Usa regia sul monitoraggio, Europa sul terreno, Italia e Polonia non invieranno truppe

A Parigi la Coalizione dei “volenterosi” mette sul tavolo ciò che finora è rimasto implicito: se arriverà un cessate il fuoco in Ucraina, servirà un “giorno dopo” credibile. Macron, Starmer e Zelensky firmano una dichiarazione d’intenti per una forza multinazionale di “rassicurazione”; gli Stati Uniti, presenti con Witkoff e Kushner, si impegnano a guidare il monitoraggio della tregua con il contributo europeo. Ma tra disponibilità diverse e linee rosse nazionali (la Polonia non invierà truppe; l’Italia conferma il no ai soldati sul terreno) la vera partita resta politica: trasformare l’unità di facciata in garanzie che Mosca prenda sul serio.  

Una firma “politica” per il dopoguerra: deterrenza senza entrare in guerra

Il punto di svolta del vertice è la dichiarazione d’intenti sottoscritta da Francia, Regno Unito e Ucraina: l’idea è dispiegare, dopo il cessate il fuoco, una forza multinazionale con compiti di “rassicurazione”, lontana dalla linea di contatto e capace di operare “in cielo, in mare e a terra”, proprio per evitare che la tregua diventi una pausa utile a preparare la prossima offensiva.  

Non è ancora un piano esecutivo: mancano numeri, regole d’ingaggio, catena di comando, basi giuridiche. Ma è un messaggio: l’Europa non vuole più arrivare all’appuntamento della pace con strumenti improvvisati.

Il ruolo americano: “monitorare” la tregua, senza mettere stivali sul terreno

La presenza degli emissari statunitensi – e la formula, riportata nelle bozze, di un monitoraggio Usa del cessate il fuoco “con la partecipazione” degli europei – prova a tenere insieme due esigenze: da un lato, la credibilità deterrente che solo Washington può garantire; dall’altro, la richiesta (anche americana) che l’Europa “si faccia carico” della propria sicurezza. In sostanza: regia e risorse critiche (intelligence, logistica) agli Usa; peso operativo e politico soprattutto agli europei.  

L’asse Parigi–Londra: hub militari e coordinamento

Starmer parla di “hub militari” guidati da Regno Unito e Francia nel dopo-cessate-il-fuoco: un modo per strutturare sul terreno ciò che fin qui è stato soprattutto sostegno a distanza. Macron aggiunge un tassello: una “cellula di coordinamento” tra eserciti, per rendere interoperabili scelte e tempi. È la grammatica di una sicurezza europea più adulta, ma ancora dipendente dall’ombrello americano.  

Le linee rosse: Polonia e Italia dicono no alle truppe

Il vertice mostra, però, anche i limiti della “coalizione”. Varsavia ribadisce che non invierà truppe in Ucraina “in nessuna circostanza”, pur offrendosi come perno logistico e organizzativo. È una posizione che pesa: la Polonia è frontiera strategica e retrovia naturale di Kiev.  

L’Italia, dal canto suo, conferma il sostegno alla sicurezza ucraina ma esclude l’impiego di truppe sul terreno, indicando come orizzonte garanzie ispirate all’articolo 5 della NATO (mutua assistenza), in un pacchetto coordinato con Washington. Roma, insomma, scommette su un’impostazione “atlantica” delle garanzie, più che su una presenza militare diretta.  

Il nodo vero: garanzie “vincolanti” e gestione delle violazioni

Nelle bozze circola anche l’idea di impegni “politicamente e giuridicamente vincolanti” e di un meccanismo per attribuire responsabilità in caso di violazioni della tregua. È qui che la diplomazia diventa architettura: perché una pace senza strumenti di verifica e senza conseguenze per chi rompe i patti, in Ucraina, rischia di essere solo un intermezzo.  

La domanda che resta aperta

Parigi consegna un’immagine di unità e un primo disegno del “dopo”. Ma la coalizione nasce da una parola fragile: volontarietà. E una deterrenza volontaria, se non trova un perimetro comune e prevedibile, può diventare ambigua proprio nel momento in cui dovrebbe essere inequivocabile.

È il paradosso europeo: più si avvicina l’ipotesi di tregua, più diventa urgente scegliere. Non “se” sostenere l’Ucraina – su questo la convergenza oggi appare alta – ma come farlo, e con quali costi politici interni. Il vertice dei volenterosi, per ora, è un passo. Il cammino comincia adesso.