L’Italia alza il livello della protesta diplomatica nei confronti di Israele dopo l’episodio che ha visto coinvolti due Carabinieri in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme, minacciati da un uomo armato in Cisgiordania, presumibilmente un colono israeliano. La Farnesina ha reso noto che l’ambasciata italiana a Tel Aviv ha trasmesso una nota verbale di protesta formale al governo israeliano, su disposizione diretta del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Secondo quanto ricostruito, i due militari si trovavano nell’area per un sopralluogo preliminare, in vista di una missione di ambasciatori dell’Unione europea in un villaggio nei pressi di Ramallah, territorio sotto l’Autorità Nazionale Palestinese. Durante l’attività, un civile armato, in abiti non militari, ha puntato un fucile contro di loro, sottoponendoli a una sorta di “interrogatorio” sul posto.
I Carabinieri, che viaggiavano a bordo di un’auto con targa diplomatica ed erano in possesso di passaporti e tesserini ufficiali, hanno attenuto rigorosamente alle regole di ingaggio, evitando qualsiasi reazione violenta nonostante la minaccia diretta. L’uomo ha poi passato loro al telefono un interlocutore non identificato, il quale ha sostenuto che si trovassero all’interno di un’area militare e che dovessero allontanarsi immediatamente.
Una versione smentita dai fatti. Dopo una verifica con il Cogat, il comando militare israeliano responsabile dei Territori palestinesi occupati, è stato confermato che in quel punto non esiste alcuna area militare. L’episodio si è dunque consumato in assenza di basi legali o operative che giustificassero l’azione intimidatoria.
I due militari sono rientrati incolumi al Consolato e hanno immediatamente riferito l’accaduto sia all’Ambasciata sia alla catena di comando dell’Arma. Da Roma, la reazione è stata rapida: oltre alla nota verbale, l’ambasciatore italiano a Tel Aviv sta presentando proteste presso diverse amministrazioni israeliane, con la prospettiva – fa sapere la Farnesina – di interventi diretti anche a livello politico.
L’episodio riporta al centro dell’attenzione la crescente tensione in Cisgiordania e il problema della sicurezza del personale diplomatico e militare straniero impegnato in missioni di osservazione e cooperazione internazionale. Per l’Italia, si tratta di un fatto grave non solo sul piano della sicurezza, ma anche su quello del rispetto delle norme diplomatiche e del diritto internazionale, che impongono la tutela dei rappresentanti di Stati terzi e delle missioni ufficiali.
La protesta italiana, in questo senso, non è soltanto una richiesta di chiarimenti su un singolo episodio, ma un segnale politico: la sicurezza del personale italiano all’estero e il rispetto delle prerogative diplomatiche non sono negoziabili.
