Trump scarica la Meloni, forse per effetto del vino…
C’è un momento preciso in cui un’alleanza smette di essere tale e diventa una cambiale scaduta. Quel momento, per Giorgia Meloni e Donald Trump, sembra essere arrivato stamattina, tra i filari del Vinitaly e i corridoi della Casa Bianca, con la brutalità improvvisa tipica di chi non ha mai davvero imparato il galateo diplomatico.
«Sono scioccato da lei. Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo.» Bastano queste due frasi per capire quanto sia fragile l’architettura dei rapporti costruita in questi anni tra la destra italiana e il tycoon americano. Un’architettura fatta di foto sorridenti, di strette di mano esibite, di una presunta affinità ideologica che oggi si rivela nella sua natura più autentica: non solidarietà tra pari, ma fedeltà richiesta e non ottenuta.
Meloni aveva definito «inaccettabili» le parole di Trump contro papa Leone XIV. Una presa di posizione tardiva, è vero — quasi timida nei toni, attenta a non rompere troppo — ma sufficiente a scatenare la rappresaglia. Trump non perdona le incrinature. Le amplifica, le trasforma in processi sommari, le urla al mondo attraverso le interviste come una volta si urlava dai balconi. «È lei che è inaccettabile», ha risposto. E così il cerchio si chiude su se stesso, grottesco nella sua simmetria.
Quel che colpisce, però, non è tanto la lite in sé — prevedibile, forse inevitabile — quanto il ritratto che Trump offre involontariamente di sé stesso. In poche righe passa dall’Iran alla Nato, dall’immigrazione al nucleare, dai manifestanti uccisi al petrolio. Un catalogo caotico di ossessioni in cui l’Italia appare non come un Paese alleato da rispettare, ma come una pedina che non si muove nel verso giusto. «L’Italia non sarà lo stesso Paese», profetizza. Come se fosse compito suo deciderlo.
Nel mezzo, ancora una volta, c’è Leone XIV. Il Papa che si è permesso di chiedere pace e che per questo viene trattato come un ingenuo da rieducare. «Non ha idea di quello che sta succedendo», sentenzia Trump. È una frase che dice molto di chi la pronuncia: per il presidente americano, capire il mondo significa condividere la sua visione del mondo. Chi non lo fa, semplicemente, non capisce.
Meloni si ritrova oggi in una posizione scomoda che in parte si è costruita da sola: troppo a lungo ha scommesso su Trump come garanzia di prestigio internazionale, troppo poco ha investito in una politica estera autonoma. Ora che il vento cambia, scopre che gli amici di quel tipo si scelgono quando conviene e si lasciano quando si può. Senza cerimonie.
Il Vinitaly continua. I vini italiani, almeno, non hanno bisogno dell’approvazione della Casa Bianca.
