MINNEAPOLIS – Minacciati mentre stavano facendo il loro lavoro. Gli inviati della Rai, Laura Cappon e Daniele Babbo, della trasmissione In mezz’ora, sono stati fermati e intimiditi da agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) a Minneapolis, dove stavano documentando le proteste seguite all’uccisione di Alex Pretti, il trentasettenne colpito a morte durante un’operazione federale mentre aveva in mano solo un cellulare.
L’episodio è stato ripreso in un video, registrato dall’interno dell’auto della troupe, che mostra chiaramente la dinamica dell’intimidazione. Due veicoli dell’ICE seguono l’auto dei giornalisti, uno davanti e uno dietro, fino a bloccarla. «Uno è davanti a me e l’altro dietro. Sembra un convoglio. Ci hanno intrappolato», si sente dire dalla donna alla guida.
Quando un’agente si avvicina al finestrino e chiede di abbassarlo, la risposta è ferma: «No, non stiamo facendo nulla di male». I giornalisti si qualificano più volte: «Press! We are press, italian!». A quel punto arriva la minaccia esplicita: «Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto». «Questo è l’unico avvertimento – aggiunge l’agente – se continuate a seguirci da questo momento in poi. Siete registrati».
Le immagini hanno immediatamente suscitato reazioni politiche in Italia. Il Partito Democratico ha espresso solidarietà ai giornalisti Rai e ha chiesto una presa di posizione chiara del governo. «Meloni e Piantedosi hanno capito qual è il problema? – si legge in un post del Pd – Ci aspettiamo che il governo italiano pronunci una parola di condanna».
Duro l’intervento del responsabile Esteri dem Peppe Provenzano, che parla di «polizia politica di Trump» e chiede al governo italiano «di protestare formalmente e prendere le distanze una volta per tutte». Provenzano sollecita inoltre chiarimenti su come l’esecutivo intenda «proteggere i connazionali che vivono e lavorano nei luoghi in cui sta operando l’ICE, in un clima di intimidazioni e violenze». Il riferimento è anche alla vicenda di Alex Pretti, diventata in queste ore un simbolo della deriva repressiva delle operazioni federali: «Chissà se ora il ministro Piantedosi, dopo aver visto le immagini di Minneapolis, abbia capito il problema».
Sulla stessa linea Sandro Ruotolo, responsabile Informazione del Pd: «Le minacce rivolte dagli agenti dell’ICE ai giornalisti italiani rappresentano un fatto gravissimo. Un’intimidazione diretta e inaccettabile contro chi stava semplicemente documentando. Colpire i giornalisti significa colpire la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere informati».
L’episodio si inserisce in un contesto di forte tensione negli Stati Uniti, in particolare a Minneapolis, dove l’ICE ha dispiegato migliaia di agenti e dove le proteste contro le sue operazioni si stanno moltiplicando. Le immagini della troupe Rai, minacciata mentre si qualifica come stampa internazionale, alimentano le preoccupazioni sul rispetto delle libertà fondamentali, a partire da quella di informare.
Ora la palla passa al governo italiano. Le opposizioni chiedono una condanna ufficiale e una presa di distanza netta. Il silenzio, avvertono, rischia di trasformarsi in complicità politica di fronte a un atto che va ben oltre un semplice incidente sul campo.
