Leone XIV amministra il Battesimo di alcuni bambini alla Cappella Sistina
C’è una domenica dell’anno liturgico che chiude il tempo di Natale senza spegnerne la luce. È la Festa del Battesimo del Signore, soglia discreta tra la contemplazione del Verbo fatto carne e l’inizio della sua vita pubblica. Una festa di passaggio, come l’acqua che scorre: non trattiene, ma introduce.
Il gesto di Papa Leone XIV, che in questa domenica presiede l’Eucaristia e amministra il Battesimo ad alcuni bambini nella Cappella Sistina, va letto proprio dentro questa logica liturgica. Non è un gesto accessorio, né un semplice richiamo alla tradizione. È un atto profondamente episcopale, nel senso più originario del termine: il Vescovo di Roma che genera alla fede, che introduce nella Chiesa, che esercita la sua paternità sacramentale là dove tutto parla di origine e di chiamata.
Il Vangelo è chiaro: Gesù non entra nella storia imponendosi dall’alto, ma scendendo nelle acque del Giordano, condividendo la condizione dei peccatori. Giovanni il Battista ne resta spiazzato: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te». Ma è proprio questo rovesciamento che rivela la “giustizia” di Dio, come ha ricordato il Papa nell’omelia: non una giustizia retributiva, ma una giustizia che giustifica, che rialza, che rende figli.
Qui sta il cuore liturgico della festa: Cristo non ha bisogno del Battesimo, ma noi abbiamo bisogno che Lui entri nelle nostre acque. Il Battesimo del Signore è l’anticipo sacramentale della Pasqua: già si intravede la croce, già si profila la risurrezione. L’immersione nel Giordano è un gesto profetico che apre la strada al fonte battesimale della Chiesa.
Per questo il Papa, oggi, non parla in astratto del Battesimo: lo compie. E lo compie su dei bambini, ricordando con forza che la fede non è un accessorio opzionale della vita, ma il suo respiro profondo. L’immagine è efficace, quasi disarmante: nessun genitore aspetterebbe che un figlio scelga da solo se mangiare o vestirsi. Perché allora privarlo della fede, che dà senso, direzione e salvezza alla vita?
Nel rito, la liturgia dice più di mille discorsi. L’acqua non è solo simbolo, ma lavacro reale nello Spirito. La veste biancanon è folklore, ma anticipo della festa escatologica. La candela accesa non è una tradizione estetica, ma la consegna di una luce che viene da Cristo risorto. Tutto parla di futuro, di promessa, di cammino.
E c’è un ultimo dettaglio, tutt’altro che marginale. La Cappella Sistina, luogo del conclave e della memoria della creazione e del giudizio, diventa oggi spazio di nascita. Come a dire che la Chiesa non vive solo di decisioni e di strutture, ma di vite nuove generate dall’acqua e dallo Spirito. Il Papa, come Vescovo di Roma, si colloca esattamente lì: non al centro del potere, ma all’origine della fede.
La Festa del Battesimo del Signore ci ricorda allora una verità semplice e spesso dimenticata: la Chiesa non cresce per proselitismo, ma per battesimo. E ogni battesimo è un atto di speranza controcorrente, un “sì” detto alla vita quando ancora non può parlare, un affidamento radicale a quel Dio che, entrando nelle nostre acque, ha deciso di non lasciarci più soli.
