Nel momento in cui cristiani, musulmani e drusi si radunano insieme per accogliere Papa Leone XIV, il Libano — ferito dalle crisi ma non piegato nei valori — riemerge come l’antitesi vivente del modello israeliano fondato sull’esclusione etnica e religiosa. In un Paese dove 120.000 fedeli riescono ancora a riunirsi per una sola Messa, la diversità non è minaccia ma ricchezza: il Libano mostra al mondo che la convivenza non è un mito del passato, ma una pratica quotidiana capace di sfidare muri, apartheid e identità gerarchizzate.
Nel momento in cui i libanesi — cristiani, musulmani e appartenenti a diverse confessioni — si radunano per accogliere Papa Leone XIV, il Libano riemerge come l’antitesi del modello israeliano fondato sull’esclusione di genere, religiosa ed etnica.
Un Paese ferito dalle guerre e dalle divisioni conserva nel suo cuore una capacità rara: trasformare la diversità in spazio di incontro, non di scontro.
La scena dell’accoglienza del Papa non è solo un rito ecclesiale o un evento protocollare: è una testimonianza politica e umana che dimostra come il Libano, nonostante il collasso, sia ancora capace di riunirsi attorno a una figura spirituale universale senza che alcuna componente si senta esclusa o minacciata.
Il musulmano è presente perché il Papa è simbolo di pace.
Il cristiano è presente perché questa terra è la sua radice e identità.
I drusi sono presenti perché il Libano, patria della convivenza, è ciò che garantisce il loro futuro.
Questa immagine — che si ripete a ogni visita dei Pontefici — offre al mondo ciò che la politica libanese non riesce più a comunicare:
che il Libano non è uno Stato di comunità chiuse, ma una comunità di Stato;
e che la convivenza non è uno slogan, ma una pratica quotidiana.
Nel frattempo, dall’altra parte del confine, gli israeliani vivono sotto un sistema di apartheid documentato a livello internazionale: muri, leggi discriminatorie, identità gerarchizzate e un’occupazione che si regge sulla negazione dell’altro.
Lì, la diversità è un pericolo; qui, è una ricchezza.
Lì, l’essere umano viene classificato secondo origine o appartenenza;
qui, il popolo accoglie un leader spirituale che non appartiene a una sola comunità né a una parte politica.
Lì, il popolo palestinese viene oppresso perché considerato “altro”; qui, i libanesi si radunano perché l’altro è parte della loro identità.
In questo confronto duro, il Libano appare — seppur ferito — nella sua verità:
- Un Paese che può crollare economicamente e politicamente, ma non è caduto come valore umano.
- Un Paese ancora capace di proporre un modello alternativo al razzismo e all’occupazione.
- Un Paese che ha bisogno di un potere che assomigli al suo popolo, e non a una classe dirigente che ne tradisce i principi.
Il Papa è in Libano… e il Libano lo accoglie
La presenza di Papa Leone XIV in Libano è l’evento,
ma l’accoglienza che il Paese gli riserva è l’immagine che esso offre al mondo.
Il Libano — con le sue ferite e divisioni — si presenta oggi come terra di incontro, non di conflitto; come patria che, pur nella crisi, sa ancora onorare chi porta un messaggio di pace e spiritualità.
È il Papa che è venuto dai libanesi,
ma sono i libanesi che sono scesi nelle piazze per dire che sanno ancora celebrare, incontrarsi,
ed essere un popolo solo davanti a un significato che supera la politica e le confessioni.
In un Paese piccolo come il Libano, non è facile radunare 120.000 fedeli per una Messa con il Papa
In un Paese piccolo come il Libano, non è affatto semplice né scontato vedere 120.000 fedeli riuniti per partecipare a una sola Messa con Papa Leone XIV.
Questa enorme presenza, in un territorio ridotto e provato economicamente, rivela la profondità del legame spirituale e culturale dei libanesi con la Chiesa e riflette il ruolo storico del Libano come ponte tra Oriente e Occidente, capace di accogliere il mondo nonostante le sue ferite.
Da qui emerge l’importanza del Libano:
un Paese di piccole dimensioni ma di grande missione, l’unico Paese arabo con un Presidente cristiano, grazie a un sistema unico che riunisce le confessioni senza escludere nessuno.
Questo equilibrio, preservato nel tempo nonostante guerre e crisi, è ciò che dà al Libano un peso molto più grande della sua geografia e gli permette di essere una piattaforma spirituale e culturale senza pari nel Medio Oriente.
