Le forze israeliane hanno iniziato la demolizione del complesso dell’UNRWA a Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme Est occupata, costringendo il personale a lasciare la sede e sequestrandone le attrezzature. L’operazione segna un nuovo e grave salto di qualità nello scontro tra Israele e le agenzie umanitarie internazionali, mentre il governo stringe ulteriormente le ONG che forniscono aiuti vitali ai palestinesi di Gaza, sollevando accuse di violazione del diritto internazionale e mettendo in discussione il ruolo stesso delle Nazioni Unite nei Territori occupati.

Le ruspe sono entrate all’alba nel complesso dell’UNRWA di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est occupata, accompagnate da un massiccio dispiegamento di forze israeliane. In poche ore sono stati demoliti diversi edifici della sede dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, mentre al personale è stato ordinato di lasciare l’area e consegnare dispositivi elettronici e documenti. È un atto senza precedenti che segna una nuova fase nello scontro tra Israele e il sistema umanitario internazionale nei Territori occupati.

L’UNRWA ha parlato di una «grave violazione del diritto internazionale» e delle immunità garantite alle Nazioni Unite. «Non si tratta solo di un attacco contro un’agenzia dell’ONU – ha denunciato l’organizzazione – ma di un colpo diretto all’intero sistema di protezione internazionale dei rifugiati palestinesi». Parole che trovano eco nella dura condanna dell’Autorità nazionale palestinese, secondo cui la demolizione rientra in una strategia deliberata per smantellare il mandato dell’UNRWA e cancellare l’identità giuridica e politica dei rifugiati.

Secondo fonti locali, l’operazione è stata condotta dopo il completo isolamento dell’area, con la chiusura delle strade circostanti e la presenza di bulldozer militari. Il direttore generale dell’UNRWA, Philippe Lazzarini, ha riferito che sul posto erano presenti anche parlamentari israeliani e membri del governo. «È un passo ulteriore in una campagna che mira a riscrivere la storia dei rifugiati palestinesi», ha affermato, avvertendo che quanto accaduto potrebbe creare un precedente pericoloso anche per altre missioni internazionali nel mondo.

Poche ore dopo, un secondo episodio ha aggravato il clima: le forze israeliane hanno lanciato gas lacrimogeni contro una scuola professionale palestinese, anch’essa struttura delle Nazioni Unite, sempre a Gerusalemme Est. Un segnale, secondo osservatori e diplomatici, che l’azione contro l’UNRWA non è isolata ma parte di un disegno più ampio.

Israele giustifica la demolizione appellandosi a una nuova legge che vieta l’attività dell’UNRWA sul proprio territorio e limita qualsiasi forma di cooperazione con l’agenzia. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha definito l’operazione un «giorno storico», rivendicando la presenza personale sul luogo delle demolizioni. Da anni il governo israeliano accusa l’UNRWA di posizioni filo-palestinesi e di presunti legami con Hamas, accuse sempre respinte dall’ONU e mai accompagnate da prove pubbliche.

L’attacco alla sede di Gerusalemme Est si inserisce in un contesto di crescente pressione sulle organizzazioni umanitarie. Nelle ultime settimane Israele ha revocato le licenze operative a 37 ONG internazionali attive a Gaza e in Cisgiordania, tra cui Medici Senza Frontiere e il Consiglio norvegese per i rifugiati. Le nuove normative impongono alle ONG di fornire informazioni dettagliate su personale, finanziamenti e attività, requisiti che molte organizzazioni giudicano incompatibili con l’indipendenza umanitaria.

Secondo Al Jazeera, la stretta arriva mentre la situazione umanitaria a Gaza resta drammatica e gli aiuti continuano a essere limitati. Da Ramallah, la giornalista Nida Ibrahim parla di una strategia che mira non solo a ostacolare l’assistenza, ma anche a «cambiare il significato simbolico» dei campi profughi e delle strutture che incarnano il diritto al ritorno dei palestinesi.

Sul piano internazionale, la tensione è destinata a salire. Il segretario generale dell’ONU António Guterres ha recentemente avvertito il primo ministro Benjamin Netanyahu che Israele potrebbe essere deferito alla Corte internazionale di giustizia se non verranno abrogate le leggi contro l’UNRWA e restituiti i beni confiscati. In una lettera inviata a inizio gennaio, Guterres ha parlato di «violazioni dirette degli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale» che non possono restare senza risposta.

Gerusalemme Est, considerata territorio occupato dalle Nazioni Unite ma rivendicata integralmente da Israele, torna così al centro di uno scontro che non è solo militare o politico, ma istituzionale e simbolico. Colpire l’UNRWA significa mettere in discussione il ruolo dell’ONU nei Territori occupati e ridefinire, unilateralmente, il quadro della protezione internazionale dei rifugiati palestinesi. Un passaggio che rischia di avere conseguenze ben oltre i confini della città contesa.