Difese il prete martire dall’infangamento mediatico orchestrato dalla Camorra. Il suo ultimo gesto: un appello a Zuppi e alla CEI contro le fabbriche di armi
Lascia un grande rimpianto la scomparsa di mons. Raffaele Nogaro, voce profetica che rappresentava la speranza di riscatto per il Meridione d’Italia. La foto che apre questo articolo in suo ricordo racconta l’episodio singolare del suo incontro del presule, allora 80 enne, con Papa Francesco nella Reggia di Caserta, dove nel pomeriggio del 27 luglio 2014 il Pontefice incontrò il clero diocesano. Nogaro si mise in fila dietro ai sacerdoti che uno ad uno poterono salutare il Papa e si tolse la croce pettorale per restare uno di loro, come raccontai io stesso sull’AGI essendo presente alla scena. Ma la cosa fu segnalata da qualche confratello a Papa Francesco che si precipitò da lui per abbracciarlo, mentre l’anziano vescovo si schermiva.
Non cercava gloria e onori mons. Nogaro che pure ne avrebbe meritati tanti per la coerenza del suo servizio pastorale. Una coerenza che gli diede la forza di sfidare i media locali nella triste circostanza dell’omicidio di don Peppe Diana.
“La morale, l’onestà, la giustizia, la legalità sono come la fede. E bisogna presentare la difesa dell’uomo come si presenta la preghiera. Tu devi adorare Dio, ma se adori Dio, devi venerare anche l’uomo. E l’uomo lo veneri nelle stesse forme. Bisogna intervenire ogni qualvolta c’è l’abuso di umanità. Quando fai del male all’uomo vuol dire che offendi i comandamenti”, rivendicò in Tribunale mons. Nogaro nel processo per l’omicidio del prete campano che alcuni politici, in sintonia con i boss locali, volevano trasformare in un processo a don Diana e non ai sui assassini. Nogaro era tra quelli che non hanno mai avuto dubbi sul perché il parroco di Casal di Principe sia stato ucciso. Andavano insieme nelle scuole a parlare con gli studenti della necessità di lottare contro la camorra, ed il vescovo è sempre stato tra coloro che lo hanno difeso nelle occasioni in cui è stato calunniato, compreso il vergognoso intervento nell’aula del Tribunale dell’avvocato e parlamentare Gaetano Pecorella che difendendo i mandanti dell’omicidio ripropose voce e chiacchiere sul sacerdote, ingiuriose quanto del tutto false.
“Perché dovrebbero fare santo don Diana?”, ha chiesto Repubblica a mons. Nogaro qualche anno dopo. “Perché è morto da martire. Il martire un tempo era sempre considerato santo. Anche se era un povero uomo. Per principio era così. Noi dovremmo ripartire da questo. Don Diana era un sacerdote che ha sempre testimoniato la sua coerenza nella fede e nell´uomo e ha pagato con la vita l’amore per il suo popolo. I santi sono proprio questi”.
“Quando ho letto le parole dell´onorevole Gaetano Pecorella – ha confidato il vescovo emerito di Caserta in quell’intervista – ho rivissuto i momenti difficili degli anni passati. Ho visto tante volte i familiari soffrire per le calunnie che venivano lanciate nei confronti di don Diana. E ho rivissuto alcuni momenti del processo per la morte del sacerdote di Casal di Principe, quando fui citato come teste e interrogato proprio dall´avvocato Pecorella. Si rivolgeva a me con mille insinuazioni. Rimasi mortificato.
Mi pareva impossibile che nei tribunali si giungesse a formulare insinuazioni così cattive nei confronti delle persone. Diceva di tutto su don Diana. Mi chiese espressamente se conoscevo le donne di don Diana. ‘I preti non vanno con le donne’, gli risposi. Poi mi chiese delle armi. E allora scattai in piedi accusando di viltà gli organi di Stato che mettevano in giro voci del genere. Mi sentii umiliato. Scattai in piedi per ben due volte. Mi trattava come se fossi il complice di un criminale”.
Don Peppe, per Nogaro, era invece un sacerdote innamorato del Vangelo, che si prende cura del popolo che gli è affidato, fino a diventare voce dei senza voce, testimone di una denuncia irrinunciabile contro la dittatura armata della camorra. Il documento del Natale 1991, ‘Per amore del mio popolo’, è un grido di dolore e al tempo stesso un richiamo alla responsabilità dei credenti. Da quel momento don Peppe Diana diventa un punto di riferimento, “capace di testimoniare l’altra Parola” come dice don Luigi Ciotti. Il 19 marzo del 1994 cinque colpi di pistola tentano di mettere a tacere per sempre questa voce scomoda, che invece continua ancora oggi a indicare la strada del cambiamento.
L’appello a Zuppi e ai suoi confratelli vescovi perchà la Chiesa italiana si dissoci apertamente dal commercio delle armi che alimenta le guerre
Nell’ottobre del 2024, mons. Nogaro pubblicò l’ultimo suo libro dal titolo: “L’Amore supera la Verità” con all’interno la lettera indirizzata al Presidente della Cei e a tutti i vescovi italiani, dal titolo: “La Rivoluzione della Pace”, attraverso la quale mons. Nogaro ha voluto esprimere ancora una volta il significato dell’annunciare il “Vangelo della Pace” quale unico bene dell’umanità e condannando la folle corsa agli armamenti. Un appello che resta attualissimo a causa della situazione internazionale il cui aggravarsi progressivo non poco angustiava Nogaro nei suoi ultimi mesi di vita. Riportiamo il testo di seguito come un omaggio a questo pastore ineccepibile al quale continuiamo a voler bene anche ora che veglia dal Cielo il suo gregge.
Al presidente della Cei card. Matteo Maria Zuppi
A tutti i vescovi della Conferenza Episcopale Italiana
L’unica rivoluzione valorosa e oggi indispensabile è la rivoluzione della Pace.
L’incremento generalizzato della produzione e della vendita delle armi, e di quelle nucleari in particolare, che riempiono gli arsenali dei singoli Stati mette in gioco il destino del
mondo e dell’intera umanità. Oggi è improrogabile manifestare per la Pace a ogni costo fino alla pratica inevitabile della disobbedienza civile. Perché l’unico Vangelo che oggi si può annunciare è il Vangelo della Pace.
Oggi si è persa la speranza di poter migliorare la convivenza tra i popoli. Il furore bellicistico in atto su più fronti, unito alla irrefrenabile corsa agli armamenti, accresce il pericolo di una catastrofe atomica. L’intera comunità mondiale sembra aver smarrito la via del confronto e del dialogo nelle immancabili controversie tra Paesi e tra etnie e gruppi interni di una stessa nazione. Il peggioramento globale in termini di Pace e di sicurezza,
dovuto al deterioramento dei rapporti internazionali tra vecchie e nuove potenze, ha contribuito ad accelerare la spesa militare stimolando una nuova corsa alle armi convenzionali e nucleari.
La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2023 la cifra di 2443 miliardi di dollari. Il commercio delle armi poi è scandaloso. L’Italia è al sesto posto tra i primi dieci esportatori. I nove Paesi che possiedo armi nucleari: USA, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, dal 2019 al 2023 hanno aumentato le spese per armi atomiche del 34%. E l’Italia ha in progetto ulteriori ingentissime spese per costosissimi sistemi d’arma e aerei di morte.
Il problema delle armi di distruzione di massa è di estrema attualità e gravità, perché in concomitanza con il deterioramento delle relazioni geopolitiche, viene ad esse attribuito anche sul piano della deterrenza un ruolo sempre più importante. Infatti, i suddetti nove Paesi nucleari stanno perseguendo con determinazione il rafforzamento e la
modernizzazione dei loro arsenali dispiegando nuovi sistemi d’arma sempre più letali capaci di utilizzo duale «convenzionale e nucleare».
Un secondo piano di ammodernamento riguarda le circa centomila nuove bombe
nucleari teleguidate presenti in cinque Paesi della NATO: Belgio, Olanda, Germania, Italia e Turchia. In questa situazione complessa e gravissima i sentieri di una cultura e di una politica della Pace si fanno oltremodo stretti e impervi. Ma si devono ad ogni costo percorrere anche a costo di sacrifici supremi. In gioco è drammaticamente la sopravvivenza dello stesso pianeta terra, nonché di noi umani e delle nostre civiltà.
Una rivoluzione valorosa e oggi indispensabile è la rivoluzione della Pace.
La guerra è «alienum a ratione», cioè pazzia pura, diceva Papa Giovanni XXIII. È la pazzia infinita che vuole annientare noi umani. I morti delle guerre in Iraq, in Serbia,
in Afghanistan combattute definendosi missioni di Pace o guerre preventive sono lì ad ammonirci dei crimini commessi in quelle guerre.
I nostri soldati morti (già 400) e ammalati (quasi 8.000) in seguito alla inalazione dei
proiettili all’uranio impoverito ci mostrano la indifferenza e il cinismo di chi li ha esposti a questo letale pericolo e quali numeri ancora maggiori sono quelli delle popolazioni
colpite da quelle armi. Ma abbiamo ancora Gesù e il suo Vangelo, costitutivamente è «Veniente» (cf. Gv 3,31); «Colui che viene sempre a togliere il peccato del mondo» (cf. Gv 1,29). Gesù è la luce Vera che splende nelle tenebre e le tenebre non possono vincerla mai (cf. Gv 1,29). Allora invadiamo tutte le strade del mondo e facciamo la Pace e pretendiamo
la Pace anche a costo di una inevitabile «disobbedienza civile». Dobbiamo creare un movimento radicale di sensibilizzazione universale per la necessità improrogabile
di fare la Pace.
Non possiamo lasciare solo questo anziano Papa Francesco, che gira il mondo annunciando il Vangelo della Pace e inginocchiandosi chiede ai potenti che facciano la Pace.
Soprattutto gli episcopati cristiani e la Chiesa e tutte le religioni più disparate devono annunciare l’unico valore della vita: la Pace, e se necessario pagarla con il sacrificio
della propria persona.
Il messaggio definitivo che Gesù lascia ai suoi discepoli, e i discepoli di Gesù sono tutti gli esseri umani, perché «di Lui tutti noi siamo stirpe» (cf. At 17,28), è: «Amatevi gli uni gli
altri come Io vi amo. Solo da questo riconosceranno che siete miei discepoli» (Gv 13,24). Inoltre: «Voi siete miei amici… e Io do la vita per gli amici» (Gv 15, 14-15), «offrendovi l’esempio perché quello che Io ho fatto a voi, lo facciate anche voi a tutti gli umani» (Gv 13,15).
Sono i capitalisti, gli affaristi e i dominatori del mondo che vogliono la guerra.
Tutte le genti vogliono la Pace, ma è necessario che la pretendiamo ad ogni costo con tutta la passione del nostro essere facendo obiezione di coscienza di fronte a tutte le guerre e a tutte le armi e promuovendo la nonviolenza che è l’unica scelta per fare la Pace.
È necessario che i credenti nella vita facciano la «rivoluzione» della Pace.
+ Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta
testo contenuto nel libro “L’Amore supera la Verità”, tratto della lettera indirizzata alcuni giorni fa al Presidente della Cei e a tutti i vescovi italiani, dal titolo: “La Rivoluzione della Pace”, attraverso la quale mons. Nogaro ha voluto esprimere ancora una volta il significato dell’annunciare il “Vangelo della Pace” quale unico bene dell’umanità e condannando la folle corsa agli armamenti.
