Il presidente ad interim del Venezuela stringe la mano al direttore della CIA per nascondere i suoi scheletri nell’armadio?
C’è chi ha pensato a un fotomontaggio. Delcy Rodríguez che stringe la mano al direttore della Cia John Ratcliffe, nel palazzo presidenziale di Miraflores, sembrava troppo perfino per il realismo magico latinoamericano. E invece no: l’immagine è autentica, certificata e diffusa con orgoglio dagli stessi apparati statunitensi. Quando è l’intelligence a dettare il racconto, la forma è già sostanza.
Caracas ha confermato con il consueto ritardo studiato, parlando di cooperazione, stabilità, sicurezza. Lessico da manuale di Washington, ormai pronunciato senza imbarazzo anche dal chavismo orfano di Chávez e sequestrato Maduro. Il nemico storico diventa interlocutore. Il linguaggio della sovranità lascia spazio a quello dell’affidabilità.
Per nobilitare il passaggio, Rodríguez ha chiamato in causa Simón Bolívar, riducendo decenni di sanzioni, sabotaggi e minacce a semplici “incomprensioni”. Contrattempi, li ha definiti. Come se il collasso sociale del Venezuela fosse stato un disguido di comunicazione. Ma Bolívar, si sa, è spendibile: serve a coprire qualsiasi svolta, purché resti muto.
Il punto non è però la retorica, ma il contesto materiale del potere. Perché mentre Delcy Rodríguez si propone come garante della stabilità regionale e interlocutrice credibile per Trump, il suo cerchio più intimo racconta un’altra storia. Una storia di arricchimenti rapidi, affari opachi e coincidenze troppo perfette per essere ignorate.
La Drug Enforcement Administration (DEA) ha messo nero su bianco un dossier sul compagno della presidente ad interim: Yussef Abou Nassif, libanese, oltre vent’anni più giovane di lei. Trentasei anni lui, già multimilionario; una carriera imprenditoriale esplosa mentre il Paese affondava nella peggiore crisi umanitaria della sua storia. Un talento precoce, verrebbe da dire. O un accesso privilegiato.
Secondo il rapporto, Abou Nassif e i suoi fratelli avrebbero accumulato circa 500 milioni di dollari grazie a contratti statali, soprattutto legati ai Clap, il sistema di distribuzione alimentare governativo. Mentre milioni di venezuelani sopravvivevano con pacchi di cibo scadente, qualcuno costruiva imperi. Arricchirsi nella miseria: non un effetto collaterale, ma un modello.
In rete circola una foto della coppia su una spiaggia caraibica: lei austera, istituzionale; lui sorridente, kefiah al collo, collanine, posa da imprenditore globale. È l’immagine plastica di un potere che non ha più nemmeno bisogno di nascondersi. Altro che austerità rivoluzionaria: qui siamo nel capitalismo di relazione, versione tropicale.
Per anni Abou Nassif è rimasto defilato, mentre la compagna scalava i vertici dello Stato. Presentato come motivatore, coach, esperto di comunicazione, ha in realtà messo le mani su settori strategici: importazioni alimentari, edilizia, turismo, immobiliare. Poi la sanità. Kit per emodialisi venduti per centinaia di milioni, mentre gli ospedali pubblici collassavano e i pazienti morivano per mancanza di forniture. Pagamenti in greggio, accesso al circuito petrolifero, consolidamento di potere economico sulle macerie del welfare.
La DEA non ha trovato prove di legami con Hamas o Hezbollah. Bene. Ma il problema non è il terrorismo internazionale: è la sovrapposizione strutturale tra potere politico e accumulazione privata, resa ancora più oscena dal divario generazionale che trasforma la relazione in una metafora: il potere maturo che apre porte, il capitale giovane che entra e prospera.
Nel frattempo, l’opposizione viene congelata. María Corina Machado torna da Trump con una pacca sulla spalla e nessuna scadenza. Nessuna fretta di elezioni. Washington non ha urgenza di democrazia, quando la stabilità può essere garantita altrove.
Rodríguez, invece, appare sempre più solida. Epura figure ingombranti come Alex Saab, riorganizza i ministeri, rafforza il controllo della comunicazione. Sul fronte dei diritti, concede scarcerazioni selettive, quasi simboliche, soprattutto di stranieri. Il minimo indispensabile per apparire dialogante. Non di più.
Alla fine, la stretta di mano con la Cia e il dossier sul compagno raccontano la stessa verità: il sistema non è caduto, si è adattato. Ha cambiato lessico, non logica. Ha smesso di gridare contro l’impero, ma continua a funzionare secondo una regola antica: chi governa decide, chi è vicino si arricchisce.
Bolívar evocato, Maduro archiviato, Trump rassicurato.
Il popolo, come sempre, resta fuori dall’inquadratura.
