Dalla chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino alla basilica di Santa Sabina, Leone XIV ha inaugurato il cammino quaresimale con la prima “stazione” romana: una processione penitenziale e la Messa con benedizione e imposizione delle Ceneri. Nell’omelia, un appello controcorrente: tornare a sentirsi popolo non per aggressività identitaria, ma per una conversione insieme personale e pubblica, capace di nominare il male “dentro” e di ricostruire dalle ceneri di guerre, ingiustizie, ecosistemi devastati e pensiero critico consumato.

Nel pomeriggio del Mercoledì delle Ceneri, la tradizione delle stationes romane è tornata a parlare con la sua grammatica antica e sorprendentemente moderna: sosta e cammino, memoria e conversione. Alle 16.30, nella chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino, un momento di preghiera ha introdotto la processione penitenziale verso Santa Sabina. Con il Papa, cardinali, arcivescovi, vescovi, i benedettini di Sant’Anselmo, i domenicani di Santa Sabina e un gruppo di fedeli: una Chiesa letteralmente in movimento, che non si limita a “iniziare” la Quaresima, ma la mette in scena come gesto comunitario.

È proprio da qui che l’omelia di Leone XIV prende quota: la Quaresima come tempo forte non di devozionismi isolati, ma di comunità convocata. Il Papa affida il primo affondo alla voce del profeta Gioele: «Radunate il popolo». E insiste su un dettaglio che diventa programma: Gioele chiama anche coloro che “si potrebbe giustificare” assenti – bambini, fragili, sposi – e persino i sacerdoti “tra il vestibolo e l’altare”. È un raduno che non seleziona i forti: include chi normalmente resterebbe fuori.

Da questa immagine, Leone XIV arriva al nodo: oggi “radunare” è difficile, e sentirsi popolo lo è ancora di più. Ma il Papa precisa subito la direzione: non un popolo nazionalistico e aggressivo, bensì una comunione in cui ciascuno trova il proprio posto. E soprattutto un popolo che sa compiere un gesto rarissimo nella società contemporanea: riconoscere i propri peccati, ammettendo che il male non viene sempre da “presunti nemici”, ma attraversa i cuori, le scelte, gli ambienti – reali e virtuali – fino a diventare “strutture di peccato” anche economiche, culturali, politiche e persino religiose. Non una condanna astratta: una diagnosi sulla tentazione permanente di scaricare altrove la responsabilità.

In un passaggio tra i più forti, Leone XIV collega l’imposizione delle ceneri non a un rito intimista, ma al peso della storia: “le ceneri di un mondo che brucia”. Ceneri del diritto internazionale e della giustizia tra i popoli; ceneri di ecosistemi e concordia; ceneri del pensiero critico e delle sapienze locali; ceneri del senso del sacro “che abita in ogni creatura”. Il rito penitenziale diventa così un gesto politico e spirituale insieme: chiamare per nome la morte, portarne i segni, ma testimoniare la risurrezione. La conversione non è restare tra le ceneri: è rialzarsi e ricostruire.

La memoria corre anche a Paolo VI, ricordato dal Papa a sessant’anni da un gesto pubblico di imposizione delle ceneri, definito da Montini “severo” e “realista”: una pedagogia capace di smascherare due inganni moderni, l’autosuggestione e il pessimismo di chi proclama la vanità di tutto. Leone XIV riprende quel filo e lo annoda all’oggi: se i popoli chiedono «Dov’è il loro Dio?», la risposta non può essere propaganda religiosa, ma una Chiesa più credibile perché convertita, meno teatrale e più vera.

C’è infine una nota che il Papa legge come segno dei tempi: l’attrazione di molti giovani per il Mercoledì delle Ceneri, anche in contesti secolarizzati. La loro sensibilità – dice – intercetta con chiarezza che un modo di vivere più giusto è possibile e che esistono responsabilità per ciò che nella Chiesa e nel mondo non va. È un invito a non chiudere la Quaresima in un recinto privato: il lavoro su sé stessi diventa apertura missionaria verso “tante persone inquiete e di buona volontà” in cerca di un rinnovamento autentico.

Nel solco della prima statio quaresimale, Leone XIV chiude con l’immagine educativa dei martiri, antichi e contemporanei: tracce concrete, nomi e storie di chi ha preso sul serio le Beatitudini fino alle estreme conseguenze. Semi che sembravano perduti e invece hanno preparato una messe. E la Quaresima, “liberandoci dal voler essere visti a tutti i costi”, diventa scuola di sguardo: imparare a vedere ciò che nasce e cresce nel segreto di chi digiuna, prega e ama.

In un mondo che brucia, il Papa non offre un anestetico spirituale. Offre una via: radunarsi, riconoscere, convertirsi, ricostruire. E portare le ceneri non come fine, ma come inizio.