Il potere, la lealtà e il prezzo della sopravvivenza**

Nelle ore concitate che hanno seguito la cattura di Nicolás Maduro, una domanda ha iniziato a circolare con insistenza nei corridoi della diplomazia e nelle redazioni di mezzo mondo: chi lo ha tradito?

Non è una domanda oziosa. È la domanda classica che emerge ogni volta che un potere, apparentemente monolitico, crolla senza combattere fino in fondo.

Secondo fonti venezuelane citate dal New York Timesalmeno quaranta persone – civili e militari – sarebbero morte nell’attacco statunitense che ha preceduto la cattura del presidente. Un dato che introduce un elemento spesso rimosso dal racconto spettacolare delle “operazioni chirurgiche”: il potere non cade mai senza lasciare corpi sul terreno. Anche quando il bersaglio è un capo di Stato isolato, la violenza non è mai asettica.

Maduro non è caduto per una sommossa popolare né per un’insurrezione militare visibile. È stato prelevato nella notte, in un’operazione che presupponeva una conoscenza intima dei suoi spostamenti, delle sue abitudini, delle sue protezioni. Qualcuno sapeva. Qualcuno ha parlato. O, forse più realisticamente, qualcuno ha smesso di proteggere.

Il rifiuto dell’esilio: l’ultimo errore politico

Sempre secondo il New York Times, a fine dicembre Maduro avrebbe respinto un ultimatum personale di Donald Trump: lasciare il potere e accettare un esilio “dorato” in Turchia. È un dettaglio che pesa più di quanto sembri.

Nella grammatica imperiale americana, l’offerta dell’esilio non è un atto di clemenza, ma una via d’uscita negoziata, una soluzione che salva il volto a tutti: al leader sconfitto, che conserva la vita; all’impero, che evita il caos; al sistema, che garantisce continuità. Rifiutarla significa dichiarare che il potere vale più della sopravvivenza. È una scelta tragica, ma coerente con una certa idea di sovranità.

Da quel momento, Maduro ha cessato di essere un problema da gestire ed è diventato un ostacolo da rimuovere.

Il potere non cade: si svuota

Da mesi il chavismo mostrava crepe evidenti. Non tanto sul piano retorico – sempre feroce, sempre impermeabile – quanto su quello interno. Un potere logorato non viene abbattuto frontalmente: si svuota dall’interno, si isola, diventa negoziabile.

La cifra simbolica della taglia – arrivata, secondo varie ricostruzioni, a decine di milioni di dollari – è meno importante del suo significato politico: non era un invito alla cattura, ma un messaggio al sistema. Diceva: il prezzo della fedeltà potrebbe diventare più alto di quello del tradimento.

In questo senso, la cattura di Maduro non racconta solo la forza militare americana, ma la fragilità di una catena di lealtà che ha iniziato a rompersi ben prima del raid.

Delcy Rodríguez: continuità gestibile

Il fatto che Washington guardi oggi con interesse alla figura di Delcy Rodríguez è rivelatore. Non perché rappresenti una svolta democratica – non lo è – ma perché incarna un principio chiave della nuova fase geopolitica: la governabilità prima della legittimità.

Rodríguez non è un’estranea al sistema chavista. Ne è una figura interna, tecnocratica, meno ideologica e più trattabile. Non una liberatrice, ma una possibile amministratrice del dopo-trauma. In questa logica, l’opposizione storica – pur forte di consensi e riconoscimenti internazionali – diventa quasi un elemento di disturbo: troppo autonoma, troppo poco controllabile.

Gli imperi non cercano simboli morali. Cercano interlocutori funzionali.

Il tradimento come categoria strutturale

Chi ha tradito Maduro?

Forse un uomo dei servizi. Forse un generale. Forse un intermediario silenzioso. Ma la risposta più onesta è un’altra: Maduro è stato tradito dal suo stesso sistema, quando quel sistema ha smesso di credere che la sua sopravvivenza coincidesse con quella del capo.

Il tradimento, in politica, non è un peccato. È una funzione. Si attiva quando il potere non garantisce più protezione, futuro, sicurezza. E allora la fedeltà diventa una zavorra.

Oltre Maduro: una lezione inquietante

La vicenda venezuelana non riguarda solo il Venezuela. Dice qualcosa di più ampio e inquietante sul mondo che si sta ridisegnando: un ordine internazionale in cui la forza decide, ma la complicità interna rende possibile la forza.

Maduro non è caduto solo perché era un leader contestato. È caduto perché, a un certo punto, ha smesso di essere indispensabile.

E quando un leader diventa sostituibile, la storia accelera. Sempre.