Un altro segnale preoccupante per la libertà di stampa in Turchia. Il giornalista francese Raphaël Boukandoura è stato interpellato dalla polizia lunedì 19 gennaio a Istanbul, mentre stava seguendo una manifestazione organizzata dal partito procurdo DEM contro l’offensiva delle forze di Damas nel nord-est della Siria. A darne notizia è stato lo stesso DEM, terza forza politica del Parlamento turco, precisando che diversi suoi militanti sono stati fermati nel corso del raduno, tenutosi nel quartiere di Sancaktepe.

L’organizzazione Reporters sans frontières (RSF) ha confermato in serata la garde à vue del giornalista, collaboratore di vari media francesi, tra cui Courrier international e Ouest-France. Quest’ultimo quotidiano ha reagito immediatamente chiedendo la liberazione immediata del proprio corrispondente, sottolineando che Boukandoura stava svolgendo esclusivamente il suo lavoro di cronista.

Una protesta nel cuore di una crisi regionale

La manifestazione aveva come obiettivo denunciare le conseguenze umanitarie dell’avanzata dell’esercito siriano nelle zone precedentemente controllate dalle forze curde. Dopo giorni di combattimenti, lunedì l’esercito di Damas si è dispiegato in diverse aree del nord della Siria, segnando un duro colpo alle aspirazioni di autonomia curda. Secondo il DEM, l’operazione avrebbe causato numerose vittime civili, comprese donne e bambini, soprattutto nei quartieri a maggioranza curda di Aleppo, trasformati – a loro dire – in veri e propri teatri di guerra.

Questi sviluppi risuonano con particolare forza in Turchia, dove la minoranza curda rappresenta circa il 20% della popolazione. Ankara è formalmente impegnata in un delicato processo di pace con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), in conflitto con lo Stato turco da oltre quarant’anni. Il DEM ha parlato apertamente di un “sabotaggio” degli sforzi di pacificazione, in un contesto reso ancora più fragile dalla lunga frontiera – oltre 900 chilometri – che separa la Turchia dalla Siria.

Libertà di stampa sotto pressione

Per RSF, il fermo di Boukandoura rientra in una dinamica ormai nota. «Il giornalista non faceva altro che il suo dovere legittimo, documentando una protesta di interesse pubblico», ha dichiarato Erol Önderöglu, rappresentante dell’organizzazione in Turchia, chiedendone la liberazione immediata.

Il caso riaccende l’attenzione internazionale sulle restrizioni alla libertà di informazione nel Paese, dove arresti, intimidazioni e procedimenti giudiziari contro giornalisti – locali e stranieri – sono frequenti, soprattutto quando le inchieste o le cronache toccano i nodi sensibili della questione curda, della politica regionale e della sicurezza.

In attesa di chiarimenti ufficiali sulle accuse mosse a Raphaël Boukandoura, il suo fermo appare come l’ennesimo episodio in cui il diritto di informare si scontra con una gestione securitaria dello spazio pubblico. Un segnale che preoccupa non solo le redazioni europee, ma l’intero sistema di garanzie democratiche in una regione già attraversata da conflitti e tensioni profonde.

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