Con un Chirografo datato 25 giugno, il Papa aggiorna lo statuto dell’Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria, recependo le riforme normative degli ultimi anni e rafforzando l’autonomia dell’organismo che vigila sul sistema economico della Santa Sede
Non è un caso che uno dei primi atti normativi significativi del pontificato di Leone XIV riguardi proprio i conti del Vaticano. Con un Chirografo datato 25 giugno 2026, il Papa ha approvato il nuovo statuto dell’Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (ASIF), l’organismo che dal 2020 vigila sulla prevenzione del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e sulla sana gestione degli enti finanziari collegati alla Santa Sede. Il provvedimento, pubblicato su L’Osservatore Romano, entra in vigore il giorno stesso della pubblicazione.
Dietro la sobrietà del linguaggio curiale, il documento racconta una storia di continuità istituzionale più che di rottura. L’ASIF non nasce oggi: la sua fisionomia attuale affonda le radici nel Chirografo del dicembre 2020, firmato da papa Francesco, e si è progressivamente consolidata attraverso la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium del 2022, che ne confermò il ruolo strategico nell’architettura economica vaticana, fino alla legge n. DCXIV del novembre 2023, che ne rafforzò il quadro giuridico. L’ultimo tassello, il Regolamento del Personale della Curia Romana approvato nel novembre 2025, ha reso necessario un adeguamento delle norme sull’organizzazione interna dell’Autorità: da qui la decisione di Leone XIV di procedere a un aggiornamento complessivo dello statuto.
Il testo approvato ridisegna con precisione quasi notarile le competenze dell’Autorità, che restano tripartite: vigilanza antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa; raccolta e analisi dell’informazione finanziaria, comprese le segnalazioni di operazioni sospette; supervisione prudenziale degli enti che operano professionalmente nel settore finanziario. A questo si aggiunge una funzione meno nota ma non meno rilevante, quella di sistema di risoluzione alternativa delle controversie tra utenti ed enti finanziari, affidata in particolare al Responsabile degli Affari Legali, figura la cui competenza si estende ora esplicitamente anche alla tutela dei diritti fondamentali nell’ambito dell’attività di informazione finanziaria.
Sul piano della governance, lo statuto conferma un impianto già noto: un Direttore nominato dal Pontefice per un quinquennio, coadiuvato da un Vice Direttore, alla guida di tre Uffici operativamente autonomi e indipendenti tra loro — una separazione delle funzioni che risponde a standard internazionali di vigilanza finanziaria ormai consolidati. Colpisce, in un testo di questo genere, l’insistenza quasi ripetuta su un criterio di selezione del personale e dei Consultori che “rispecchi, il più possibile, l’universalità della Chiesa Cattolica”: un richiamo non meramente formale, che testimonia quanto la Santa Sede tenga a presentare questo organismo tecnico come autenticamente rappresentativo della cattolicità globale, e non come enclave curiale.
Non meno significativo è il capitolo dedicato alle risorse. L’Autorità riceve la propria dotazione da tre fonti — l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e gli stessi enti finanziari vigilati — ma le utilizza “in autonomia, secondo criteri di sana gestione finanziaria, senza necessità di ulteriore autorizzazione”. È il tentativo, ricorrente in tutta l’architettura istituzionale disegnata dal testo, di tenere insieme due esigenze in tensione: garantire all’authority l’indipendenza operativa che gli standard internazionali richiedono a un organismo di vigilanza credibile, e mantenerla comunque dentro il perimetro di rendicontazione verso il Consiglio per l’Economia, cui l’ASIF deve riferire annualmente e sottoporre bilancio preventivo e consuntivo.
Il documento si chiude, come da tradizione per questo tipo di atti, con una clausola di resistenza quasi assoluta: quanto stabilito avrà “immediato, pieno e stabile vigore, nonostante qualsiasi disposizione contraria, anche se degna di speciale menzione”. Una formula che nel diritto canonico blinda il provvedimento da future contestazioni, e che qui suona come suggello di un percorso di rafforzamento istituzionale della vigilanza finanziaria vaticana iniziato oltre un decennio fa, e che Leone XIV sceglie ora di ereditare e proseguire, piuttosto che reinventare.
Con un Chirografo del 25 giugno, Leone XIV approva il nuovo statuto dell’ASIF, l’authority di vigilanza finanziaria della Santa Sede, aggiornandone competenze e organizzazione interna in continuità con le riforme avviate dal predecessore.
