Messa di inizio anno di Leone XIV

Il primo giorno dell’anno non comincia con un proclama politico né con un augurio generico. Comincia con una benedizione. Antica, essenziale, quasi fragile: «Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». È come se la Chiesa, all’alba del tempo nuovo, volesse ricordarci che la pace non nasce da strategie, ma da uno sguardo; non da equilibri di forza, ma da una relazione.

Nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, Papa Leone XIV ha riportato il mondo a questa evidenza dimenticata: la pace è il frutto di una vita liberata, non di una sicurezza imposta. Israele, popolo liberato dalla schiavitù, aveva perso nel deserto molte certezze materiali, ma aveva guadagnato la cosa più preziosa: un futuro aperto. Così anche l’uomo di oggi, smarrito tra paure globali e conflitti permanenti, è chiamato a scegliere se restare schiavo di false garanzie o incamminarsi nella libertà.

È in questo orizzonte che si colloca Maria. Non come figura ornamentale della devozione, ma come luogo teologico della pace. In lei, Dio accetta di farsi indifeso. Rinuncia a ogni privilegio, si consegna alla carne, al tempo, alla dipendenza. È un Dio che non domina, ma si affida. Un Dio che non impone, ma chiede accoglienza. Un Dio – ha ricordato il Papa – «disarmato e disarmante».

Qui sta il paradosso più scandaloso per il nostro tempo: la pace nasce dalla vulnerabilità, non dalla potenza. Il mondo, invece, continua a credere che si salvi “affilando le spade”, eliminando il nemico, alzando muri, moltiplicando giudizi. Ma il Vangelo racconta un’altra storia: quella di un Bambino che non ha difese, di una Madre che non trattiene nulla per sé, di una libertà che si dona senza calcoli.

Maria, Madre di Dio, è il punto d’incontro tra due “disarmi”: quello di Dio che si abbassa e quello dell’uomo che si fida. Nel suo  non c’è ingenuità, ma coraggio; non c’è passività, ma una decisione radicale: rinunciare alle garanzie per generare vita. È una lezione che riguarda non solo la fede, ma anche la politica, la convivenza, la storia.

Non a caso Leone XIV ha legato la maternità di Maria alla Giornata Mondiale della Pace. Perché la pace, come la vita, non si produce: si custodisce. Non si impone: si accompagna. Non si difende con la violenza: si genera con la responsabilità.

Sant’Agostino, ricordato nell’omelia, diceva che il Creatore delle stelle ha voluto succhiare da un seno di donna. È un’immagine vertiginosa: Dio che accetta la fame, la dipendenza, il limite. Se questo è il volto di Dio, allora ogni violenza che pretende di giustificarsi in suo nome è una menzogna.

All’inizio del 2026, mentre il mondo sembra ancora prigioniero della logica delle armi, il Papa ci invita a fare un gesto semplice e radicale: accostarci al Presepe. Non come evasione sentimentale, ma come scelta di campo. Perché lì la pace non è uno slogan, ma una presenza. Lì impariamo che solo chi abbassa le difese può davvero salvare il mondo.

E forse il proposito più vero per l’anno nuovo non è promettere di essere più forti, ma più umani. Come Maria. Come il Figlio che ha messo al mondo.