Islanda. Segnali di una convergenza transatlantica che punta a ridurre ulteriormente le opzioni di Mosca per esportare il greggio.
L’intercettazione nel Mediterraneo, dunque, va oltre il singolo episodio. È un messaggio politico e strategico: il mare non è più uno spazio neutro per l’elusione delle sanzioni. E la “flotta fantasma”, per quanto vasta e sofisticata, non è invisibile come il Cremlino vorrebbe far credere.
La flotta fantasma russa nel mirino: la Francia intercetta una petroliera nel Mediterraneo
