Padre del monachesimo ma anche protettore degli animali, anche quest’anno ricordiamo Sant’Antonio Abate o il Grande (251-356).
Consuetudine sempre più rafforzata in molte parrocchie delle nostre città per festeggiare l’eremita è la benedizione di animali grandi e piccoli raggruppati dai proprietari sui sagrati o nei cortili. Molte persone tuttavia non comprendono il significato di questo odierno gesto rituale, interrogando dunque i fedeli o i parroci.
Seppure la benedizione degli animali sia pratica consolidata già da decenni nel meridione, inserita tra celebrazioni e processione del simulacro del santo, la presenza di un maiale nell’iconografia del santo ha una storia molto più lunga.
Il suino con al collo una campana rimanda agli allevamenti curati dall’antico ordine ospedaliero degli Antoniani. L’utilizzo di parti di animali per creare medicamenti che alleviassero varie patologie umane era diffuso anche in Europa.
Le epidemie imperversavano già nel Medioevo e anche il “morbo” più curato poteva rivelarsi letale per grandi e adulti. Dopo il primo millennio una malattia aveva un sintomo più specifico, un rossore simile a scottature che provocava dolore per il formarsi di ulcere. Ecco che questo malessere, tra Italia e Francia, prese il nome di “male di Sant’Antonio” essendo tuttavia solo l’affidamento al santo nato in Egitto motivo di liberazione dal male misterioso.
Se i medici non riuscivano a identificare l’origine di ciò che ora immaginiamo fosse ergotismo gangrenoso, la nascita dei nosocomi cittadini gestiti dagli Antoniani portò ad una utile sperimentazione. Venne creata una pomata a partire dal grasso del maiale che spalmata sulla parte malata conferiva sollievo.
Gli ammalati venivano anche portati in chiesa per chiedere la grazia della guarigione.
L’ordine ospedaliero crebbe e i loro preziosi maiali per le strade dei borghi si guadagnarono il rispetto di tutti con “benedizione” dell’ignaro sant’Antonio.
Associare la grandezza di questa figura solo all’inquietudine dell’Herpes zoster è riduttivo, ma indubbiamente più fonti convengono che l’abate sapesse gestire specie animali gradite o meno ad un viandante.
Il suino-porco (o il cinghiale) non godettero mai della considerazione positiva dell’antica cultura cristiana, cosi che il maiale venne riabilitato proprio grazie a tali leggende pseudo-scientifiche e il medicamento si diffuse oltre la nostra penisola “contagiando” l’immaginario popolare di un nuovo simpatico animale da cortile, il maialino di Sant’Antonio!
