Con la chiusura della Porta Santa il 6 gennaio e la conclusione ufficiale dell’Anno giubilare, si apre per Papa Leone XIV una fase nuova del suo pontificato. Finora, infatti, l’agenda del nuovo Pontefice è stata in larga misura ereditata dal suo predecessore, Papa Francesco, che aveva strutturato il Giubileo come culmine del proprio magistero pastorale. Ora, terminato quel ciclo, Leone XIV sembra intenzionato a imprimere un ritmo più personale e riconoscibile alla guida della Chiesa.

Un primo segnale chiaro è arrivato già il 7 gennaio, con l’avvio di un intenso programma che ha visto la convocazione a Roma di tutti i cardinali del mondo per un incontro straordinario di due giorni. Un consesso a porte chiuse, fortemente voluto dal Papa, che indica la volontà di coinvolgere il Collegio cardinalizio non come semplice organo consultivo, ma come spazio reale di discernimento ecclesiale.

Sinodalità ed evangelizzazione: le priorità emerse dal confronto

Aprendo i lavori, Leone XIV ha proposto quattro grandi ambiti di riflessione: la missione della Chiesa alla luce dell’Evangelii gaudium di Papa Francesco; la riforma della Curia romana; il cammino sinodale; la liturgia. Per ragioni di tempo, tuttavia, ha chiesto ai cardinali di concentrarsi solo su due temi. La scelta è stata netta: una larga maggioranza ha indicato come prioritarie la sinodalità e la missione evangelizzatrice, confermando che l’eredità di Francesco non viene archiviata, ma riletta e rilanciata.

Non si tratta di una decisione neutra. Sinodalità ed evangelizzazione sono infatti i due assi portanti della Chiesa postconciliare: il “come” la Chiesa vive al suo interno e il “perché” essa esiste nel mondo. Il fatto che Leone XIV abbia lasciato ai cardinali la libertà di scegliere indica uno stile di governo che privilegia l’ascolto e la corresponsabilità.

Un ritorno consapevole al Concilio Vaticano II

Nello stesso giorno, durante l’udienza generale, il Papa ha annunciato l’avvio di una nuova serie di catechesi dedicate ai documenti del Concilio Vaticano II. La motivazione addotta è tutt’altro che formale: la generazione che ha vissuto direttamente il Concilio – vescovi, teologi, fedeli – non è più presente, e il rischio è che il Vaticano II venga conosciuto solo per sentito dire, attraverso interpretazioni parziali o ideologiche.

Per questo Leone XIV ha invitato a tornare alle fonti, a leggere direttamente i testi conciliari e a riflettere sul loro contenuto, senza nostalgie né irrigidimenti. È una presa di posizione significativa in un dibattito che attraversa la Chiesa da decenni: il Concilio come evento chiuso, da custodire nei suoi limiti testuali, o come processo ancora in atto, chiamato a essere progressivamente recepito.

Papa Francesco si era chiaramente collocato in questa seconda prospettiva, vedendo nel Sinodo sulla sinodalità una prosecuzione concreta dell’ecclesiologia conciliare. Leone XIV, senza slogan, sembra muoversi nella stessa linea, ma con un’attenzione più esplicita alla dimensione magisteriale dell’interpretazione.

Le udienze del mercoledì come bussola del pontificato

La scelta di dedicare le catechesi del mercoledì al Vaticano II non è secondaria. Storicamente, questi appuntamenti settimanali sono stati uno degli strumenti principali con cui i Papi hanno comunicato la loro visione teologica e pastorale. Da Paolo VI, che subito dopo la chiusura del Concilio vi dedicò intere serie di interventi, fino a Giovanni Paolo II con la Teologia del corpo, Benedetto XVI con i santi e la preghiera, e Francesco con temi come il discernimento, le virtù e la vecchiaia.

In questo solco si inserisce Leone XIV, che ha citato esplicitamente tutti i Pontefici postconciliari, insistendo sullo “spirito” del Concilio: una disposizione interiore fatta di ricerca della verità attraverso il dialogo ecumenico, interreligioso e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Secondo il Papa, questa attitudine deve ancora plasmare pienamente la vita spirituale e l’azione pastorale della Chiesa, perché la riforma ecclesiale non è conclusa.

Un Papa interamente figlio della Chiesa postconciliare

Leone XIV è il secondo Papa, dopo Francesco, a essere stato ordinato sacerdote dopo il Vaticano II. Tutto il suo ministero si è svolto nella Chiesa postconciliare. Formatosi alla Catholic Theological Union di Chicago, un contesto in cui le intuizioni del Concilio sono state applicate con rapidità e decisione, ha vissuto da vicino le tensioni e le opportunità di quella stagione. Non sorprende, dunque, il suo sostegno convinto al cammino sinodale avviato da Francesco.

A sessant’anni dalla chiusura del Concilio, molte delle sue grandi questioni restano aperte: la riforma liturgica, il dialogo interreligioso, la libertà religiosa, l’impegno sociale del Vangelo, il rapporto tra Chiesa e mondo contemporaneo. Intanto, nuove generazioni – che il Concilio non l’hanno vissuto – occupano oggi ruoli di responsabilità ecclesiale.

Un interprete per il futuro

In questo contesto, Papa Leone XIV si avvia a essere non solo un continuatore, ma un interprete autorevole del Vaticano II. Il modo in cui leggerà, insegnerà e applicherà il Concilio nei prossimi anni potrà incidere profondamente sulla sua recezione nei decenni a venire. Più che chiudere una stagione, il nuovo Pontefice sembra volerla accompagnare verso una maturità ecclesiale ancora tutta da compiere.