Si chiamano «taxi-boats». È il termine tecnico che le autorità francesi usano per i gommoni motorizzati che i trafficanti lanciano attraverso la Manica nelle prime ore del mattino. Una parola quasi allegra — taxi, come se ci fosse un tassametro, come se ci fosse un servizio — per descrivere imbarcazioni gonfiabili sovraccariche di esseri umani che entrano in acqua prima di salire a bordo, per evitare di essere intercettati sulla spiaggia. Entrano in acqua. Nel Canale della Manica. All’alba. Ad aprile.

Quattro morti questa mattina al largo di Équihen-Plage, tre miglia a sud di Boulogne. Una di loro era una donna. Trenta sopravvissuti con le coperte termiche. Il numero dei morti «potrebbe aumentare», dice la prefettura del Pas-de-Calais, con il tono burocratico di chi ha imparato a trattare queste notizie come variabili statistiche ancora in corso di definizione. Soggetto a modifiche. Come un orario ferroviario.

Ma mentre la prefettura contabilizzava i corpi, a Londra e a Parigi si stava consumando un altro tipo di spettacolo — quello della diplomazia migratoria, con i suoi vicoli ciechi, le sue linee rosse, i suoi milioni di sterline e le sue percentuali di intercettazione. Perché il Canale della Manica non è solo un cimitero d’acqua: è anche un mercato. E come tutti i mercati, ha i suoi venditori, i suoi acquirenti e i suoi prezzi.

L’accordo triennale da 475 milioni di sterline tra Regno Unito e Francia per pattugliare le spiagge del nord della Francia è scaduto. Le trattative per rinnovarlo sono in un vicolo cieco. Nel frattempo è stata concordata una proroga di due mesi al costo di 16,5 milioni di sterline — i contribuenti britannici pagano i gendarmi francesi per stare sulle spiagge di Pas-de-Calais mentre i taxi-boats si riempiono all’alba. Il governo britannico ha finanziato anche l’acquisto di cento veicoli di polizia per la regione — un quarto dell’intera flotta locale. Ha proposto di schierare le proprie navi della Border Force nelle acque territoriali francesi per intercettare i gommoni e riportarli indietro. Parigi ha risposto che la sovranità delle proprie acque è una linea rossa. Londra ha rifiutato di pagare gli stipendi del personale di un nuovo centro di detenzione a Dunkerque. E avanti così, in un negoziato in cui ogni concessione ha un prezzo e ogni rifiuto ha una giustificazione sovrana.

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Il tasso di intercettazione francese quest’anno è sceso al minimo storico: solo un terzo dei tentativi di attraversamento è stato bloccato. Londra vuole che il denaro sia condizionato al raggiungimento di obiettivi più alti. Parigi risponde che collegare i finanziamenti alle intercettazioni «metterebbe in pericolo le vite in mare». È la frase più onesta di tutta la vicenda — e la più rivelatrice. Perché ammette implicitamente che il sistema attuale non è progettato per salvare vite: è progettato per fermare il movimento. E che quando le due cose entrano in conflitto — fermare il movimento o salvare la vita — la risposta dipende da chi sta parlando e da quanto è lontana la telecamera.

Cosa spinge una persona a entrare in acqua gelida all’alba per raggiungere un gommone sovraffollato pilotato da un trafficante? Non la leggerezza. Non l’avventura. Non l’ignoranza del pericolo — chi sale su quei taxi-boats sa benissimo cosa rischia. Lo sa e sale lo stesso, perché ciò da cui fugge è peggio di ciò che rischia. Questa è la misura dell’urgenza che muove quelle persone: il pericolo certo del Canale è preferibile a ciò che hanno lasciato o a ciò che li aspetta se restano.

Il governo britannico ha dichiarato di essere «profondamente rattristato» e di voler lavorare «incessantemente» con i francesi per «prevenire questi viaggi pericolosi». Prevenire i viaggi, non le morti. La distinzione è tutto. Si vuole fermare il movimento, non la sofferenza che lo produce. Si vuole che queste persone restino dove sono — in Eritrea, in Sudan, in Afghanistan, in Iran, in Siria — non che abbiano un modo sicuro e legale per raggiungere un luogo in cui vivere. Il ministero dell’Interno britannico rivendica con orgoglio di aver «impedito oltre 42.000 tentativi di attraversamento» da quando il governo è in carica. Quarantaduemila persone rispedite indietro verso ciò da cui fuggivano. Il comunicato le tratta come una voce di bilancio positiva.

I trafficanti esistono perché esiste una domanda che le vie legali non soddisfano. Esistono perché l’Europa ha sistematicamente chiuso ogni corridoio umanitario, ridotto i programmi di reinsediamento, esternalizzato i controlli di frontiera a paesi terzi con scarso rispetto per i diritti umani, e reso il ricongiungimento familiare un percorso burocratico di anni. I trafficanti non creano il movimento: ci lucrano sopra. Esattamente come lucrano sopra i governi che si fanno pagare centinaia di milioni per pattugliare le spiagge e comprano elicotteri con i soldi dei contribuenti stranieri. La differenza morale tra un trafficante che carica trenta persone su un gommone e un governo che finanzia un sistema che quella traversata non la rende sicura ma semplicemente più difficile e quindi più cara e quindi più pericolosa — quella differenza, a guardare i risultati concreti, è meno netta di quanto ci si voglia raccontare.

Una donna è morta questa mattina nel Canale della Manica. Non sappiamo il suo nome. Non sappiamo da dove venisse, né perché stesse cercando di raggiungere il Regno Unito, né chi aspettasse dall’altra parte. Sappiamo che era su un gommone sovraffollato all’alba, in acqua prima di salire a bordo per evitare la polizia sulla spiaggia, e che non è arrivata.

Il Mediterraneo non è lontano. Il Canale della Manica non è lontano. Sono lo stesso cimitero, con acque diverse e la stessa architettura di indifferenza istituzionale a tenerli uniti — fatta di accordi in scadenza, percentuali di intercettazione, linee rosse sulla sovranità delle acque territoriali e comunicati stampa che esprimono profondo rammarico prima di tornare al tavolo delle trattative.

Finché l’Europa continuerà a misurare il successo della propria politica migratoria nel numero di partenze prevenute invece che nel numero di vite salvate — finché 475 milioni di sterline serviranno a comprare pattuglie sulle spiagge invece che corridoi umanitari — i taxi-boats continueranno a riempirsi all’alba, i trafficanti continueranno a fare affari, e la prefettura del Pas-de-Calais continuerà a rilasciare brevi dichiarazioni con numeri soggetti a modifiche.

Quattro morti questa mattina. Il numero potrebbe aumentare.

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