Il governo chiarisce: nessuna frattura con Washington, ma le regole vanno rispettate. Crosetto: «Le basi sono attive, nulla è cambiato»
È bastato un piano di volo comunicato a velivoli già in decollo per scatenare un caso diplomatico-militare destinato a far discutere. Nelle scorse ore è emerso che l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base siciliana di Sigonella per l’atterraggio di alcuni bombardieri diretti verso il Medio Oriente. Non per una scelta politica ostile all’alleato americano, tiene a precisare il governo, ma per il semplice mancato rispetto delle procedure previste dai trattati vigenti.
Come si è arrivati al diniego
Secondo quanto ricostruito, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, è venuto a conoscenza del piano di volo americano attraverso lo Stato Maggiore dell’Aeronautica, ma senza che alcuna richiesta formale di autorizzazione fosse stata avanzata. La comunicazione, riferiscono fonti informate, sarebbe arrivata mentre gli aerei erano già in volo. Una circostanza che ha immediatamente fatto scattare le verifiche del caso.
Accertato che si trattava di bombardieri — una categoria di velivoli il cui transito nelle basi italiane non rientra negli accordi ordinari tra Roma e Washington e richiede invece un passaggio parlamentare — Portolano ha informato il ministro della Difesa Guido Crosetto. La decisione è stata conseguente e netta: quegli aerei non potevano atterrare a Sigonella.
La risposta di Palazzo Chigi
Nel pomeriggio è arrivata la nota di Palazzo Chigi, che ha inquadrato la vicenda entro i binari del diritto internazionale e della prassi costituzionale italiana. «La linea dell’esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento», si legge nel comunicato. Il governo ha voluto sottolineare con forza che non si è trattato di un gesto politico né di un segnale di distanza dall’alleato americano: «I rapporti con gli Stati Uniti sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione», ha precisato la presidenza del Consiglio, aggiungendo che «ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso».
Crosetto: «Nessun raffreddamento con gli Usa»
Il ministro della Difesa è intervenuto personalmente per sbarrare la strada a letture strumentali della vicenda. «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa», ha scritto Crosetto su X. «Cosa semplicemente falsa». Le basi, ha ribadito, «sono attive, in uso e nulla è cambiato». Il ministro ha quindi richiamato il quadro normativo che dal 1954 disciplina la presenza militare americana in Italia, distinguendo ciò che rientra negli accordi ordinari da ciò che necessita di specifica autorizzazione. «Un ministro deve solo farli rispettare», ha concluso.
Un contesto regionale sotto pressione
La vicenda si inserisce in un quadro mediterraneo e mediorientale di crescente tensione. Mentre la Spagna ha nel frattempo negato il proprio spazio aereo agli aerei militari americani diretti verso l’Iran, l’Italia ha continuato a garantire l’operatività della base di Aviano, dove sono stati tracciati almeno cinque voli del Lockheed C-5M Super Galaxy nelle settimane precedenti. Un dettaglio che fotografa la complessità delle scelte che il governo italiano è chiamato ad affrontare in questo delicato momento internazionale.
Le opposizioni chiedono chiarezza
Dal fronte parlamentare si levano voci che chiedono al governo di riferire con maggiore trasparenza. Il deputato del Pd Anthony Barbagallo ha parlato di un «quadro estremamente opaco e preoccupante», pur riconoscendo come «rilevante e corretta» la decisione di Crosetto. I capigruppo M5S nelle Commissioni Difesa, Alessandra Maiorino e Arnaldo Lomuti, hanno chiesto al ministro di spiegare «esattamente cos’è accaduto» e di chiarire di quali velivoli si trattasse.
Al di là delle polemiche politiche, la vicenda pone una domanda di fondo sulla quale il Parlamento sarà chiamato a riflettere: come garantire che le alleanze internazionali, indispensabili per la sicurezza del Paese, si esercitino sempre nel pieno rispetto della sovranità nazionale e delle regole democratiche che la tutelano.
