Colpire centrali termiche, impianti elettrici e infrastrutture essenziali nel cuore dell’inverno non è solo una scelta militare: è un atto di crudele cinismo. Nella notte del 13 gennaio, la Federazione Russa ha attaccato 15 infrastrutture critiche in Ucraina, prendendo di mira il sistema energetico e del riscaldamento, consapevole che ogni interruzione significa case al gelo, famiglie al buio, bambini e anziani esposti a temperature rigide.
A confermarlo è stato il viceministro per le Comunità e lo Sviluppo territoriale, Kostyantyn Kovalchuk, spiegando che i raid hanno colpito centrali termiche e impianti di produzione elettrica in varie regioni del Paese, oltre a strutture indispensabili per la distribuzione del calore e dell’acqua. Obiettivi civili, non trincee. Reti di sopravvivenza, non basi militari.
Nonostante l’impatto degli attacchi, le autorità ucraine sono riuscite a evitare il collasso del sistema: il riscaldamento resta attivo nel 98,5% delle abitazioni e nel 99% delle strutture sociali. Ma dietro le percentuali si nascondono volti e storie concrete. A Kiev, oltre 470 edifici risultavano ancora senza calore nelle ore successive agli attacchi, con interi quartieri – Pechersk, Shevchenkivskyi, Holosiivskyi – costretti ad affrontare il gelo in pieno inverno.
In molte case il fluido termico è stato scaricato o ridotto per salvaguardare le reti e prevenire danni irreversibili. Una scelta tecnica necessaria, ma che ha un prezzo umano altissimo: famiglie che dormono con i cappotti addosso, anziani fragili, bambini che studiano al freddo, mentre fuori le temperature scendono sotto lo zero.
Tutte le squadre di emergenza sono impegnate senza sosta nelle zone colpite, affiancate da brigate provenienti da altri distretti. Il Servizio di Emergenza Statale ha iniziato a distribuire generatori ad alta potenza agli edifici più esposti. Eppure, anche questo sforzo straordinario non può cancellare la realtà: usare il freddo come strumento di pressione è una forma di violenza che colpisce indiscriminatamente i civili.
«La situazione generale resta sotto controllo», hanno spiegato le autorità. Ma il punto non è solo la tenuta tecnica del sistema. Il punto è la scelta deliberata di trasformare l’inverno in un’arma, di colpire l’energia sapendo che a pagarne il prezzo non sono i soldati, ma le famiglie innocenti.
In Ucraina, ancora una volta, la guerra non passa solo dal fronte. Entra nelle case, spegne i termosifoni, mette alla prova la dignità e la resistenza di un popolo che continua a sopravvivere anche quando il freddo diventa parte della strategia militare.
