Dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela, una notte che resterà impressa nelle loro vite si è trasformata in un nuovo inizio per Alberto Trentini e Mario Burlò, rilasciati dalle autorità venezuelane e accolti nella residenza dell’ambasciata italiana a Caracas. La loro liberazione, avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 gennaio 2026, segna la fine di un lungo calvario e porta un messaggio di sollievo alle loro famiglie e all’Italia tutta.
Le parole della libertà
La scena che i media hanno rilanciato nelle prime ore è simbolica e umana: appena liberato, Trentini – cooperante veneto impegnato in attività umanitarie – ha chiesto con un sorriso stentato e sincero: “Posso avere una sigaretta?”, un desiderio semplice che riassume l’istante di transizione tra il mondo chiuso delle celle e la normalità della vita quotidiana.
La richiesta, oltre a strappare un sorriso, evidenzia quanto il tempo trascorso in detenzione nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, sia stato duro: 423 giorni caratterizzati da incertezza, isolamento e separazione prolungata dai propri affetti.
Trattamento e primi momenti dopo la scarcerazione
I due connazionali hanno reso subito noto che non hanno subito torture e che il trattamento carcerario non è stato disumano, pur sottolineando la durezza psicologica di una detenzione così prolungata. Nelle fasi finali dei trasferimenti, hanno raccontato di non essere stati incappucciati, a differenza delle trasferte interne alle carceri.
Accolti dall’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito nella residenza diplomatica, Trentini e Burlò hanno potuto fare le prime telefonate ai propri cari. Trentini ha chiamato due volte la madre e poi la fidanzata, ricreando quel contatto umano che tanto è mancato nei mesi precedenti.
Un percorso diplomatico complesso
La liberazione non è avvenuta per caso: è il frutto di mesi di lavoro diplomatico intenso e discreto, che ha visto coinvolti la Farnesina, il governo italiano guidato dal presidente del Consiglio e il corpo diplomatico a Caracas in azioni costanti di interlocuzione con le autorità venezuelane. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la notizia e ringraziato pubblicamente la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez per la “collaborazione costruttiva” che ha reso possibile il rilascio.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso “gioia e soddisfazione” per il ritorno in libertà dei due connazionali e ha confermato che un aereo di Stato è partito da Roma per riportarli in Italia tra oggi e domani, sottolineando l’importanza del lavoro diplomatico svolto in silenzio.
Le persone dietro le notizie
- Alberto Trentini, 46enne veneziano (di origine italiana), era in Venezuela per la ONG Humanity & Inclusionquando fu arrestato nel novembre 2024 senza accuse chiare, dando inizio a un lungo periodo di detenzione segnato da incertezza e sospensione forzata dalle sue attività umanitarie.
- Mario Burlò, imprenditore torinese, era anch’egli detenuto da oltre un anno in condizioni analoghe, senza che fossero state formulate accuse nitide contro di lui, causando grande apprensione nelle sue cerchie familiari e lavorative in Italia.
Le reazioni: dall’Italia all’estero
La liberazione ha suscitato reazioni commosse in Italia: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato i familiari per esprimere solidarietà e condivisione della felicità per la loro liberazione. Anche le istituzioni regionali, come il presidente del Veneto Alberto Stefani e il sindaco di Venezia, hanno accolto con entusiasmo la notizia, ringraziando il Governo per l’impegno istituzionale e diplomatico profuso.
Un nuovo inizio dopo l’incubo
Il ritorno alla libertà è solo l’inizio di un percorso di recupero psicologico e affettivo per Trentini e Burlò, segnato da anni di paura e incertezza. La semplice domanda sulla sigaretta — concessa dal capo missione De Vito con due pacchetti — è l’immagine più umana di una vicenda che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso per oltre un anno.
La loro storia non è solo cronaca: è la storia di due uomini che ritrovano il profumo della normalità dopo mesi di buio, e di una diplomazia che, passo dopo passo, ha trasformato il desiderio di libertà in realtà concreta.“Posso avere una sigaretta?”: la liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, il ritorno alla libertà dopo 423 giorni
Dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela, una notte che resterà impressa nelle loro vite si è trasformata in un nuovo inizio per Alberto Trentini e Mario Burlò, rilasciati dalle autorità venezuelane e accolti nella residenza dell’ambasciata italiana a Caracas. La loro liberazione, avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 gennaio 2026, segna la fine di un lungo calvario e porta un messaggio di sollievo alle loro famiglie e all’Italia tutta.
Le parole della libertà
La scena che i media hanno rilanciato nelle prime ore è simbolica e umana: appena liberato, Trentini – cooperante veneto impegnato in attività umanitarie – ha chiesto con un sorriso stentato e sincero: “Posso avere una sigaretta?”, un desiderio semplice che riassume l’istante di transizione tra il mondo chiuso delle celle e la normalità della vita quotidiana.
La richiesta, oltre a strappare un sorriso, evidenzia quanto il tempo trascorso in detenzione nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, sia stato duro: 423 giorni caratterizzati da incertezza, isolamento e separazione prolungata dai propri affetti.
Trattamento e primi momenti dopo la scarcerazione
I due connazionali hanno reso subito noto che non hanno subito torture e che il trattamento carcerario non è stato disumano, pur sottolineando la durezza psicologica di una detenzione così prolungata. Nelle fasi finali dei trasferimenti, hanno raccontato di non essere stati incappucciati, a differenza delle trasferte interne alle carceri.
Accolti dall’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito nella residenza diplomatica, Trentini e Burlò hanno potuto fare le prime telefonate ai propri cari. Trentini ha chiamato due volte la madre e poi la fidanzata, ricreando quel contatto umano che tanto è mancato nei mesi precedenti.
Un percorso diplomatico complesso
La liberazione non è avvenuta per caso: è il frutto di mesi di lavoro diplomatico intenso e discreto, che ha visto coinvolti la Farnesina, il governo italiano guidato dal presidente del Consiglio e il corpo diplomatico a Caracas in azioni costanti di interlocuzione con le autorità venezuelane. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la notizia e ringraziato pubblicamente la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez per la “collaborazione costruttiva” che ha reso possibile il rilascio.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso “gioia e soddisfazione” per il ritorno in libertà dei due connazionali e ha confermato che un aereo di Stato è partito da Roma per riportarli in Italia tra oggi e domani, sottolineando l’importanza del lavoro diplomatico svolto in silenzio.
Le persone dietro le notizie
- Alberto Trentini, 46enne veneziano (di origine italiana), era in Venezuela per la ONG Humanity & Inclusionquando fu arrestato nel novembre 2024 senza accuse chiare, dando inizio a un lungo periodo di detenzione segnato da incertezza e sospensione forzata dalle sue attività umanitarie.
- Mario Burlò, imprenditore torinese, era anch’egli detenuto da oltre un anno in condizioni analoghe, senza che fossero state formulate accuse nitide contro di lui, causando grande apprensione nelle sue cerchie familiari e lavorative in Italia.
Le reazioni: dall’Italia all’estero
La liberazione ha suscitato reazioni commosse in Italia: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato i familiari per esprimere solidarietà e condivisione della felicità per la loro liberazione. Anche le istituzioni regionali, come il presidente del Veneto Alberto Stefani e il sindaco di Venezia, hanno accolto con entusiasmo la notizia, ringraziando il Governo per l’impegno istituzionale e diplomatico profuso.
Un nuovo inizio dopo l’incubo
Il ritorno alla libertà è solo l’inizio di un percorso di recupero psicologico e affettivo per Trentini e Burlò, segnato da anni di paura e incertezza. La semplice domanda sulla sigaretta — concessa dal capo missione De Vito con due pacchetti — è l’immagine più umana di una vicenda che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso per oltre un anno.
La loro storia non è solo cronaca: è la storia di due uomini che ritrovano il profumo della normalità dopo mesi di buio, e di una diplomazia che, passo dopo passo, ha trasformato il desiderio di libertà in realtà concreta.
