L’ingratitudine di Trump. Quando la memoria cade sotto il fuoco amico

Le parole pronunciate da Donald Trump — secondo cui gli alleati della NATO in Iraq e in Afghanistan sarebbero rimasti «nelle retrovie» — hanno provocato un’ondata di indignazione senza precedenti, soprattutto nel Regno Unito, ma anche in Canada, Danimarca, Germania e Francia. Non si tratta di una polemica politica: è una questione di verità storica, di rispetto per i caduti e di lealtà tra alleati.

Dopo l’attacco dell’11 settembre 2001, la NATO invocò per la prima e unica volta nella sua storia l’Articolo 5: un attacco a uno è un attacco a tutti. Gli alleati risposero. Con uomini, mezzi, missioni di combattimento. E con i morti.

Le cifre che smentiscono Trump

Secondo i dati ufficiali della missione ISAF e delle forze NATO, le vittime militari della coalizione a guida statunitense in Afghanistan (2001–2021) sono state:

  • Stati Uniti: 2.461 caduti
  • Regno Unito: 457
  • Canada: 165
  • Francia: 86
  • Germania: 54
  • Italia: 53
  • Danimarca: 44

Numeri che raccontano una verità semplice: gli alleati non sono rimasti nelle retrovie. Hanno combattuto. Hanno pattugliato. Hanno subito attentati, imboscate, IED. Hanno seppellito i loro soldati.

Il Regno Unito, secondo contributore per perdite dopo gli Stati Uniti, ha reagito con fermezza bipartisan. Ex comandanti, veterani, ministri e famiglie dei caduti hanno parlato apertamente di dichiarazioni «false», «offensive», «inermi di fronte ai fatti».

E l’Italia? Il silenzio che pesa come una colpa

Di fronte a queste parole, l’Italia ha taciuto. Nessuna protesta formale. Nessuna dichiarazione netta. Nessuna difesa pubblica dei 53 militari italiani morti in Afghanistan, caduti anche loro “in prima linea”, da Nassiriya a Bala Murghab, da Herat alla valle del Gulistan.

Questo silenzio non è prudenza diplomatica: è viltà politica.

È l’ennesima prova di una politica estera che rinuncia alla dignità pur di non disturbare l’alleato più rumoroso.

Giorgia Meloni, che ama presentarsi come leader “forte” e “sovrana”, non ha trovato una parola per onorare i caduti italiani, né per difendere la verità storica dell’impegno NATO. È una debolezza che pesa, soprattutto quando il capo di Stato maggiore britannico e il primo ministro canadese hanno sentito il dovere di intervenire.

Trump ingrato, ma non a nome dell’America

Le parole di Trump offendono non solo gli alleati, ma anche la memoria di una coalizione che ha combattuto insieme. Non parlano a nome di tutti gli Stati Uniti, né dell’esercito americano che ha combattuto fianco a fianco con britannici, canadesi, italiani, francesi, tedeschi, danesi.

Ma il problema europeo resta: chi tace acconsente.

E l’Italia, ancora una volta, ha scelto di non alzare la voce.